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giovedì , 27 luglio 2017
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Qui casse paie, Chi rompe paga!

Giovedì 6 maggio 2013, in una bellissima giornata primaverile, si è svolto per le vie di Bruxelles un imponente corteo per la difesa dei diritti dei lavoratori. La manifestazione nazionale è stata indetta dalle due maggiori organizzazioni sindacali del Paese, la FGTB-ABVV (Fédération Générale du Travail de Belgique) e la CNE-CSC (Centrale Nationale des Employés), unite in un’unica piattaforma di lotta per armonizzare verso l’alto lo statuto dei lavoratori.

Le informazioni inquietanti che circolano qui a Bruxelles, infatti, vanno nella direzione opposta: la proposta di Monica De Coninck, ministro del lavoro del Governo Di Rupo, mirerebbe a parificare lo Statuto degli Impiegati a quello dei Lavoratori, peggiorando la situazione dei primi anzichè migliorare quella dei secondi. Il corteo è partito dal piazzale antistante la stazione ferroviaria “Gare du Nord”, per proseguire fino al quartiere di Sablon, dove ha sede l’ufficio del ministro De Coninck. Durante il percorso, in un’atmosfera frizzante, sono stati scanditi numerosi slogan sia in francese, sia in fiammingo da parte dei manifestanti. In Belgio, la convivenza tra la comunità fiamminga e quella vallona è da sempre problematica e, con l’avanzare della crisi, le tensioni tra le due comunità sono in aumento.

Per avere una migliore chiave di lettura della situazione, abbiamo chiesto informazioni a Pietro Lunetto e Roberto Galtieri della Federazione Comunista del Belgio (la Federazione della Sinistra insomma, ma molto più unitaria e operativa di quella italiana!), anche loro presenti al corteo.

Pietro e Roberto ci hanno spiegato che, per far fronte al problema del senso di appartenenza alle due comunità, i sindacati si sono riorganizzati a livello confederale, duplicando le strutture: per esempio, nel sindacato legato Partito Socialista del Belgio abbiamo la FGTB per i francofoni e l’ABVV per i fiamminghi, mentre a livello di categorie hanno mantenuto una struttura unica.

Per tutto il corteo vi è stato un fitto e costante lancio di fumogeni, mortaretti e petardi di ogni genere. “Qui è normale” ci spiegano “si fa così!”. Molti manifestanti, infatti, sono dotati di tappi per proteggere l’udito.

Il colpo d’occhio è stupendo, il lungo serpentone umano è colorato dal fumo rosso (per la FGTB) e verde (per la CNE)  prodotto dalle centinaia di fumogeni accesi durante la marcia. L’impressione è quella di due strutture sindacali molto organizzate e con un fortissimo senso d’appartenenza da parte dei propri iscritti.

Mentre il corteo prosegue verso il Palazzo di Giustizia, Pietro ci spiega le altre motivazioni della manifestazione e ci anticipa che è raro che i due sindacati creino delle piattaforme comuni di lotta. Ma di questi tempi sono in gioco anche l’eliminazione della scala mobile, la libertà di negoziazione dei salari collettivi e una diversa redistribuzione del carico fiscale attraverso l’imposta sui grandi capitali.

Nel corso della nostra chiacchierata e camminata, si avvicinano spesso gruppi di lavoratori di origine italiana che, attirati dalle bandiere del Partito dei Comunisti Italiani e di Rifondazione Comunista, vengono a chiedere informazioni sulla situazione politica e sindacale italiana e a prendere i contatti. Alcuni di loro ci dicono che questo corteo di 40000 persone non è sufficiente a ottenere garanzie da parte del Governo, anzi ci sarebbero volute almeno 2 milioni di persone, e che ormai è indispensabile formare un fronte comune dei lavoratori a livello europeo.

La crisi economica sta salendo inesorabile sempre più a nord. E le politiche restrittive imposte dalle Istituzioni Europee ai paesi membri non hanno fatto altro che acuirne gli effetti e disgregare sempre di più il tessuto sociale.

Una risposta unitaria a livello europeo da parte di tutti i lavoratori sarebbe veramente auspicabile, una risposta che si concretizzi in un network strutturato per la difesa dei diritti dei lavoratori e con una grande manifestazione unitaria europea qui a Bruxelles.

Andrea Stratta, INVIATO DA BRUXELLES

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