Renzi, l'uomo che si disegnò la sinistra su misura e rottamò la storiaTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Renzi, l’uomo che si disegnò la sinistra su misura e rottamò la storia

 Dopo la grande manifestazione di sabato a Roma della Cgil contro il Jobs Act del governo Renzi, “Re” Matteo dalla sua corte della Leopolda ne ha approfittato per spiegare a noi comuni mortali che cosa vuol dire essere di sinistra, la sua.

Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.

(Karl Marx)

Avremmo potuto scegliere anche altre citazioni del maestro di Treviri per cominciare questo articolo, abbiamo scelto questa perchè a nostro giudizio esprime in modo inequivocabile e diretto quanto sia ancora attuale, attualissimo il suo pensiero. E il suo pensiero è attuale perchè si vivifica e soprattutto perchè probabilmente suscita gli stessi pensieri ai lettori di oggi come del XIX secolo. Le sue domande e le sue critiche al capitalismo rimangono lì pesanti come macigni, e non certo colpa di Marx se dopo di lui nessuno ha percorso le sue orme scrivendo altro che potesse rinnovare o addirittura migliorare le sue teorie. In assenza di chi lo faccia crediamo che sia assolutamente giusto e corretto ripartire da lui, ma chissà se Matteo Renzi ha mai letto davvero Karl Marx. I neoliberisti, quelli vero, lo hanno letto eccome, hanno dovuto farlo per batterlo, per evitare che l’uomo utilizzando le sue teorie cambiasse davvero il mondo, e hanno applicato le sue stesse intuizioni contro di lui. Come mai questa premessa per parlare di Matteo Renzi? Molto semplice, dalla sua kermesse della Leopolda, un Matteo Renzi rabbioso si è scagliato come al solito contro la sinistra nostalgica, quella in piazza a Roma per intenderci, quella ideologica, “conservatrice” che vuole difendere il posto fisso che “non c’è più“. Una battaglia culturale la sua che umilia anche il principio di scendere in piazza per fare manifestazioni, una battaglia che “stranamente” piace proprio al centrodestra di Silvio Berlusconi. E non è casuale che Renzi attacchi proprio la “sinistra radicale”, quella marxista diciamolo pure, quella che davvero non piace ai poteri forti perchè davvero vorrebbe cambiarla l’Italia. E dato che la tradizione della sinistra italiana piaccia o non piaccia a Leopolde e renziani è marxista, sostenere che la sinistra deve abiurare il proprio passato in nome di un nulla ideologico significa sostanzialmente chiedere di scaricare Marx, chiedere di scaricare ogni critica al sistema vigente e il significato stesso di “sinistra”. Non potendo cancellare oltre cento anni di storia Renzi preferisce provare a rottamarla la storia, a rottamare cento anni di lotte per i diritti e per il lavoro in nome della più vecchia delle scuse, ovvero che bisogna “cambiare” per salvare il Paese. Notare bene che chi ha ridotto il Paese in questo stato non è la sinistra radicale da lui odiata, nè quella moderata bensì vent’anni di privatizzazioni neoliberiste di destra, semmai ora condivise e apprezzate anche nel centrosinistra. A noi sembra che Renzi non stia lavorando per migliorare l’Italia quanto per distruggere la sinistra e crearne una nuova, su misura, che sia docile nei confronti dei poteri forti rinunciando ad ogni anelito di alternativa e rivoluzione culturale. Una “sinistra del Re” costruita su misura che porti avanti i valori scelti accuratamente da lui, ovviamente eletto a savio e infallibile analista del presente. E la cosa più agghiacciante di tutte è che la gente abbocca eccome a tutto questo, finendo quasi per interiorizzare che la sinistra puzza di vecchio ed è responsabile di un immobilismo, quello italico, contro il quale ha impegnato energie, sangue e passione per più di un secolo. E’ il capolavoro del renzismo, la prosecuzione del berlusconismo, ovvero decidere le regole del giuoco e anche l’identità dei giocatori in modo da evitare anche solo di correre il rischio che chi vinca possa rappresentare un problema.

Gb

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