Repubblica Centrafricana: le ragioni nascoste dell’intervento franceseTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Repubblica Centrafricana: le ragioni nascoste dell’intervento francese

Contrariamente all’imperativo umanitario agitato dal presidente François Hollande, “l’Operazione Sanguiris” condotta da 1.200 soldati francesi mira a contrastare l’arrivo dei cinesi e soprattutto a controllare le riserve d’oro, di diamanti e di uranio presenti nel sottosuolo della Repubblica Centrafricana. Un paese più grande della Francia e del Belgio messi assieme e in cui Areva, Total, Bolloré, France Télécom…dettano già legge, nonostante le atrocità.ù

Fonte: Marx21.it

Dopo la Costa d’Avorio di Laurent Gbagbo, la Libia di Gheddafi e il Mali in Africa occidentale (Operazione Serval), la Francia ha deciso il 3 dicembre scorso di intervenire militarmente nella Repubblica Centrafricana, paese situato proprio al centro dell’Africa. François Hollande e i suoi generali hanno assegnato il nome di una farfalla dalle ali rosso sangue a questa operazione militare: la Sanguiris. Questa “Operazione Sanguiris” è entrata nella fase operativa l’8 dicembre, data in cui 800 soldati usciti dalle caserme francesi 72 ore prima, hanno raggiunto i loro colleghi a Bangui, capitale della RCA.

Tale adunata porta a 1.600 il numero dei militari francesi in questo paese che si estende per 622.980 km2, e abitato da cinque milioni di anime dannate da mezzo secolo di guerra e da miserie di ogni tipo. Prima dell’Operazione Sanguiris, l’esercito francese disponeva già di truppe super armate in Centrafrica. Esse sono di stanza all’aeroporto di Bangui-Mpoko.

Ufficialmente, l’Operazione Sanguiris è la risposta ad una “situazione catastrofica”. Una reazione “umanitaria”, per salvare “un popolo che soffre e ci chiama”, ha dichiarato François Hollande il 6 dicembre in occasione del summit Africa-Francia che si è svolto all’Eliseo.

I francesi devono essere orgogliosi di intervenire ovunque in modo disinteressato”, ha aggiunto il “socialista” Hollande. Lo stesso giorno e nel medesimo luogo, il Segretario generale dell’ONU, si era unito al presidente francese per salutare la decisione presa dal successore di Nicolas Sarkozy. Ban Ki Moon si era personalmente spostato a Parigi per partecipare alla messa solenne franco-africana organizzata e presieduta da Hollande dal tema ufficiale: “Pace e sicurezza in Africa”.

Prima, a loro volta, Ban Ki Moon e altri funzionari dell’ONU come Navi Pillay e Jan Eliasson, avevano agitato lo spettro del “conflitto etnico e religioso” che “paralizza il Centrafrica”. Infine l’ONU ha votato la risoluzione 2127 che autorizza un intervento militare africano con l’appoggio delle forze francesi. Che sequenza logica!

La Francia non ha interessi nella Repubblica Centrafricana: vero o falso?

Sarebbe un non senso che la Francia, che non ha una lunga tradizione di filantropia, intervenga in Centrafrica semplicemente per “salvare un popolo che soffre e che ci chiama”. Tanto più che le sofferenze dei centrafricani non risalgono al 2013! Questo popolo soffre dal 1960 delle nefandezze dei sei successivi presidenti: David Dacko, Bokassa I, André Kolingba, Ange F. Patassé, François Bozizé, Michel Djotodia. Tutti sono giunti al potere in seguito ad un colpo di stato. E la mano della Francia, potenza coloniale, è sempre stata percepita o annunciata dietro a questi differenti golpe.

La Francia ha degli interessi in Centrafrica. Oggi controlla l’economia centrafricana e coloro che la dirigono. Bolloré ha messo le mani sulla logistica e il trasporto fluviale. Dal 2007, France Télécom è entrata nei giochi. Areva è presente nella RCA anche se, ufficialmente, il gigante del nucleare non è che alla fase esplorativa. Total rafforza la sua egemonia nello stoccaggio e la commercializzazione del petrolio, anche se deve confrontarsi con Tradex, una società camerunese specializzata nel commercio di prodotti petroliferi.

Dopo l’arrivo al potere di Michel Djotodia nel marzo del 2013, si assiste a Bangui ad un balletto di uomini d’affari e di lobbisti francesi. Jean-Christophe Mitterand, Richard Attias, Claude Guéant, Laurent Foucher, si mettono in evidenza in Centrafrica per il loro attivismo affarista come rileva regolarmente la stampa. E non da adesso.

