Renzi il "Gattopardo" e l'italia "immaginaria"Tribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Renzi il “Gattopardo” e l’italia “immaginaria” del sì

Il solito Matteo Renzi si è presentato alla Festa nazionale dell’Unità a Milano dove ha fatto come di consueto l’istrione di fronte ai suoi militanti lanciando i soliti proclami: “Questa è l’Italia vera solida e solidale che dice si”. E’ questa una fotografia istantanea del renzismo, fatto di parole moderne, di sciatte imitazioni del modello americano e di proclami che spesso si rivelano solo gusci vuoti, utili solamente ad alimentare il consueto gattopardismo italiano.

Fa impressione commentare la visita di Matteo Renzi alla Festa nazionale dell’Unità. Non che ci sia sorpresa, tutt’altro, però quella festa con quel nome lì fa quasi male al cuore vederla con Matteo Renzi che ci sguazza dentro. Eppure è proprio lui l’uomo del momento, il presidente del Consiglio che si è ritagliato un Pd su misura, e quindi anche una festa dell’Unità su misura. Dopo aver salutato come di consueto gli entusiasti militanti Renzi ha lanciato i suoi soliti proclami, frasi fatte che all’analisi dei fatti non vogliono dire nulla ma che servono a intortare un elettorato sempre più confuso e alla mercè di demagoghi e personaggi come Renzi che recitano una parte in una commedia diventata ormai noiosa. “Questa è l’Italia vera solida e solidale“, quella “che dice si“, parola del premier che ha così’ risposto ai soliti gufi, che poi altro non sono che quelli che osano essere in disaccordo con lui, vedi la questione dell’Expo.  “Basta dire no, c’è chi dice sì e crede nell’Italia“, ha rilanciato, senza peraltro far capire a cosa dire questo fantomatico “sì”. Forse Renzi vorrebbe che gli italiani dessero proprio a lui un assenso che lo renda in grado di governare da solo, magari anche di cambiare leggi e Costituzione a proprio piacimento, perchè lui sì, sa cosa vuole e di cosa ha bisogno l’Italia.

Ma analizzando attentamente i discorsi fatti da Renzi emerge che il premier sembra quasi avere un’idea completamente distorta dell’Italia, come se fosse dopotutto in buonafede ma non riuscisse a rendersi conto che la realtà è del tutto differente dall’Italia vissuta quotidianamente da lui e dai suoi amici. “Cari gufi laureati venite qui per vedere le facce di chi è tornato a credere nel nostro Paese“, ha detto con una chiara illusione all’Expo, e lo ha detto in modo talmente convinto che viene quasi pensare che ci creda per davvero al fatto che lui, la Boschi e pochi altri stiano rimettendo in carreggiata l’Italia. Semmai, verrebbe da obiettare, stanno rimettendo le cose in carreggiata per qualcuno, dove questo qualcuno sarebbe quell’insieme di personaggi, imprenditori, industriali, think thank, che da tempo hanno proprio scelto di impersonificarsi nel “renzismo”. Emblemi di un gattopardismo tipicamente italiano laddove interi gruppi sociali riescono a veicolare dei cambiamenti esteriori atti a mantenere sostanzialmente intatto lo status quo. Non a caso fu proprio Berlusconi qualche tempo fa a elogiare Matteo Renzi, al punto da lasciar quasi pensare che siano dalla stessa parte  in fin dei conti.

Non a caso non passa giorno che non arrivino endorsment a Renzi direttamente da personaggi come Sergio Marchionne che in lui hanno scommesso sin da subito:  ”Bisogna dare a Renzi più tempo e supporto, ma penso che lui sia la migliore speranza che l’Italia ha di entrare nel Ventunesimo secolo e progredire“, ha detto al termine del Gp di Monza, “Penso che Renzi abbia realizzato progressi fenomenali per un Paese che è stato così riluttante al cambiamento. Ho avuto a che fare con questo Paese per circa 12 anni e  non ho mai visto qualcuno con la dedizione e l’intensità che lui ha mostrato nell’ultimo anno e mezzo“. Il che tradotto potrebbe suonare che per 12 anni gente come Marchionne ha aspettato pazientemente che i diritti dei lavoratori venissero stralciati, e ora finalmente ha trovato un personaggio, Renzi, in grado cambiare tutto, anche la Costituzione. Insomma la solita musica per il solito “Gattopardo” che inserendosi da destra o da sinistra riesce sostanzialmente a prendere consensi dall’una e dall’altra parte promettendo rivoluzioni che però servono solamente a puntellare i soliti interessi, quelli sì immortali.

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