Referendum Trivelle, alcuni motivi per il SITribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Referendum Trivelle, alcuni motivi per il SI

Si avvicina il 17 aprile ovvero la data del referendum sulle “trivelle” e già l’opinione pubblica si divide tra favorevoli e contrari senza che però sia stato spiegato adeguatamente quali saranno le conseguenze che ne deriveranno. Votando “Sì” verrà sostanzialmente abrogata la proroga alle concessioni presenti entro le 12 miglia marine, che potranno quindi  venire sfruttate solo alla fine della concessione e non ad esaurimento. 

In tanti cominciano a prendere posizione in vista del 17 aprile un pò per tifo, come se al posto di una attenta valutazione possa essere tutto ridotto a una partigianeria di maniera. In molti cominciano anche a minimizzarne l’importanza e mettono le mani avanti suggerendo che tutto questo tempo avrebbe potuto essere impiegato per risolvere ben altri problemi. Eppure oltre a fare una riflessione sull’importanza del referendum, che ormai è rimasta l’unica vera e reale consultazione popolare, in pochi entrano nel merito finendo per schierarsi per il SI o per il NO per partito preso. C’è molta disinformazione cui contribuiscono anche i Social Media su questo referendum e infatti è stata fatta un bel pò di confusione dato che molti credono che votando SI voteranno per fermare tutte le trivellazioni nei mari italiani e magari anche per lanciare le rinnovabili. Ovviamente niente di tutto questo,  votando SI si voterà per fermare la proroga delle trivellazioni fino ad esaurimento entro le 12 miglia marine. In sostanza se dovesse vincere il SI le concessioni verranno sfruttate solo fino alla fine  della concessione che dunque non verrà automaticamente rinnovata fino ad esaurimento. Il problema maggiore è senza ombra di dubbio quello del Quorum in quanto, come si sa , per venire approvati i referendum hanno bisogno che il 50% più uno degli italiani si rechi a esprimere il voto. Ecco perchè molti che sono contrari semplicemente non si recheranno a votare, nella speranza quindi che non verrà raggiunto il Quorum.  Prima di decidere in un senso o in un altro comunque bisognerebbe se non altro avere ben chiaro il quadro di ciò che si parla. Ad esempio parlando delle trivellazioni le società private in Italia queste versano allo Stato delle cifre bassissime, ovvero il 10% per il gas e il 7% per il petrolio. Solo per fare un esempio in Russia e Norvegia viene versato l’80%, quindi sembrerebbe ancora una volta che piuttosto che chiedere soldi ai privati in grado di pagare si preferisca scaricare l’alta tassazione sui lavoratori e sui cittadini. Tutto questo per non parlare dei danni eventuali che potrebbero riguardare il settore del turismo e della pesca, quello che dovrebbe essere il vero petrolio italiano. Infine votare SI rappresenterebbe un segnale politico che quasi certamente verrà ignorato ma che permetterà perlomeno che dell’argomento si parli un pò e quindi che molti italiani vengano informati su temi di cui altrimenti non avrebbero saputo poco o nulla. Insomma che si voti SI o NO, l’importante è andare a votare.

Tribuno del Popolo 

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