Renzi, Alfano e il pensiero unico sul lavoroTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Renzi, Alfano e il pensiero unico sul lavoro

Da tempo si parla di Renzi e delle sue idee sul lavoro come molto lontane dalla sinistra. In molti ora scoprono che la sua idea di lavoro non è poi così dissimile da quella del centrodestra.

Non diciamo certo da ora che Matteo Renzi rappresenta una svolta all’interno del panorama politico italiano, non tanto per la novità delle cose che dice ma perchè le dice dal pulpito del partito principale di quello che resta della sinistra italiana (che di sinistra aveva già ben poco). In molti lo hanno accusato di voler sposare le stesse idee di Berlusconi applicandole al centrosinistra, ma i suoi sostenitori, sdegnati, hanno accusato costoro di opportunismo e faziosità. Ma come la pensa Matteo Renzi su uno dei temi che dovrebbero essere qualificanti per la sinistra? Andando a scavare si scopre come la sua visione del lavoro sia assai simile a quella del centrodestra, a cambiare semmai è solo la comunicazione delle stesse. Sia Alfano che Renzi infatti concordano sul fatto che l’articolo 18 e altre norme protettive rappresentino un ostacolo alla creazione di lavoro, un concetto questo ribadito anche dall’attuale ministro del Welfare, Giovannini. Insomma ora centrodestra e centrosinistra partono da un assunto comune, ovvero che le aziende non assumano per timore di doversi poi tenere i lavoratori a vita senza poterli licenziare; un pretesto bello e buono per ricacciare ancora più indietro i diritti dei lavoratori. Balle spaziali dal momento che le aziende e le imprese licenziano in massa e ormai l’articolo 18 è già quasi lettera morta. Le assunzioni poi non ne parliamo, avvengono per la stragrande maggioranza attraverso formule di precarietà, quelle previste dal pacchetto Treu del 1997 e poi potenziate con la legge 30 di Berlusconi e Sacconi. Nonostante questo però la disoccupazione aumenta, ma di questo si preferisce incolpare il concetto stesso di lavoro fisso piuttosto che analizzare la realtà. Insomma a creare la disoccupazione è la crisi, non sono i diritti dei lavoratori, ma tutto lo spettro politico preferisce spingere sul contrario, come se volessero convincerci a voler accettare qualsiasi lavoro e a qualsiasi condizione, senza lamentarci, ovvio. Così pochi possono continuare a fare affari d’oro sfruttando molti, ben consapevoli che potranno farlo impunemente per anni dal momento che non tanto Marx, ma persino Keynes sono stati messi alla berlina e ai margini da una società accecata dai consumi e dal benessere, accecata anche al punto da non vedere che stanno sfiorendo rapidamente.

Così si scopre che alla fine centrodestra e centrosinistra la pensano in modo molto simile sul lavoro, continuano a concepire la crisi vedendola unicamente dal lato degli imprenditori, rifiutandosi di dare dignità ai singoli lavoratori. La dice lunga che Alfano abbia proposto incentivi all’assunzione al posto dei sussidi di disoccupazione, un altro modo per togliere soldi ai lavoratori e versarli nelle casse di imprenditori nella speranza che creino lavoro. Per non parlare degli altri sgravi sulla burocrazia e quindi sulla sicurezza, con i lavoratori sempre in prima fila a rischiare per un pò più di profitto. Ci si aspetterebbe dall’altra parte un Pd battagliero, invece nulla, si preferisce sposare la stessa visione ad esempio proponendo un contratto di lavoro per i neoassunti che prevede un periodo di prova di tre anni nei quali ovviamente non disporranno di alcuna tutela. Inoltre sempre Renzi si è detto favorevole ad abolire la cassa integrazione e istituire un generico assegno di disoccupazione, che presuppone quindi il licenziamento sicuro del lavoratore. Insomma,si porta a compimento lo smantellamento totale del sistema di welfare, e su questo le larghe intese continueranno in armonia.

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