Renzi e la torsione a destra che rischia di spaccare il PdTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Renzi e la torsione a destra che rischia di spaccare il Pd

Dopo l’incontro Renzi-Berlusconi al Nazareno sono cominciati i comprensibili mal di pancia della parte “sinistra” del Pd. Cuperlo e Renzi ora sono ai ferri corti, col primo che ha abbandonato la presidenza dopo essere stato attaccato dal segretario del Pd. E ora sullo sfondo aleggia lo spettro di una spaccatura.

Piccola premessa: a noi fa quasi sorridere parlare di una parte “sinistra” dentro il Pd, dal momento che il Pd da tempo ha preso una deriva che lo ha portato molto ma molto lontano da quello che dovrebbe essere un partito anche solo di centrosinistra. Con la vittoria di Renzi poi ci sembra ultimata la mutazione genetica che ha colpito il centrosinistra italiano ormai da diversi anni, con il Pd che diventa un vero e proprio partito di centro, post-ideologico e pronto appunto anche a fare accordi con Berlusconi, l’acerrimo nemico di ieri. Inutile dire che tutto ciò ha causato la rabbia della parte “sinistra” del Pd, la stessa che aveva visto di cattivo occhio la leadership del rottamatore Renzi, la stessa che però aveva dovuto arrendersi dopo la disfatta di Cuperlo, Civati e compagnia alle recenti primarie. Certo è che Renzi, forte della sua vittoria alle primarie, pensa di poter fare assolutamente quello che ritiene opportuno senza consultarsi con nessuno, da qui il tentativo di portare avanti la sua riforma elettorale curandosi poco o nulla di quello che ne pensano i suoi compagni di partito. Comprensibilmente quindi Cuperlo è andato su tutte le furie, definendo una “proposta non convincente, che non garantisce né agli elettori il diritto di scegliere i loro rappresentanti, nè una sicura governabilità” la proposta di riforma elettorale di Renzi, e anzi accusandolo, secondo noi correttamente, di aver rilegittimato politicamente Silvio Berlusconi. Da qui la provocazione di Cuperlo contro i metodi di Renzi: “se è così è inutile riconvocare la Direzione tra quindici giorni sul job act, non funziona così un partito“.  

Tutto questo fino a ieri, poi Cuperlo dopo essere stato attaccato sul piano personale da Renzi, si è alzato in piedi infuriato lasciando la presidenza, un gesto plateale che rende in modo plastico la distanza che si è approfondita tra lui e la parte sinistra del partito. Cuperlo ora starebbe valutando se dimettersi dalla presidenza, anche se in molti gli chiedono di ripensarci. La sinistra del partito però sembra essere pronta a tutto pur di abolire quell’abominio rappresentato dalle liste bloccate, liste che evidentemente piacciono, e molto, a Renzi e Berlusconi. Insomma la “sinistra” del Pd si sta rendendo conto dell’impossibilità di arginare il factotum Renzi, che come un vero e proprio mattatore non sta perdendo tempo cercando di picconare e distruggere ogni residua prospettiva di sinistra all’interno del partito. Ci sarà qualcuno che nella sinistra del Pd avrà il coraggio di prendere il toro per le corna e lasciare Renzi con il cerino in mano?

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