Quando la Francia installa un nuovo capo alla guida del Centrafrica, nascono nuovi intrecci d’affari che si consolidano in violazione delle leggi e a volte dell’etica. Verso la fine degli anni 70 ad esempio, una scabrosa vicenda, rivelata da un giornale francese, Le Canard enchaîné, ha presentato agli occhi del mondo il tipo di relazioni esistenti tra alcuni presidenti francesi e questi nuovi dittatori che essi pongono alla guida di queste neo-colonie.

Infatti, scaricato dalla Francia cui egli aveva ceduto lo sfruttamento del suo paese senza preoccuparsi degli interessi della popolazione, Bokassa I (si è fatto incoronare come imperatore durante il suo mandato) aveva rivelato i cofanetti di diamanti che offriva in dono al suo omologo francese. Il 10 ottobre 1979, il settimanale satirico Le Canard enchaîné pubblica questa vicenda. La classe politica è colpita. La vicenda sferra un serio colpo alla carriera politica del presidente.

Infangato, Giscard d’Estaing fu sconfitto alle elezioni del 1981 dal “socialista” François Mitterrand. In altre parole, non è in Centrafrica che la Francia deve dare lezioni di morale!

Alla ricerca del paradiso perduto

Dietro alle molteplici “operazioni” belliche, la Francia tenta con le buone o con le cattive di riprendere le sue posizioni economiche in Africa. Il 4 dicembre, mentre le truppe francesi prendevano la direzione di Bangui, Pierre Moscovici presiedeva un forum economico franco-africano a Bercy.

Il ministero francese dell’economia aveva riunito 560 imprenditori francesi e africani, ministri e capi di stato per tentare di salvare il ruolo della Francia in Africa. Il vecchio ministro degli esteri francese, Hubert Védrine, ha fornito una sorta di salvagente al ministro Moscovici alla ricerca di punti cardinali! Si tratta di un rapporto intitolato: Un partenariato per il futuro: 15 proposte per una nuova dinamica economica tra l’Africa e la Francia.

Fin dal primo punto, il Rapporto Védrine propone di rivedere “la politica francese dei visti economici al fine di facilitare la circolazione degli attori economici tra la Francia e l’Africa”. Cosa che è già una vera rivoluzione. Fino ad oggi, gli imprenditori africani che sollecitavano un visto per la Francia erano sottoposti alle stesse condizioni draconiane di un adolescente desideroso di andare a proseguire i suoi studi nell’Esagono. Come se un africano titolare di prospere industrie nel suo paese rappresentasse un rischio migratorio per l’Europa! I tempi sono cambiati. E per “rafforzare l’influenza della Francia in Africa” (15° punto del Rapporto Védrine), le autorità francesi fanno dunque concessioni. Come poteva essere altrimenti? “In dieci anni, la Francia ha perso la metà dei suoi partner commerciali nell’Africa sub-sahariana”, ha riconosciuto Pierre Moscovici.

Di fronte ai 26 capi di stato che hanno preso parte al summit con l’Eliseo, il presidente francese ha moltiplicato le operazioni suggestive. Ha annunciato la messa in opera di un fondo per gli investimenti da 20 miliardi. Ha pure preso l’impegno di assegnare un miliardo di euro all’Agenzia francese dello sviluppo (AFD) per il sostegno dell’industria verde, dell’innovazione e delle nuove tecnologie a favore dell’Africa. E seguendo la logica del suo ministro delle finanze che ha confidato che “l’Africa è un’opportunità per la Francia”, Hollande vuole così riconquistare il cuore degli africani oggi più interessati nei confronti di Pechino e di Nuova Delhi. Infine, il presidente francese ha annunciato la creazione di una fondazione franco-africana all’interno della quale gli investitori privati francesi uniranno le proprie risorse per un maggior valore aggiunto. Ci sono voluti tre secoli perché la Francia ci pensasse!

La Cina, la vera minaccia per l’Eliseo.

L’impero di Mezzo è inevitabilmente citato nel Rapporto Védrine come il principale responsabile del calo della Francia negli scambi con l’Africa. Cosa vera. Nella Repubblica Centrafricana, la Cina ha fatto un’entrata fragorosa nel settore del petrolio. A scapito di Parigi e del suo portavoce neocolonialista nella subregione: Idriss Deby.

In effetti, giunto al potere con un colpo di stato nel 2003 con l’aiuto evidente di Parigi e di N’Djamena (capitale del Ciad n.t.d.), François Bozizé che ha il tempo di farsi eleggere nel 2005, non resiste alle proposte della Cina che moltiplica gli aiuti, accresce i suoi investimenti sul continenti con meno condizioni. Cosa che pone fine all’arroganza e il paternalismo dei “partner tradizionali” dell’Africa.

