Rep. Centrafricana. Hollande e la tentazione dell'intervento militare | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Rep. Centrafricana. Hollande e la tentazione dell’intervento militare

La Repubblica Centrafricana è in fiamme, divampa la guerra civile, e la Francia starebbe pensando di mobilitare le sue truppe a sostegno della missione di pace già esistente.

La Repubblica Centrafricana è alle prese con una guerra civile devastante che sta rischiando di far precipitare nel caos tutta la regione. Anche per questo motivo la Francia, dato che il lupo perde il pelo, ma non il vizio, starebbe pensando di mobilitare mille militari da schierare a sostegno della già esistente missione di pace. Di conseguenza la Francia vorrebbe trasformare il contingente dell’Unione africana nella forza di interposizione delle Nazioni Unite. Il timore è che il paese possa trasformarsi nello scenario di un nuovo genocidio, anche se in molti temono che la Francia voglia approfittare della situazione per inserirsi nello scenario africano a nemmeno un anno di distanza dall’operazione militare Serval in Mali, dove i francesi sono intervenuti accanto alle truppe di Bamako contro i miliziani jihadisti. Del resto in molti hanno accusato proprio la Francia di avere appetiti coloniali in Africa, fatto questo confermato dal rinnovato protagonismo di Parigi cominciato con l’era Hollande in Libia. Il ministro degli Esteri francese Fabius, parlando alle Nazioni Unite, ha comunque sostenuto la necessità di intervenire in Repubblica Centrafricana per motivi umanitari, gli stessi che portarono la Francia a sganciare tonnellate di bombe sulla Libia di Gheddafi. Sembra chiaro che la Francia voglia ingerire negli affari interni del Paese africano per riprendere il controllo di una regione che rischia di piombare nel caos. Attualmente la Repubblica Centrafricana è scossa da violenze e conflitti a fuoco che perdurano ormai dal 24 marzo 2013, data in cui il regime del presidente Bozizè è stato rovesciato dalle milizie della coalizione ribelle Seleka guidata da Michel Djotodia. Quest’ultimo ha perso poi il controllo dei suoi sostenitori, che hanno iniziato a devastare il paese seminando il terrore ovunque, e scatenando la reazione delle milizie ancora fedeli a Djotodia. A quel punto l’ex premier Nicolas Tiangaye, uno dei nemici di Bozizè, ha provato a scongiurare il colpo di Stato ma non è servito a nulla e il conflitto è esploso e le milizie che si opponevano a Bozizè hanno preso le armi ritenendo disatteso l’accordo di pace che imponeva, fra l’altro, la liberazione dei detenuti politici, l’integrazione dei guerriglieri nell’esercito regolare e la fine del sostegno militare di Sudafrica e Uganda all’esecutivo in carica. A questo punto i Seleka hanno organizzato una marcia sulla capitale Bangui che è costata diverse migliaia di morti tra i quali diversi militari impegnati nelle missioni di peacekeeping dell’Unione Africana. Infine la guerra è arrivata a Bangui con le milizie che hanno preso d’assalto il palazzo presidenziale causando la fuga precipitosa di Bozizè in Congo. A quel punto a Bangui sono esplosi scontri casa per casa con miliziani che hanno messo a ferro e fuoco i palazzi governativi e le attività commerciali, ma anche tutti gli edifici gestiti da occidentali e religiosi. Il Sudan, paese confinante, ha chiesto a più riprese a Djotodia di fermare le violenze, ma è evidente che la situazione sembra essere sfuggita di mano e gli sfollati sono già più di 500.000.

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