Regeni e l'insopportabile silenzio degli inglesiTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Regeni e l’inspiegabile silenzio di Cambridge

Come riportato da L’Espresso la docente supervisor di Giulio Regeni a Cambridge, Maha Abdelrahman, colei che era responsabile della sua tesi di dottorato sui sindacati egiziani, ha deciso di non dire nulla alle autorità italiane presenti in Inghilterra per una rogatoria internazionale. Un silenzio che lascia perplessi e attoniti oltre che a riempir di tristezza. 

Verità per Regeni, era quello che dicevano tutti indignati per il ritrovamento del cadavere del giovane ricercatore al Cairo. Tutti hanno dato la colpa al governo di Al-Sisi e il governo italiano ha rischiato la rottura diplomatica con l’Egitto, peccato che a distanza di diversi mesi dalla sua morte ci siano ancora molti elementi avvolti nell’ombra. Tutti, vedendo la reazione sdegnata della comunità accademica britannica alla tragedia, avrebbero dato per scontato di contare sulla piena collaborazione di Cambridge e dell’ambiente accademico. Eppure Maha Abdelrahman, ovvero la supervisor di Regeni per la sua tesi di dottorato sui sindacati egiziani, come riportato da L’Espresso si è rifiutata di rispondere alle richieste del pubblico ministero Sergio Colaiocco. E dire che aveva persino ricevuto le domande in anticipo eppure la docente ha preferito tacere, per quale motivo? Come mai la supervisor responsabile del progetto di Regeni ha scelto di non rilasciare dichiarazioni alle autorità italiane giunte peraltro fino a Cambridge per una rogatoria internazionale? E dire che proprio la comunità accademica di Cambridge si diceva addolorata e invitava le autorità egiziane a ricercare i colpevoli, però poi quando si è trattato di dare contributi fattivi ha scelto il silenzio. Come raccontato da L’Espresso infatti la procura di Roma ha deciso di fare domande in Inghilterra e ha presentato una rogatoria internazionale proprio per interrogare colleghi e docenti che in qualche modo hanno lavorato con Regeni alla Cambridge University. Come mai però a Cambridge nessuno ha voluto parlare? Espresso avanza l’ipotesi che possa in qualche modo centrare il metodo PAR, ovvero Participatory action research, una modalità di ricerca molto rischiosa in quanto prevede la partecipazione diretta dei ricercatori negli ambiti da studiare, un metodo che chiaramente espone a rischi anche molto pesanti, soprattutto in paesi come l’Egitto. Regeni venne opportunamente informato dei rischi? e soprattutto chi e quando decise di utilizzare questo metodo? Giustamente l’Espresso si chiede anche chi abbia dato i contatti al ricercatore italiano all’interno dei sindacati e con che finalità, e proprio per questo i magistrati speravano di ottenere risposte a Cambridge contando anche nella buona volontà dei docenti.

Davanti a loro amici, studenti e la professoressa Abdelrahman, egiziana trapianta in Inghilterra, oppositrice del regime di Abd Fattah al Sisi. Lei durante la cerimonia ha ascoltato compita l’appello dei genitori, ma solo poche ore dopo ha preferito scegliere la via dell’indifferenza“ , ci spiega l’Espresso, e viene infatti da domandarsi il motivo di questo silenzio. Sembra quasi che in qualche modo qualcuno abbia voluto utilizzare Regeni e magari non lo abbia adeguatamente informato dei rischi che avrebbe corso ad affrontare una ricerca sui sindacati indipendenti in un clima di isteria, a maggior ragione che i docenti dovrebbero conoscere molto bene la situazione interna in Egitto. La domanda però resta, come mai da Cambridge si rifiutano di collaborare? Cosa o chi vogliono nascondere? E soprattutto, come mai il nostro governo non chiede spiegazioni ufficiali a Londra circa questo imbarazzante silenzio?

Leggi l’inchiesta completa dell’Espresso

Tribuno del Popolo

 

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