Questo sistema non è riformabileTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Questo sistema non è riformabile

Quante volte avete sentito gente dire che questo sistema non è il massimo ma è il migliore di quelli possibili? E soprattutto quante volte avete sentito qualcuno dichiarare di essere sicuro che questo sistema avrebbe portato libertà e prosperità per tutti? Vi mentivano. Ecco perchè secondo noi..

Quanti di voi sono cresciuti sentendosi dire che il sistema in cui viviamo è, dopotutto, comunque il migliore dei mondi possibili? Ogni cosa della nostra cultura e della nostra società è improntata in questo senso, e se anche nel corso del XX secolo si è cercato di lottare per modificare questo sistema a partire dal 1989 il nostro mondo è divenuto indubitabilmente unipolare. Il sistema di sviluppo che chiameremo per semplificazione capitalistico si è dunque imposto su scala globale giovandosi del tramonto del sistema alternativo che nel corso del secolo scorso ha rappresentato de facto anche l’unico tentativo seriamente mai portato avanti dall’umanità di elaborare un superamento del capitalismo.

Il socialismo, o meglio tutte quelle teorie economico/politico/sociali gemmate per semplificazione a partire dalle teorie di Karl Marx, è riuscito nell’impresa inconsapevole di riformare il capitalismo con la propria stessa esistenza. Tutto questo è indubitabile in quanto il capitalismo che ha affrontato la Guerra Fredda non era lo stesso di un secolo prima e non è lo stesso di oggi.

Per sopravvivere il capitalismo ha dovuto mutuare alcuni aspetti dal sistema antagonista, quello socialista, elementi che ora sta lasciando decadere l’uno dopo l’altro dal momento che il crollo del sistema socialista non li rende più necessari. Anche in questo caso non stiamo parlando di teorie campate per aria e arbitrarie bensì di riferimenti alla realtà in quanto nel Secondo Dopoguerra quasi tutti i paesi del cosiddetto “mondo libero” capitalistico hanno introdotto elementi di socialismo come il welfare state, istruzione e sanità gratuite o semigratuite, assistenza  per i non abbienti etc..

Oggi, e anche questo è indubitabile,  il capitalismo si libera di tutto ciò che non serve più, ovvero di tutti quei diritti sociali che sono stati conquistati solo e unicamente grazie all’esistenza di un sistema concorrente. Fin qui quanto detto sarebbe persino ovvio, quello che invece si tenta di sostenere è che sia questa l’esatta natura di questo sistema. In altre parole il capitalismo, e in particolare la sua variante neoliberista, non può che produrre disuguaglianze e concentrazione delle ricchezze in pochissime mani. Quello che il capitalismo non concepisce, e non può farlo, è che risorse finanziarie possano essere impiegate per cose diverse dal profitto. Tutto quello che conta per il capitalismo del “mondo libero” di matrice anglosassone è il profitto e la generazione di ricchezza, ed è su questa base che tutte le economie globali vengono giudicate.

Non troverete mai indici che valuteranno un paese sulla base del livello culturale dei suoi abitanti o sul soddisfacimento dei loro bisogni primari, tutto ciò che conterà sarà la produzione industriale o il pareggio di bilancio. Di fronte a questa disumanizzazione la tendenza di molti è quella di identificare nella finanziarizzazione dell’economia la colpa di quanto sta accadendo. Costoro guarderanno con un certo rimpianto al “capitalismo di un tempo“, quello ad esempio che nel corso degli anni Settanta e Ottanta del XX secolo ha permesso effettivamente a milioni di persone di migliorare la propria condizione.

Al contrario ci sembra che abbiano ragione quanti hanno sempre indicato, proprio a partire dal corpus del pensiero marxista, come il capitalismo sia esattamente e intrinsicamente un sistema che antepone la produzione a tutti i costi del profitto a qualsiasi altra cosa. Di conseguenza quanti sostengono che si possa riformare questo sistema mentono, forse non sapendo di farlo, ma mentono. Rendere il capitalismo “umano” è impossibile se non costruendo un sistema alternativo che obbliga il capitalismo a riformare se stesso.

Spesso i “riformisti” sono anche coloro che credono in un astratto concetto di democrazia ritenendo che sia esso stesso intrinsicamente connesso al capitalismo. Ma anche questa teoria viene confutata dalla realtà in quanto la democrazia diventa un vuoto orpello se non è libera di mettere in discussione il sistema economico vigente. E giungiamo qui al paradosso secondo cui il capitalismo è riuscito a far accettare a tutti di essere compatibile con la democrazia  mentre il comunismo o il socialismo vengono accusati di essere con essa incompatibili.

Per surrogare questa posizione i fautori della “democrazia-capitalistica” mostrano come nei paesi capitalistici ci siano tendenzialmente diversi partiti che concorrono per il potere mentre nei paesi socialisti no. Eppure se tali partiti non sono liberi di mettere in discussione il sistema economico vigente non sono forse semplicemente dei gruppi di potere che concorrono alla divisione dello stesso? In America è già così dato che gli unici due partiti ammessi sono due partiti specchio di diversi interessi privati e lo stesso sistema politico americano prevede un ruolo predominante dei privati che finanziano candidati e fanno pressioni sulla politica. Eppure tutti accusano un paese come Cuba di non essere “democratico” in quanto non permette a partiti di concorrere al potere, che poi tradotto significa che non mette in discussione il proprio sistema economico esattamente come fa l’Occidente.

Quando  si dice che in un sistema socialista la cosiddetta “democrazia socialista” prevede che ogni singolo cittadino possa esso stesso essere un “partito” e dunque proporsi per la gestione pubblica automaticamente si pensa che si tratti di sproloqui demagogico-propagandistici. Quello che non si riesce a comprendere è che anche parlare dei partiti odierni come di “democrazia” è altrettanto demagogico-propagandistico, dipende solo da che parte si guardi alla cosa. Insomma ognuno è ovviamente libero di credere negli ideali che più ritiene importanti per l’umanità ma si tratta appunto di “fede” in quanto nè il socialismo nè il capitalismo sono riformabili in quanto si tratta di due ideologie totalizzanti che, in assenza di una alternativa che li sprona a migliorarsi e a modificarsi, finiscono per divenire progressivamente sempre più estremi. E se il capitalismo nutre fiducia nel profitto pensando che possa ingenerare benessere, fatto questo che abbiamo appena confutato dal momento che i privati tenderanno a fare i propri interessi e non certo quello della comunità, il fine ultimo di un sistema socialista è l’equità secondo giustizia. E se è indubbiamente vero che è sbagliato commettere delle ingiustizie anche se fossero per ottenere qualcosa di giusto, è altrettanto indubitabile che sia ancora peggio commettere delle ingiustizie per perpetrare le ingiustizie in quanto tali.

Photo Credit

Gracchus Babeuf

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