Referendum per l'indipendenza catalana: intervista al responsabile degli affari esteri del governo della CatalunyaTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Referendum per l’indipendenza catalana: intervista al responsabile degli affari esteri del governo della Catalunya

C’è una voglia di indipendenza più forte che mai in terra catalana ma il braccio di ferro tra Barcellona e Madrid sembra allontanare la speranza del referendum, ritenuto dal governo nazionale spagnolo e dall’UE anticostituzionale. Rajoy lo ritiene un’assurdità, per questo abbiamo voluto sentire una voce che parlasse dall’interno del progetto. L’intervista a Roger Albinyana i Saigí, segretario degli affari esteri del governo catalano.

Fonte: oltremedianews


Tutto è pronto per il referendum per l’indipendenza catalana, c’è anche una data: il 9 novembre 2014. Ma Madrid blocca Barcellona e la Generalitat dichiarando il referendum incostituzionale senza se e senza ma. Come cercare un dialogo? Porterete comunque la proposta al prossimo congresso? 

“Il desiderio di dialogo da parte della Catalogna è chiaro e ha una lunga storia, ma l’atteggiamento del governo di Madrid è di chiudersi in se stesso e dire di  no a tutto, avendo come unico argomento il fatto che la Costituzione spagnola non consente un referendum , il che è anche falso. Tuttavia nonostante questa attitudine poco aperta al dialogo di Madrid e la mancanza di rispetto  per ciò che in questo momento è la volontà di un’ampia maggioranza dei cittadini della Catalogna e di un terzo dei deputati del Parlamento catalano, noi continueremo a mantenere un atteggiamento dialogante fino alla fine , perchè abbiamo fiducia nel fatto che Rajoy e il suo Governo si renderanno conto che non possono continuare così e approveranno la negoziazione delle condizioni di una consulta democratica alla quale la Catalogna non è disposta a rinunciare”.Perché oltre la Moncloa, anche il partito socialista di Alfredo Perez Rubalcaba si schiera a favore dell’unità nazionale?

“Perché nella relazione tra la Catalogna e la Spagna , l’atteggiamento dei due grandi partiti politici spagnoli, il PSOE e il PP, non è molto diverso. Ci sono sfumature, ma né l’uno né l’altro hanno capito le peculiarità  culturali , linguistiche e di identità delle nazioni che vivono in Spagna. Alla fine della dittatura di Franco, il PSOE era un partito federalista, ma ben presto ha optato per il modello di autonomia, non più mascherato da un modello centralizzato. E non dimentichiamo che il taglio dello Statuto della Catalogna, che è all’origine della situazione attuale, è stato prodotto quando il PSOE governava la Spagna”.

La Scozia è riuscita ad ottenere il referendum per il prossimo settembre. In cosa la Catalunya è vicina alla Scozia?

“Più che le somiglianze tra la Catalogna e la Scozia, forse dovremmo chiederci in cosa  differiscono due democrazie come la Gran Bretagna e la Spagna e perchè una sia in grado di  accettare che una parte del proprio regno decida democraticamente e pacificamente per il suo futuro e l’altra no. In ogni caso, la catalogna e la Scozia sono differenti per molti aspetti, ma entrambe vogliono crescere in maniera libera e sovrana così come vogliono esserlo nel futuro, e una delle opzioni è quella di diventare Stati indipendenti”.

Da cosa nasce il bisogno di indipendenza, realmente? A causa della politica, della cultura, della lingua o delle tradizioni? E come lavora il governo sul territorio catalano e fuori di esso?

“Come tutti i processi complessi, non esiste una sola causa. Ci sono ragioni storiche, c’è un desiderio che dura da secoli, con una cultura e una lingua di cui  i catalani si sentono orgogliosi, e dall’altro lato c’è una palese incapacità di capire o accettare o solo tollerare questa  diversità. Se la maggioranza ci vede una ricchezza, lo Stato Spagnolo ci vede un pericolo.Lo spirito di  uniformare e omogeneizzare  la Spagna arriva  da lontano, dal tempo in cui era un impero coloniale”.

Una storia lunga 129 presidenti. Quali sono le caratteristiche dell’ultimo, Artur Mas?

“Effettivamente, il presidente Artur Mas è solo un altro anello di una lunga catena, e capire questo  è la chiave per comprendere che  il momento attuale non è il risultato della crisi o di qualche altro fattore temporale, ma viene da lontano. Nella catena di questi 129 presidenti ce ne è uno, per esempio, che da la vita per la Catalogna :  Lluìs Companys è stato colpito dalle truppe franchiste e tiene il triste onore di essere l’unico presidente democratico dell’Europa occidentale ad essere stato assassinato”.

Senza la regione catalana, la Spagna perderebbe il 20% del Pil nazionale. E’ economica la vera paura che frena il referendum? O c’è anche una paura di una democrazia mai esistita prima?

“Sinceramente non credo che l’economia sia la ragione principale per non accettare il referendum catalano. Come ho detto prima, ha più a che fare con una concezione  unitaria e centralizzata dello Stato, di tradizione jacobinista che  invece di incorporare le differenze e le  pluralità mira a eliminarle o a uniformarle. Di esempi ce no sono molti, innumerevoli, ma l’ultimo di questi  è una nuova legge sull’istruzione che è appena stata approvata dal governo spagnolo, con l’intenzione dichiarata del ministro stesso di “spagnolizzare” i  bambini”. 

Quali sarebbero i primi cambiamenti visibili, qualora si facesse il referendum e vincesse la corrente indipendentista?

“Allo stato attuale, lo scenario che ho proposto non è solo fantapolitica, ma cade molto  lontano mentalmente. Attualmente concentriamo i nostri sforzi per poter fare il referendum come concordato e, ovviamente, aspiriamo a un risultato positivo. Le conseguenze che ne deriveranno  si stanno preparando e studiando, e comprendono ambiti quali l’energia, la sicurezza, la diplomazia  o l’entrata in organismi  multilaterali, ma faranno parte di un processo che durerà anni e che  obbligatoriamente dovrà essere negoziato con lo Stato spagnolo”.

Oltremedia ringrazia Roger Albinyana i Saigí, segretario degli affari esteri del Governo catalano e Irene Garcia, attivista catalana, per la disponibilità e la cordialità.

  Veronica Di Benedetto Montaccini

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