I risultati di questo avvicinamento con l’impero di Mezzo non si sono fatti attendere. Nel 2008, la Cina ha accordato alla RCA aiuti e un prestito per un ammontare globale di 3,25 miliardi di franchi CFA cioè 4,4 milioni di euro. Lo stanziamento ha permesso di costruire scuole e ospedali in quell’oceano di precarietà che è il Centrafrica.

Qualche mese dopo, il presidente Bozizé si è recato in Asia dove è stato ricevuto il 10 settembre 2009 al Palazzo del Popolo da Hu Jintao, allora presidente della Repubblica Popolare Cinese. Cosa che non poteva rassicurare né Parigi, né N’Djamena. Tanto più che il tutto non si è limitato alla stretta di mano tra il presidente centrafricano e il suo omologo cinese. Nei fatti l’avvicinamento tra Bozizé e Hu Jintao ha permesso alla compagnia cinese CNPC di riprendere il permesso di ricerca, sviluppo e sfruttamento del petrolio di Boromata, nel nord-est del Centrafrica. E’ utile ricordare che per questo giacimento, Ange Félix Patassé, predecessore di Bozizé, aveva concesso un permesso simile al petroliere americano Grynberg RSM. L’industriale di Denver, a causa dell’insicurezza, non ha potuto concludere le ricerche ed il permesso è scaduto nel 2004. L’apertura ai cinesi poteva piacere a coloro che avevano permesso a François Bozizé di accedere al potere? Appena destituito dalle sue funzioni nel marzo 2013, l’ormai ex presidente Bozizé ha affermato sulle onde di Radio France International (RFI) che “sono stato rovesciato a causa del petrolio”. Senza ulteriori dettagli. Tre mesi prima (27 dicembre 2012), il presidente Bozizé aveva pronunciato un discorso nel quale affermava chiaramente che quello che si nascondeva dietro alla crisi che investiva il suo paese altro non era che l’opposizione francese nei confronti della concessione di contratti dello sfruttamento petrolifero ai cinesi. “Ho dato il petrolio ai cinesi e questo è diventato un problema”, scandiva Bozizé, assediato dai ribelli.

Le manovre di Washington.

Il fatto che il presidente Bozizé abbia preso l’abitudine di farsi notare con i dirigenti cinesi ha pure provocato la collera di Washington. E i dispacci diplomatici a tale proposito lo dimostrano a sufficienza. Il 17 giugno 2009, l’ambasciatore americano nella RCA, Frederick Cook, aveva inviato un cablo a Washington nel quale affermava che “le relazioni Francia-RCA sono seriamente sotto tensione. Bozizé crede di essere riuscito a venire considerato il male minore nel paesaggio politico della RCA. Egli crede di essere indispensabile per i suoi vicini e per la Francia, una supposizione che l’ambasciata americana (“AmEmbassy”) a Bangui ritiene essere un errore grossolano”, scriveva allora il diplomatico americano. Un altro dispaccio inviato cinque mesi dopo aveva valore di avviso: “La crescente influenza cinese nella RCA è evidente”.

Il cablo precisava la misura in cui sia gli interessi americani che francesi stavano cedendo terreno a Pechino che continuava “ad accrescere la sua cooperazione militare, la sua diplomazia pubblica e i suoi sforzi di sviluppo”. L’ambasciatore sottolineava con inquietudine che contrariamente ai quattro diplomatici residenti presso l’ambasciata americana di Bangui, l’ambasciata cinese contava una quarantina di effettivi. Frederick Cook aggiungeva che circa 40 ufficiali dell’esercito della RCA venivano formati ogni anno in Cina, rispetto ai due o tre ufficiali che andavano negli Stati Uniti e i 10-15 in Francia. Per peggiorare la situazione, Bozizé ha affidato le riserve petrolifere di Boromata ai cinesi a discapito della Francia e del suo alleato, gli Stati Uniti. Dal momento che queste due potenze hanno eretto il petrolio al rango delle divinità, Bozizé sapeva ormai di stare seduto su una poltrona eiettabile, lo hanno effettivamente destituito il 24 marzo 2013.

La Francia fa finta di combattere per rafforzare la sua influenza nella RCA.

Ricordate. Giovedì 21 novembre 2013 in occasione della consegna del premio della Fondazione Chirac per la prevenzione dei conflitti al dottore congolese Denis Mukwege e a Femmes Africa Solidarité, François Hollande aveva affermato che “si verificano in Centrafrica atti abominevoli. Un caos, crimini estremamente gravi”. Di fronte all’urgenza e ai 400.000 rifugiati in Centrafrica, “dobbiamo agire”, ha aggiunto il presidente francese. Lo stesso giorno, questa volta su France 2, il suo ministro degli esteri ha aggiunto: “il paese è a rischio genocidio”.

