Renzi lancia la sfida finale dentro il Pd: "Governo col Pdl o urne" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Renzi lancia la sfida finale dentro il Pd: “Governo col Pdl o urne”

Matteo Renzi lancia un nuovo attacco da dentro il Pd lanciando un vero e proprio ultimatum alla leadership del partito: “O governissimo con il Pdl o subito alle urne”. Siamo arrivati alla sfida finale dentro il centrosinistra?

matteo-renzi

Siamo arrivati alla battaglia finale all’interno del Pd? Tutto lascerebbe presumere di sì dopo che Pier Luigi Bersani ha vinto le primarie per la leadership ed è andato incontro all’empasse post elettorale. Matteo Renzi scalpita, consapevole che in questa fase di stallo i falchi dentro il Pd che spingono per lui sono sempre di più. Una vera e propria battaglia per la testa del centrosinistra, che se dovesse vincere Renzi diventerebbe un “centro” e basta, scaricando quel che resta di sinistra, poco per la verità, nell’oblio politico, almeno all’interno del Pd. Del resto lo stesso Renzi andrebbe bene, anzi benissimo, al Pdl nell’ottica di un governissimo. Andrebbe meno bene a quanti si dichiarano e pensano ancora di essere di sinistra, ma questo non sembra interessare ai falchi che ormai da anni lavorano per spostare sempre più a destra il Pd. Anche per questo Renzi sembra aver capito che il suo “avversario”, Bersani, non è mai stato debole come in questi giorni.

Pensiamo a cos’è successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese è stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia è totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo. La tempistica prevista dalla Costituzione va rispettata. Ma qui si sta facendo melina. Si rinvia tutto alla scelta di un presidente della Repubblica più sensibile a dare l’incarico a Tizio o a Caio. Ma questo alimenta l’antipolitica. La vera moralità non è solo tagliare i costi; è rendere efficiente quel che fai”, ha attaccato Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze poi è andato persino oltre, lanciando un vero e proprio ultimatum al Pd, come riportato dal Corriere: “Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito; oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti. Non è possibile che il noto giurista Migliavacca un giorno proponga ai grillini di votare insieme la richiesta di arresto per Berlusconi, che tra l’altro non è neanche arrivata, e il giorno dopo offra al Pdl la presidenza della convenzione per riscrivere la Carta costituzionale. In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado. Io ho tutto l’interesse a votare subito. Ma l’importante è decidersi“. Insomma Renzi è stato fin troppo chiaro, la leadership del Pd non gli piace e sta sbagliando, lui sarebbe l’uomo giusto per il futuro del partito. Ma Renzi ha fugato ogni dubbio riguardo alle sue intenzioni future rispondendo alla domanda successiva, ovvero che cosa farebbe se si andasse a votare subito con Bersani nuovamente candidato premier: “Guardi, non nego che fino a qualche settimana fa la mia valutazione passava dal capire cosa potevo fare da grande. Ma in questo momento è secondario quel che fa Renzi o quel che fa Bersani. Qui c’è una crisi talmente profonda che una sola cosa conta davvero: quel che fa l’Italia. Io parlo contro il mio interesse. In tanti mi dicono: “Matteo stai buono, non fare interviste, stai zitto, tanto la prossima volta tocca a te”. Ma io non ragiono in questo modo. Non voglio stare buono così qualcosa mi tocca. Non voglio essere cooptato da altri. Non voglio essere l’ultimo di quelli che c’erano prima. Semmai vorrei essere il primo di una fase nuova. E mi stupisco quando sento dire da alcuni dei nostri: “Non possiamo fare questa cosa perché gli italiani non ci capirebbero”. Non sono gli italiani che non ci capiscono; siamo noi che non capiamo loro. Come se gli italiani fossero meno capaci di noi di intendere o di volere….“.

Insomma Renzi ha rotto la tregua e ha invitato Bersani a fare una proposta forte, un pò come la sua, sei mesi per abolire le province e tagliare i costi della politica, un cavallo di battaglia questo che Renzi ha in comune con il Movimento Cinque Stelle, lo stesso che a dire del sindaco di Firenze avrebbe “umiliato” Bersani. Renzi vuole togliere i finanziamenti pubblici alla politica, questo non lo ha mai nascosto, e questa, secondo noi, è l’ammissione della vera natura di Matteo Renzi. Il sindaco fiorentino infatti saprebbe eccome reperire finanziamenti, lo ha dimostrato in passato ricevendo migliaia di euro da finanzieri e altri personaggi, personaggi che non a caso scelgono di finanziare proprio lui, chissà perchè.  Forse qualcuno dovrebbe dire che se si volesse davvero abolire lo “stato di cose presenti” non si potrebbe farlo con i soldi dei privati dal momento che i privati disposti a finanziare sono probabilmente proprio quegli stessi che avrebbero tutto l’interesse a lasciare le cose come stanno dal momento che non se la passano poi tanto male. Sembra un ragionamento semplice, eppure noi crediamo che il nodo sia proprio questo. Uccidere la sinistra in Italia prevede come ultimo passaggio distruggere i finanziamenti pubblici, in questo modo si relegherà un certo tipo di idee all’oblio, privandole della struttura e dei finanziamenti per proporsi agli italiani. Ne siamo certi, Berlusconi farà il tifo per lui.

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