Rana Plaza. Impossibile dimenticare, vero Rana Plaza?Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Rana Plaza. Impossibile dimenticare, vero Benetton?

Rana Plaza. Impossibile dimenticare, vero Benetton?

Ricordate il dramma del Rana Plaza? Circa un anno fa a Dacca morirono 1138 persone e ne rimasero ferite altre 2000, che peraltro dovettero subire mutilazioni. A un anno da quell’inferno le aziende occidentali continuano a fare orecchie da mercante.

A Dacca, in Bangladesh, non hanno dimenticato quel maledetto giorno di un anno fa quando, il 24 aprile, crollava il Rana Plaza sotto il peso dei macchinari industriali ospitati all’interno dell’edificio. Quel maledetto crollo causò qualcosa come 1138 morti e oltre 2000 feriti, molti dei quali per sopravvivere hanno dovuto affrontare un calvario senza fine. A distanza di un anno nessuno ha dimenticato e ancora si attende giustizia anche se chiaramente le aziende occidentali che hanno delocalizzato in Bangladesh preferiscono far finta di nulla. Una delegazione di lavoratori del Rana Plaza aveva chiesto a Benetton di partecipare a un’assemblea pubblica e di pagare i risarcimenti alle vittime della strage, e persino il Parlamento del Bangladesh ha chiesto all’Italia di fare la sua parte e sostenere il Fondo che serve a risarcire le famiglie coinvolte dal crollo.

Facciamo appello a tutto il sistema manifatturiero italiano, alle cittadine e ai cittadini, a senatrici e senatori e a tutte le istituzioni, oltre alle aziende direttamente coinvolte con le filiere produttive collegate a Rana Plaza, affinché si attivino non solo in un’opera di sensibilizzazione e sostegno nei confronti delle vittime di Rana Plaza, ma contribuendo al Fondo internazionale negoziato e gestito direttamente dall’llo che consente alle imprese e a chiunque desideri, di contribuire alla raccolta fondi in favore delle vittime di Rana Plaza, il palazzo di otto piani costruito senza il rispetto degli standard adeguati di sicurezza che, in Bangladesh, ospitava 5 fabbriche tessili e che è costato la vita a 1138 persone“. Firmato: Valeria Fedeli, Luigi Manconi, rispettivamente il vicepresidente del Senato e il presidente della Commissione Diritti Umani che hanno scritto questa nota dopo aver incontrato gli attivisti della campagna internazionale Clean Clothes (In Italia Abiti Puliti) e con Shila Begum, una delle sopravvissute all’inferno del Rana Plaza che ha scritto il suo sfogo affidandolo al “Manifesto”. Chiaramente la Benetton non ha contribuito al Fondo citato nell’appello limitandosi a firmare l’accordo che prevede controlli accurati nelle fabbriche tessili in Bangladesh, ma senza tirare fuori un quattrino per la solidarietà.

Quei lavoratori scomparsi tra le macerie del Rana Plaza sono morti lavorando a marchi europei e americani, anche se nessuno li ha ritenuti meritevoli anche solo di un rimborso. Da qui l’idea di un tour europeo che ha toccato anche l’Italia, Ravenna per la precisione, con un seminario organizzato da “Il Sud siamo noi” e da “Il Manifesto”. E’ stata anche preparata una campagna mondiale “Pay Up” lanciata dalla Clean Clothes Campaign con i lavoratori del Bangladesh e i sindacati locali e internazionali, che chiede ai marchi della moda che lavorano in Bangladesh di saldare immediatamente i 40 milioni previsti per il risarcimento. A partire da qualche giorno, comunque, le famiglie delle 1138 persone rimaste uccise dal crollo e i sopravvissuti inabili al lavoro potranno inviare le domande per il risarcimento e le cure mediche. In teoria dovrebbero tutti ricevere un anticipo di circa 450 euro entro il 24 aprile, e alcuni marchi come Mango e Primark hanno effettivamente già pagato. Primark ha anzi versato un milione di dollari. Altri, come Benetton e Auchan, per il momento invece tacciono. Secondo diverse stime Benetton dovrebbe versare qualcosa come cinque milioni di dollari.

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