Renzi e le "balle spaziali" sull'occupazioneTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Renzi e le “balle spaziali” sull’occupazione

L’Istat certifica un aumento inatteso della disoccupazione, eppure Renzi annuncia che la crisi ormai è alle spalle ed esalta le fantomatiche nuove “79.000 assunzioni” di qualche giorno fa. Assomiglia per certi versi ai “ristoranti sono pieni” di berlusconiana memoria. 

Renzi e i suoi non fanno che esaltare una presunta ripresa sbandierando le fantomatiche nuove 79.000 assunzioni, eppure nessun organo di stampa ha evidenziato la banale contraddizione tra la propaganda di governo e i dati Istat diffusi ieri che parlano dell’ennesimo aumento della disoccupazione. Chiaramente nessuno ha attaccato il governo su questo punto, e infatti Matteo Renzi gode di ampio credito in tutta la stampa nazionale che si guarda bene dal tentare di metterlo in difficoltà. Mentre il governo sbandiera queste 79.000 assunzioni, che poi ancora non si capisce dove e come avverranno, l’Istat certifica ben 44.000 occupati in meno nel mese di febbraio; questo vuol dire che il tasso di disoccupazione sale dello 0,1% piazzandosi al 12,7%, ovvero lo stesso livello di dicembre e di uno 0,2% in più rispetto al febbraio 2014. Non solo, sempre Istat alla mano sarebbero anche aumentati gli inattivi, smentendo quindi nella sostanza la “ripresa” tanto conclamata dal governo. Qualcuno sembra anche essersene accorto, ad esempio l’Avvenire che senza mezzi termini ha attaccato l’operato del governo evidenziando come a febbraio manchino 42.000 donne tra gli occupati: “Sì, l’esecutivo ci ha abituati ultimamente a fare quello che gli inglesi chiamano cherry picking cioè scegliere le “ciliegie” migliori in un canestro di dati variegati“. Insomma il governo Renzi sembra essere particolarmente abile a confondere le idee e soprattutto a vendere una realtà che non necessariamente trova riscontro con i fatti. Solo per fare un esempio il governo propone come “nuove assunzioni” quelle che in realtà tecnicamente sarebbero semplicemente “trasformazioni contrattuali”. In questo senso il quotidiano online Contropiano ci sembra aver colto la realtà in modo semplice e preciso: “Ci sono poi numerosi effetti distorsivi tipici come conseguenze dei mutamenti legislativi. Molte di quelle che il governo pompava come “nuove assunzioni” sono in realtà semplici “trasformazioni contrattuali”. Se un’azienda aveva un gruppo di dipendenti (di qualsiasi età) assunto con una delle 46 forme contrattuali precarie, visto che il governo si offre di finanziare al suo posto i contributi previdenziali, può aver trovato conveniente “riassumerli” col contratto a “tempo indeterminato a tutele crescenti”. Altrettanto precario dal punto di vista del lavoratore (sei licenziabile in qualsiasi momento), ma contabilizzato in altro modo nelle statistiche“. Lo stesso “Avvenire” ha criticato aspramente il governo spiegando come mai esistono differenze tra i dati Istat e quelli del governo. Secondo il quotidiano dei vescovi italiani infatti la contraddizione sarebbe figlia da un confronto che avviene tra cose che non centrano nulla tra di loro. I flussi contrattuali infatti non terrebbero conto del lavoro autonomo, mentre quelli dell’Istat sì: “I primi sono basati su comunicazioni obbligatorie delle imprese, mentre quelli dell’istituto di statistica su sondaggi relativi a un campione di 20-25mila famiglie. Infine, il ministero confronta le attivazioni/cessazioni con l’anno precedente, mentre l’Istat segnala ora un calo degli occupati a febbraio su gennaio (-44mila), mentre se si guarda a febbraio 2014 anche l’istituto di statistica annota una crescita degli occupati di 93mila unità“. Insomma Renzi e soci parlano di ripresa, ma le loro parole sembrano quasi simili a quelle di Berlusconi quando affermava che la crisi non esisteva e i ristoranti erano pieni. E intanto mentre tra sorrisi e atteggiamenti arroganti il governo va avanti a testa bassa con la sua strada la disoccupazione giovanile aumenta a sua volta, basti pensare che nel febbraio 2015, sempre secondo l’Istat, gli occupati tra i 15 e i 24 anni segnalano un calo rispetto a gennaio.

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