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venerdì , 22 settembre 2017
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Renzi rottama il Senato

Il ddl proposto dal #Governo propone una riforma completa del Parlamento, in particolare si prevede uno stravolgimento del Senato.

Matteo Renzi aveva promesso riforme a destra e a manca, per ora sembra stia tenendo fede alla parola data. Dopo tanti anni di bicameralismo perfetto presente in Italia, forse è arrivato il momento buono per superarlo.

La riforma presentata dal Premier previene una completa restaurazione di uno dei due organi Parlamentari: il Senato. Secondo la riforma verrebbe anche cambiato il nome, da Senato della Repubblica a Senato delle autonomie.

Il nuovo Senato non sarebbe più una assemblea elettiva, bensì diventerebbe un’assemblea composta da 150 persone. Per la precisione sarebbero 108 sindaci di comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 rappresentanti della società civile che verrebbero temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica.

I componenti non avrebbero indennità ed è questo il punto focale della riforma: ridurre drasticamente i costi della politica e rendere più leggero l’iter burocratico.

Ovviamente contro la riforma è già partito il tam tam delle opinioni, molte delle quali negative. In primis è stato lo stesso Presidente del Senato Pietro Grasso a lanciare un monito al Premier Renzi: “Non hai i numeri per approvarlo! Il Senato resti organo elettivo.”

Dura è stata anche la risposta di Renzi: “Vedremo se i senatori non ascolteranno il grido di cambiamento che saledall’Italia…”

Il “nuovo” Senato non voterebbe più la fiducia al Governo, né tanto meno il bilancio, avrebbe il potere di presentare delle modifiche entro 30 giorni da apportare ad una legge approvata dalla Camera dei Deputati, anche se la parola definitiva spetterebbe alla Camera stessa.

Le critiche arrivano anche dal Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, il quale ha paura che il suo partito scompaia con queste nuove riforme. Senza contare le critiche provenienti da Silvio Berlusconi e da Forza Italia, poiché si accusa il Premier di aver riposto maggiore attenzione alla riforma del Senato che non alla tanto dibatttua legge elettorale Italicum.

Intanto Renzi ha spiegato come, per poter alleggerire la burocrazia e diminuire le spese, si debba partire dalla politica per poter dare un segnale forte al Paese e per poter essere di esempio nei confronti dello Stato Italiano, riservando anche qualche frecciata a costituzionalisti del calibro di Rodotà e Zagrebelsky, rei di non essere favorevoli a questa riforma. Il Premier ha affermato di aver giurato sulla Costituzione e non su Rodotà e Zagrebelsy. Come dargli torto?

Intanto il Premier con questo ddl dice di giocarsi il tutto per tutto e che in caso di sconfitta si rischierebbe la caduta del Governo. Che sia la verità o l’ennesimo gioco strategico dell’ex sindaco di Firenze?

Non possiamo che attendere.

  Danilo Di Trani

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