Repressione: risposta a chi vuole cambiare il gioco del palloneTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Repressione: risposta a chi vuole cambiare il gioco del pallone

Il Prefetto di Napoli ha deciso che la partita di prima categoria campana tra Arzanese e Quartograd dovrà giocarsi a porte chiuse. Non è la prima volta che la società di calcio popolare napoletana si vede chiudere i cancelli di un campo in faccia. Trasformando anche quel luogo, che dovrebbe essere di aggregazione, in un luogo di repressione.

Fonte: Oltremedianews

Le sbarre di un cancello davanti a chi non accetta le decisioni prese dall’alto da chi magari non sa neanche che cos’è diventato il Quartograd, il progetto che c’è dietro e quello che è riuscito a fare a Quarto la compagine partenopea.

Riportiamo il comunicato della società che ha deciso di non sottostare alla decisione del Prefetto.

“Ogni tanto il Prefetto di Napoli vuole testimoniarci l’affetto che  nutre nei nostri confronti e lo fa così.

Apprendiamo nella tarda serata di Venerdì 14.11.2014 che il Prefetto di Napoli, su indicazione del Questore, con un apposita ordinanza ha  disposto la disputa della gara valevole per la VI giornata del  Campionato Regionale di I Categoria – Girone A – ArzanoCity vs  Quartograd, a PORTE CHIUSE per motivi di ordine pubblico.

Nel motivare tale assurdo provvedimento il Prefetto di Napoli, parla  di elevata criticità sul piano dell’ordine e della sicurezza pubblica in relazione alla forte rivalità tra i supporters delle due  compagini, riferendosi a presunte aggressioni da parte dei nostri  tifosi ai calciatori dell’Arzano, avvenute nello scorso campionato. Ci  sembra indubbia l’assurdità di tale dicitura, ma ci troviamo costretti  a dover ugualmente esprimere la nostra opinione a riguardo, per  evitare ogni perplessità da parte di chi attualmente sta guardando con  simpatia il nostro progetto e potrebbe restare fuorviato.

Non abbiamo mai avuto nulla da nascondere, nessuno scheletro nell’armadio da occultare anzi, difronte al “i panni sporchi si lavano
in famiglia”, noi abbiamo sempre trattato pubblicamente anche le questioni più dolorose, abbiamo fatto di questa pratica la nostra forza e su questa strada abbiamo deciso di continuare, assumendoci sempre le responsabilità di ogni azione da noi compiuta.

Rispetto ai fatti in questione, è di fondamentale importanza ribadire  l’assoluta inesistenza di qualsiasi tipo di ostilità tra i supporters  
delle due compagini. Nel modo diverso di intendere il tifo che  promuoviamo, abbiamo messo sempre davanti l’unione, l’aggregazione e
il coordinamento per abbattere il nemico comune, quello che ci riduce ogni giorno alla disoccupazione e alla vita di stenti che ognuno di
noi conduce, sia esso di Quarto, di Arzano, di Roma o di Milano.
Quanto accaduto la scorsa stagione è da leggere come un semplice  parapiglia, delimitato al rettangolo di gioco, come tanti purtroppo continuano a verificarsi in queste categorie. Tutto scaturito dal  comportamento violento, offensivo e prepotente di un tesserato
dell’Arzano che si scagliò in maniera del tutto gratuita contro un nostro giovane ragazzo. In quel contesto e in ciò che ne scaturì, non
è stato aggredito alcun calciatore dell’Arzano, anzi tutti  ci impegnammo a riportare la calma tra i presenti. Non siamo né preti,
né suore. Siamo ragazzi e ragazze cresciuti per strada, vogliamo giocare a calcio e divertirci, disposti a portare in alto valori quali
l’umiltà e il rispetto nei confronti di chi è disposto a condividerli con noi. Chi pensa di poterci calpestare indistintamente, sbaglia di
grosso. Abbiamo una repellenza diffusa contro ogni tipo di prepotenza.

