Renzi Twitta e intanto la disoccupazione sale alle stelleTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Renzi Twitta e intanto la disoccupazione sale alle stelle

Renzi Twitta e intanto la disoccupazione sale alle stelle

I dati forniti dall’Istat sulla disoccupazione in Italia ci mostrano una situazione in continuo peggioramento. A gennaio, il tasso di disoccupazione è arrivato al 12,9%, pari a 3.293.000 unità, con una crescita pari allo 0,2% rispetto a dicembre 2014 (+60.000 unità) e dell’ 1,1% su base annuale (+260.000 unità).

I giovani disoccupati (età compresa tra 15 e 24 anni) sono 690.000 pari al 42,4% rispetto agli occupati con una crescita dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 4% su base annua. Il numero totale degli occupati è pari a 22.259.000 unità (-330.000 in un anno), quello degli inattivi è di 14.364.000 unità.

In Veneto, a fine 2013, le persone in cerca di occupazione erano 170.860 con un tasso di disoccupazione pari al 7,6%. Il dettaglio delle sette province è riportata in tabella.

Prov.  -  Pop. età>15 anni  -  In cerca di occ.  -  Tas. di dis.
Belluno   183.622                    7.096                   7,2%
Padova   803.450                   38.896                  8,7%
Rovigo    216.535                     9.810                  8,6%
Treviso   754.161                    30.079                 7,3%
Venezia    747.869                   31.688                 8,6%
Verona     787.283                   24.825                 5,9%
Vicenza    736.979                  28.465                  7,4%

Il neo presidente del consiglio, Matteo Renzi, si è affrettato a definire la situazione “allucinante”. Lo ha fatto su twitter (come impone la moda) promettendo che il primo provvedimento sarà il “JobsAct”, ovvero quelle promesse (o minacce?) fatte qualche settimana fa. Una serie di titoli e dichiarazioni che sottintendono una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro (ovvero più facilità di licenziare), la definitiva cancellazione dell’articolo 18 per i primi tre anni di lavoro, la sostanziale cancellazione della cassa integrazione con la definitiva espulsione del lavoratore dal mondo del lavoro. Un ulteriore disastro che si sommerebbe a quella disastrosa controriforma sulle pensioni firmata dal ministro Fornero e votata a quella maggioranza che appoggiava il governo Monti e che era formata (tra gli altri) da PD, UdC, PdL (oggi FI e NCD). Praticamente la stessa maggioranza che ha appoggiato il governo Letta e oggi appoggia Renzi.

Quella sulle pensioni è, infatti, una controriforma che, con l’aumento dell’età e dell’anzianità necessarie per poter andare in pensione, ha ostacolato, di fatto, l’ingresso nel mondo del lavoro. Una misura che, unita al declino produttivo del paese dovuto anche alle delocalizzazioni e alle speculazioni mai contrastate dai vari governi, ha contribuito ad aggravare la crisi occupazionale che stiamo vivendo.

Invece di “twittare” qualche “messaggino”, un presidente del consiglio serio dovrebbe iniziare ad aggredire il problema occupazionale con una decisione chiara e controcorrente come quella di abrogare la (contro)riforma Fornero sulle pensioni. Lo chiedono  centinaia di RSU che si sono autoconvocate e i partiti di sinistra che non sono oggi presenti in parlamento. Non sarebbe, forse, giusto esigere che lo Stato agisca a favore di chi vuole lavorare e non di chi accumula enormi ricchezze  speculando e sfruttando il lavoro altrui? Lorsignori diranno che non ci sono i soldi, ma le risorse si potrebbero ottenere con una seria politica contro l’evasione fiscale e la corruzione che devastano il nostro paese e con una tassazione progressiva e strutturale sulle grandi ricchezze. Ricordandosi che evasione e corruzione sottraggono alla collettività circa 200 miliardi ogni anno e che il 10% della popolazione ha il 50% della ricchezza del paese. Là si potrebbero trovare i miliardi necessari per raggiungere l’obiettivo di eliminare la disoccupazione e permettere a chi ha lavorato onestamente 40 anni (versando tutti i contributi) di poter andare in pensione.

Non si pretendono azioni rivoluzionarie, basterebbe attuare quanto scritto nella Costituzione.

Fonte: Marx21.it

Giorgio Langella, segretario regionale PdCI Veneto

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