Razzismo in Italia: episodi isolati o problema culturale?Tribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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Razzismo in Italia: episodi isolati o problema culturale?

Dopo i numerosi attacchi al Ministro Kyenge, insulti, banane lanciate e accostamenti a orango, ci si chiede se questo paese sia razzista o se la xenofobia sia un problema di pochi ignoranti.

Fonte: Oltremedianews

La nomina del nostro ministro di colore Kyenge è sicuramente una prova, un “termometro” come molti giornali hanno definito, per misurare il livello di civiltà del Bel Paese. Osservando i ripetuti insulti, i lanci di banane e le continue polemiche verrebbe il dubbio: siamo un paese razzista? Difficile rispondere.

Di sicuro la nostra società è in continua trasformazione e questo si nota soprattutto nelle scuole e nei luoghi di lavoro, in cui si registrano da anni ingressi da parte di persone provenienti da altri paesi. Di fronte a quella che si può definire una nuova società non tutti hanno avuto la maturità necessaria per accettare il cambiamento. Non tutti, per dirla meglio, conoscono quel fenomeno che si chiama progresso.

Secondo l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziale (Unar) nel 2012 in Italia sono aumentate del 61 % le denunce di episodi discriminatori. Sempre l’Unar sottolinea che ad aumentare non sono solo tali deplorevoli episodi, ma anche “l’attitudine alla denuncia, anche da parte di testimoni, grazie alle campagne di sensibilizzazione“.

Da anni vanno avanti campagne di istigazione all’odio razziale, come, per esempio, sui social network (Facebook, Twitter). Incredibile (non può essere definito diversamente) il post della consigliera della Lega, che venne espulsa dal partito successivamente, Dolores Valandro, che scrisse su facebook “mai nessuno che stupri la Kyenge“. Ancor più clamoroso è il fatto che a scrivere queste cose sia stata una donna.

Gli episodi, quelli più famosi, di razzismo ne conosciamo diversi. Dai fatti di Firenze, Rosarno, ai lanci di banane e gli insulti rivolti a lavoratori di origini di altri continenti, il panorama del nostro Paese, della nostra società, non sembra essere caratterizzato prevalentemente da elementi di modernità.

Il problema sembra sussistere anche sulla definizione e sul concetto stesso di razzismo. Vediamo alcuni esempi: Calderoli afferma che paragonare il Ministro Kyenge a un orango è solo una “battutina”; quando, sul web, hanno paragonato Mario Balotelli (giocatore di colore della nazionale italiana di calcio) a King Kong nessuno ha rilevato elementi xenofobi. Anche diversi quotidiani nazionali hanno sempre utilizzato termini razzisti per indicare gli immigrati. Per fare un esempio, per parlare dei venditori ambulanti stranieri che non hanno imparato a parlare bene in italiano, molti giornali adottano il termine “vu cumprà“.

Risulta opinabile affermare se questo sia un paese razzista o meno. Sicuramente il razzismo viene in qualche modo tollerato. Questo lo possiamo notare da come la nostra società reagisca ai singoli episodi, dal fatto che persone che ricoprono cariche istituzionali si permettano di fare certe dichiarazioni e dal rumoroso silenzio dei diversi Governi, dal punto di vista normativo, che avrebbero dovuto e dovrebbero affrontare il problema con maggiore serietà.

Aurelio Ponzo

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