Riteniamo questo, l’ennesimo attacco gratuito da parte delle autorità nei confronti del progetto Quartograd, che si va ad aggiungere alle 45
denunce per i fatti di Lecce del 2 Giugno 2013, al tentativo di DASPO  al nostro Presidente, alla chiusura dello stadio l?anno scorso ai
nostri tifosi nella partita che avrebbe deciso le sorti del campionato, alla campagna di diffamazione che di anno in anno si  ripropone sui media. Tutti questi attacchi sono accomunati da un intento comune, quello di scardinare una corazzata, composta da uomini e donne che hanno deciso di prendere in mano le redini delle loro vite per incamminarsi su un percorso irto di ostacoli e costruire dal basso un’altro mondo possibile e necessario. Risalire il fiume, andando controcorrente. Passare dalla difesa all’attacco. Piuttosto di subire
passivamente l’alienazione che questa società promuove, attaccare, organizzarsi.

Ci vorrebbero tifosi consumatori, con un pallone al posto del cervello, pronti a qualsiasi cosa pur d’ingrassare, attraverso i  nostri sacrifici economici, il Presidente maiale di turno. Lo sport ed  in particolare il calcio, divengono in questa società, un semplice  pretesto per spillare soldi alle masse popolari e per scatenarle nella guerra tra poveri, nell’odio campanilista. Gli stadi diventano il  palcoscenico nei quali sdoganare nazisti e fascisti, raccogliere consensi elettorali, sperimentare nuove tecniche e misure repressive o  ancora, addestrare reparti celere specializzati nello scontro di piazza; insomma dei veri e propri laboratori a cielo aperto, per  affinare tecniche di controllo sociale e riportarle al i fuori: in Val Susa, nelle lotte ambientaliste della Campania o in quelle in difesa del posto di lavoro, del diritto alla casa e allo studio.

Così mentre giovani e meno giovani delle nostre città combattono  questa “guerra”, non curandosi del fatto che, esclusa la domenica in  cui vestono vessilli di colori diversi, i restanti giorni della settimana hanno tutti le mani sporche di grasso e devono fare  sacrifici su sacrifici per “tirare avanti a campare” le rispettive  famiglie; lor signori se la ridono e ingrassano, mangiando caviale, bevendo spumante, guardando lo spettacolo dai loro lussuosi salotti.
Forse oggi, dato il contesto di crisi generale in cui viviamo, hanno difficoltà a garantirci il pane, ma di sicuro non ci fanno mancare i  giochi. Eccola riproposta, a distanza di secoli la vecchia equazione  latina che si sintetizzava nella forma “Panem et circenses”.

Noi non ci siamo ad essere le loro marionette, i loro topi da laboratorio e pertanto abbiamo deciso di riprenderci ciò che è nostro,  riprendercelo e rivoltarglielo contro. Siamo scesi in campo in prima persona, costruendo dal basso una realtà in cui tutti vengono messi a  contribuzione secondo le proprie capacità, per il benessere del  collettivo. Lo sport con questo presupposto, viene vissuto come pratica di socialità, aggregazione e divertimento per tessere nuovi  rapporti e le gradinate diventano luoghi liberi in cui aggregare  persone, discutere e lanciare messaggi di lotta e solidarietà per costruire passo dopo passo una società più equa.

Nel nostro progetto il tifoso non è un consumatore, ma è parte attiva nella crescita dell’associazione, diventando di fatto il costruttore
(l’architetto, l’ingegnere, l’operaio) di un nuovo modello di società  (calcistica e non).

Eccolo svelato il motivo per il quale oggi si sta riproponendo, in forme diverse di volta in volta, questo accanimento repressivo nei  nostri confronti, vogliono tentare di disgregare quanto di buono si sta amalgamando intorno al Quartograd, perché tutto ciò fa paura e sta iniziando a far tremare i palazzi.

Non abbiamo alcuna intenzione di chinare la testa davanti a quello che riteniamo essere l’ennesimo sopruso e pertanto Domenica 16 Novembre saremo presenti fuori all’impianto “Mariolina Stornaiuolo” per  sostenere i nostri valori, i nostri ideali e i nostri compagni che scenderanno sul terreno di gioco, per spingerli verso la vittoria.  Rivolgeremo al mittente l’attacco repressivo.

Pertanto chiamiamo a raccolta quanti vogliano testimoniarci la loro vicinanza a presenziare fuori al campo sportivo “Mariolina  Stornaiuolo” dalle ore 12.00 per un presidio di protesta.”

Nicola Gesualdo

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