Repubblica Ceca. Storico ritorno dei comunisti al governoTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Repubblica Ceca. Storico ritorno dei comunisti al governo

I comunisti della Repubblica Ceca potrebbero tornare al governo per la prima volta dall’autunno 1989. Le elezioni si sono concluse con la vittoria del partito socialdemocratico, ma solo con il 20,6% dei consensi. Secondo il partito populista del magnate Babis al 18,7%, che ha già detto di voler stare all’opposizione. Al terzo posto i comunisti del Kscm al 15%.

Alla fine, lo avevamo annunciato, le elezioni in Repubblica Ceca non hanno risparmiato sorprese. Sarà considerato un giorno storico questo per la storia del Paese dal momento che i comunisti ceki torneranno quasi certamente al governo per la prima volta dopo l’autunno del 1989. E’ ancora presto per dirlo, ma l’esito delle elezioni non sembra fornire soluzioni alternative a un ingresso del Kscm al governo. Il motivo? Presto detto, il partito socialdemocratico, Cssd (paragonabile alla Spd tedesca e al Pd italiano), ha vinto sì, ma solo con il 20,6% dei consensi, troppo poco per governare da soli. Questo obbliga il Cssd a cercarsi un alleato per formare un governo, e questo alleato non potranno che essere i comunisti dal momento che il partito populista  di centrodestra del “Berlusconi ceco”, Andrej Babis, l’ “Ano”, si è piazzato al secondo posto con il 18,7% dei consensi, ma ha già detto di non voler prender parte per nessun motivo alla formazione del governo con i socialdemocratici. Ecco che l’ago della bilancia sarà quindi il Kscm, il partito comunista di Boemia e Moravia, che ha fatto però peggio del previsto alle elezioni piazzandosi terzo con il 15% dei consensi. In molti hanno però detto di non essersi stupiti dal momento che Babis dispone di fondi illimitati e ha utilizzato largamente il suo potere economico per ottenere spazio nei media nazionali. Ecco quindi che si sta andando verso una svolta storica, verso lo storico ritorno dei comunisti al governo del Paese dopo oltre cinquant’anni di socialismo reale. Quel muro, che una volta abbattuto ci hanno raccontato dovesse fare da trampolino verso il benessere e la libertà, pesa ancora, ancor più che sono moltissimi i cittadini cechi che rimpiangono i periodi del comunismo. Il Kscm non ha mai preso le distanze da quel passato, motivo per cui i detrattori e la stampa occidentale ne hanno sempre parlato un pò con la puzza sotto il naso, peccato che il 15% dei consensi non siano proprio bruscolini e quindi i commentatori al posto che segnalare con sgomento la notizia dovrebbero interrogarsi sul perchè centinaia di migliaia di cittadini cechi preferiscano la sicurezza sociale comunista alla “libertà” del mercato libero. Insomma la generazione del post-89 non sembra condividere la visione del mondo di coloro che smantellarono, forse con troppa fretta, il socialismo reale. Ecco che nel 2013 a Praga quasi sicuramente vedremo al governo socialdemocratici e comunisti a braccetto, con la benedizione del capo dello Stato, il socialdemocratico “rosso” Milos Zeman, ex comunista. Zeman ha storicamente un rapporto conflittuale con il leader del Cssd, Sobotka, ecco perchè il prossimo premier socialdemocratico potrebbe essere il numero due del partito, Mihal Hajek. La destra conservatrice del Paese invece è nella polvere, vittima di scandali che hanno minato la fiducia della gente. Ecco che i comunisti cecoslovacchi tornano quindi sotto i riflettori, con buonapace di coloro che negli ultimi vent’anni ci hanno detto che il comunismo era finito.

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