Renzi e il "crollo" dei voti al PdTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Renzi e il “crollo” dei voti al Pd

Nonostante Matteo Renzi ostenti la solita sicurezza e la solita arroganza qualcosa sembra essersi rotto nella magia tra Pd ed elettori. Il Partito Democratico infatti da quando Renzi è alla guida ha perso qualcosa come due milioni di voti in due anni. Solo un caso o una scollatura reale tra l’elettorato di centrosinistra e i vertici del partito? 

Renzi ostenta sorrisi e i suoi colonnelli, dalla Serracchiani alla Boschi, sorridono assieme a lui annunciando la vittoria del Pd nelle amministrative. A ben guardare però l’unico partito che ha aumentato i suoi consensi è la Lega Nord di Matteo Salvini, in questo sicuramente aiutata dalla frequenza con cui i salotti Tv aprono le loro porte al suo leader. Sicuramente in molti nell’elettorato di centrodestra avranno finito per votare Lega avendo constatato la sparizione quasi totale di Forza Italia e Berlusconi, ma è indubbio che si tratta di dati preoccupanti. I vertici del Pd però sembrano non curarsene e anzi danno la colpa delle sconfitte come al solito alla sinistra, vedi la Paita in Liguria, incapaci di rendersi conto che se nell’ultimo anno il partito ha perso qualcosa come due milioni di voti evidentemente la colpa non può essere solo di gufi e della sinistra “cattiva”. Evidentemente si è creato uno scollamento tra parte dell’elettorato di riferimento del Pd e il Pd, un numero crescente di persone di “sinistra” che provano sempre più fastidio per la grossolana arroganza con cui Renzi e i suoi colonnelli  stanno in modo autoritario “cambiando l’Italia”. Secondo l’Ipsos di Pagnoncelli inoltre il gradimento degli italiani nei confronti del premier sarebbe passato dal 70% al 37,8%, segno di una luna di miele ormai terminata tra l’ex sindaco fiorentino e gli italiani. Esiste un Pd, quello della Paita e della Moretti solo per fare un esempio, che non piace agli italiani che infatti non lo votano. Solo che Renzi al posto che far tesoro di questa indicazione preferisce andare avanti sulla sua strada, del resto forse il suo obiettivo era proprio quello di completare la mutazione genetica del Pd, e in questo senso il “perdere” della zavorra di sinistra serve eccome al partito che il premier e i suoi hanno in mente. Un partito alla “anglosassone” che chiuda per sempre con le “incrostazioni ideologiche”, il che tradotto significa una sinistra che non sia sinistra ma che occupi quello spazio politico, magari impedendo ad altri di ricrearla una vera sinistra. Peccato che questo progetto piaccia a sempre meno italiani, e soprattutto quelli davvero di sinistra si sentono al punto presi in giro da Renzi da preferire astenersi piuttosto che farsi nuovamente beffare dal diabolico senso di colpa del voto utile. Per troppo tempo i riformisti hanno dato la colpa alla sinistra cosiddetta radicale per le vittorie della destra, forse ora hanno pensato bene di diventare essi stessi destra pur di vincere.

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