Renzi comanda e il Pd si adeguaTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Renzi comanda e il Pd si adegua

Con 130 voti favorevoli, 20 contrari e 11 astenuti alla fine Renzi ha incassato il sì nella direzione del Pd sul lavoro ma la minoranza di “sinistra” alza di nuovo i toni. Ma come dice il proverbio, purtroppo, “can che abbaia non morde”. 

Fassina chi?“, lo chiese in modo indelicato e grezzo Matteo Renzi quando saliva alla ribalta del Paese proponendosi come l’uomo della provvidenza. Da allora non è cambiato molto almeno all’interno del Pd, dove anzi le posizioni del premier si sono consolidate in modo significativo al punto da snaturare ormai completamente lo stesso significato della parola “centrosinistra” associata al Pd. E dire che in molti lo avevano detto in tempi non sospetti ma come spesso accade in questo Paese ci si dimentica sempre delle voci controcorrente. Va anche però detto che la componente cosiddetta e sedicente di “sinistra” del Pd ha più volte manifestato dispiacere e disappunto per la piega padronale e liberista presa dal giovane Renzi, ma alle parole non ha mai fatto seguire i fatti anche dopo essere stata presa a pesci in faccia in tutti i modi. Stefano Fassina, uno dei più acerrimi critici di Renzi, a parole se la cava bene e riesce persino a ricostruire quello che sta succedendo: “C’è un area significativa del Pd che non è in sintonia con l’ orientamento del Renzi. Se ne tenga conto. Attenzione, è un passaggio delicato. Facciamo uno sforzo per evitare di indebolire il Pd“, ha detto Fassina secondo cui l’ “impostazione di Renzi fa parte di un bagaglio politico che non è nostro“. Proprio così, Fassina scopre l’acqua calda, si accorge che Renzi appartiene a una cultura politica che non ha niente a che fare con la sinistra, ma ormai è troppo tardi. Del resto proprio lui assieme a Civati e soci avrebbe potuto seriamente dividere il proprio destino politico da quello di Renzi, ma così non ha fatto, e nulla lascia pensare che lo farò questa volta. Ma il buon Fassina ha parlato a briglia sciolta, lasciandosi scappare persino qualcosa di più: “Diciamo la verità si fa questa operazione perché ce lo chiede la Commissione europea, che non è un organismo tecnico, ma politico con un orientamento liberista: la si fa per indebolire i lavoratori, per abbassare le retribuzioni in alternative alla svalutazione della moneta. Questo è l’obiettivo“. Insomma parole molto chiare, parole gravi che ingiungerebbero di prendere decisioni altrettanto gravi, ma nulla si muove sotto il sole in casa Pd dove Renzi è sempre più padrone e dove l’interlocutore per le riforme sembra essere più Confindustria che il sindacato. Un governo ormai completamente sbilanciato a destra in economia, atlantista in politica estera, indulgente con gli imprenditori e spietato con i lavoratori, un governo che vuole picconare l’ultimo simbolo delle tutele dei lavoratori: l’articolo 18. Matteo Renzi insomma si conferma la punta di lancia della guerra culturale e ideologica del liberismo di destra che è stato scelto per scompaginare le carte e cambiare i rapporti di forza, già sbilanciati, ulteriormente a favore del padronato. Questa è la realtà e i vari Fassini, Orfini, Bersani, D’Alema, Civati, vuoi per calcolo vuoi per vigliaccheria continuano a reggere la candela a Renzi, che conduce la barca del Pd verso mari sempre peggiori.

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