Rapporto Censis: Il "limbo" italico tra individualismo e meno welfareTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Rapporto Censis: Il “limbo” italico tra individualismo e meno welfare

Nonostante si parli con insistenza di ripresa secondo il rapporto del Censis l’Italia sarebbe immersa in un “letargo esistenziale collettivo”, un vero e proprio “limbo italico” all’interno del quale gli italiani si muovono in un contesto di smantellamento del welfare sempre più come individui piuttosto che come società.

Che ci fosse un rischio di distruzione del tessuto sociale in Italia lo si è sempre segnalato, e non da ieri. Oggi il rapporto del Censis 2015 conferma quelli che erano i timori all’inizio della crisi economica, ovvero che lo smantellamento del welfare avrebbe portato inevitabilmente prima o dopo gli italiani a muoversi come individui atomizzati piuttosto che come società e collettivo. Un’Italia ferma quella raccontata dal presidente del Censis Giuseppe De Rita, un’Italia immobile che non ha più un “progetto generale di sviluppo” e che evidentemente ha perso la fiducia in un futuro da conquistare collettivamente. Ognuno cerca di agire da singolo, all’interno di piccoli gruppi sociali, e i giovani zaino in spalla salutano sempre di più il Paese. Secondo il Censis nelle banche ci sarebbe ancora una una grande montagna di risparmi lasciata quasi inoperosa, quello che tecnicamente viene definito un “cash cautelativo” che supererebbe i 4000 miliardi di euro. Si tratta dei risparmi delle famiglie che servono ad andare avanti alla giornata dato che la gente ha sempre più paura a investire avendo scarsa fiducia nel presente  nel futuro. Insomma un’Italia che riscopre l’arte di arrangiarsi, che ha paura di investire e come potrebbe essere altrimenti? Le famiglie preferiscono mettere da parte i risparmi per finanziare la formazione dei figli o per mettere in sicurezza la propria esistenza dato che la precarietà grava sulla testa di milioni di lavoratori come una spada di Damocle. Del resto con lo stato sociale che si riduce mese dopo mese per effetto dei tagli sulla spesa pubblica viene meno sempre di più la coesione sociale e soprattutto la fiducia anche perchè le famiglie hanno bisogno di più denaro per finanziarsi cure mediche e istruzione.

Sempre osservando il rapporto del Censis inoltre ci si accorge che rispetto al 2008 mancano comunque all’appello qualcosa come 551.000 posti di lavoro, al punto che il tasso di disoccupazione è all’11,9%, ben di più del 6,7% del 2008. Inoltre i giovani sono sempre meno occupati e il governo piuttosto che trovare reali risposte ai problemi dei giovani preferisce accusarli di volta in volta di essere sfigati, schizzinosi o quant’altro. Tutto questo per non parlare dei 2,2 milioni di Neet, ovvero ragazzi e ragazze che non studiano nè lavorano, e altri 2,7 milioni di italiani sottoccupati che sopravvivono solamente grazie al contributo dei risparmi dei genitori. Insomma un quadro desolante, ben lontano da quello roseo tratteggiato dal governo.

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