Renzi e la "ripresa immaginaria"Tribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Renzi e la “ripresa immaginaria”

Con la consueta loquela Matteo Renzi in visita a Torino ha colto l’occasione per ribadire che l’Italia non è più “il malato d’Europa”. Conferma in questo modo di non rendersi conto della situazione reale del Paese, e lo dimostra parlando di Torino città culturale che crea lavoro. Una bella favola, ma che a chi conosce bene Torino sembra molto lontana dalla realtà….

“Quello che unisce il lavoro del ministro Padoan, la mia visita culturale al Museo egizio, l’omaggio all’investimento tecnologico a Courmayeur e il lavoro che ci attende in Consiglio dei Ministri è l’orgoglio di vedere che l’Italia non è più il malato d’Europa ma è parte della soluzione dei problemi“, lo ha detto Matteo Renzi nel corso della sua visita a Torino, arrivata solo due giorni dopo quella di Papa Francesco. Inutile dire che Matteo Renzi è molto abile a vendere se stesso e l’operato del proprio governo, con il premier che sta dimostrando doti da “piazzista” più che da politico. Ora è di moda dire che è arrivata la ripresa anche se, a ben guardare, non si capisce ancora bene chi riguardi dal momento che la disoccupazione dilaga, e non solamente tra i giovani. E a questo riguardo proprio Renzi si è spinto anche oltre, plaudendo alla nuova Torino, non più città industriale legata a doppio filo alla Fiat ma raffinata città culturale: “Vent’anni fa, lo dico con tutto il rispetto, nessuno avrebbe potuto immaginare che Torino sarebbe stata una capitale culturale. Torino continua a svolgere la funzione di riferimento per il Paese. Non a caso oggi Christillin, già presidente della Fondazione Egizio, sarà nominata presidente dell’Enit. Questa è la città in cui la cultura costruisce pezzi d’identità, ma anche posti di lavoro”. Ah si? No perchè chi a Torino ci vive e magari ha anche una laurea in beni culturali, storia, o archeologia, il lavoro proprio non lo ha visto. Anzi, i giovani da Torino sono in fuga e questi dati sono per chi scrive del tutto empirici dato che la nostra redazione si trova proprio nel capoluogo piemontese e sappiamo perfettamente ciò di cui parliamo. I posti di lavoro legati alla cultura non si sono visti, almeno per chi non ha santi in paradiso, e gli unici che hanno stappato lo champagne per la riconversione della città a fulcro turistico sono semmai i negozianti e gli albergatori. Quali sono i posti di lavoro propagandati da Renzi e dalla Christillin rimane un mistero, del resto anche quando a Torino ci furono le Olimpiadi Invernali fu assolutamente vero che la città fiorì e venne valorizzata da un punto di vista culturale e artistico, ma fu altrettanto vero che non si ebbe alcuna ricaduta occupazionale nel territorio, duramente colpito invece dalla crisi e dalla de-industrializzazione. Al posto che kermesse patinate, fiere ed eventi macro che attirano migliaia di turisti ingrassando le solite tasche i torinesi probabilmente preferirebbero investimenti mirati a creare davvero delle opportunità lavorative, ma a ben guardare viviamo ormai nell’era in cui promettere e spiegare le cose diventa quasi più importante che realizzarle.

Gracchus Babeuf

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