Quarantotto ore prima, davanti ad una commissione del Congresso, il direttore della sezione Africa del dipartimento di Stato, Robert Jackson, aveva evocato “una situazione di pre-genocidio” in Centrafrica. Si vede che lo scenario è il medesimo. Il presidente francese annuncia la crisi. Un esponente del suo governo si precipita davanti alle televisioni per descrivere la prossima catastrofe. Una voce “esterna”, di preferenza americana o dell’ONU accredita la tesi allarmista insistendo sulla violazione dei diritti dell’uomo. L’opinione internazionale sottoposta ad un martellamento mediatico e psicologico intensi saluta l’invio delle truppe sul terreno. Poiché una risoluzione è già stata presa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 5 dicembre 2013 per autorizzare le truppe francesi ad agire in appoggio alle forze africane della Misca.

La Séléka.

In Centrafrica, la popolazione è vittima in parte dei soprusi degli esponenti della Séléka (coalizione in sango, lingua nazionale). Ma da chi è costituita questa famosa Séléka? La Séléka è una coalizione di fazioni ribelli dissidenti uscite da molteplici movimenti politico-militari. Troviamo la Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (CPJP), l’Unione delle forze democratiche per la convergenza (UFDR), il Fronte democratico del popolo centrafricano (FDPC). Al culmine della contestazione del potere di Bozizé, due altri gruppi armati sono nati e hanno rivelato il loro obiettivo unendosi alla Séléka. Si tratta della Convenzione patriottica della salute del kodro (kodro in sango significa paese), e dell’Alleanza per la rinascita e la rifondazione (A2R). Senza scordare le orde venute dal Ciad e dal Sudan.

Tutti questi gruppi compositi hanno dunque creato “un’alleanza” di circostanza per raggiungere un preciso obiettivo: rovesciare il presidente Bozizé. Missione compiuta nel marzo 2013. Ora, non vi era che una sola poltrona presidenziale da prendere ed assegnare. Il posto è stato infine occupato da Michel Djotodia. Il vecchio funzionario del ministero del Piano che aveva provato il carcere sotto Bozizé controllava il grosso delle truppe. Le orde ciadiane-sudanesi obbedivano al suo comando. Non è forse stato presentato alla stampa come il miglior interlocutore della Francia e del Ciad che intendevano farla finita con Bozizé, “l’insubordinato”? Subito installato al palazzo presidenziale di Bangui, Michel Djotodia, ha presentato un decreto per sciogliere la Séléka ed annunciare “la risistemazione e l’acquartieramento”. Non riconoscendosi tutti in questa posizione, molti elementi usciti dagli altri gruppi armati non hanno rispettato gli ordini di un capo che in ogni caso non è il loro. Nella Séléka, il contingente ciadiano e sudanese si è trovato a sua volta di fronte ad un dilemma. Essi sono stati utilizzati per installare Djotodia al potere. Ed ora questo annuncia “la risistemazione e l’acquartieramento” e l’integrazione nella Forze armate centrafricane (FACA). Ma non essendo centrafricani, che ne sarà di loro? Il nuovo presidente non sembra aver pienamente soddisfatto i suoi alleati di ieri su tale questione. Le incomprensioni tra i diversi gruppi ribelli da un lato, e tra alcuni capi e le loro truppe dall’altro, sfociano in atrocità generalizzate nel paese. Saccheggi, stupri e assassini in serie diventano l’attività quotidiana di questi uomini cui è stata insegnata la brutalità e il crimine! La catena di comando interrotta e le molte promesse mirabolanti non mantenute, hanno portato ad una situazione in cui nessuno controlla più nulla.

Il paese si trova nella stessa situazione d’ingovernabilità della Libia invasa dagli jihadisti dopo l’assassinio di Mohammar Gheddafi da parte delle truppe NATO con la Francia di Sarkozy e di Bernard Henry Levy in testa.

La situazione centrafricana ricorda stranamente quella che ha prevalso ad Abidjan dopo il rovesciamento di Laurent Gbagbo da parte dei ribelli pro-Ouattara sostenuti dalla Francia. In effetti, dopo la caduta del vecchio capo di stato della Costa d’Avorio, i componenti delle “Forces nouvelles” (gruppo ribelle guidato all’epoca da Guillaume Soro, attuale presidente dell’Assemblea nazionale) sono stati abbindolati. Il denaro e gli altri vantaggi che gli erano stati promessi durante la lotta contro il regime di Gbagbo non sono stati consegnati. Ouattara è diventato Presidente della repubblica. Come rappresaglia, queste Forces nouvelleshanno saccheggiato la capitale ivoriana. Non senza uccidere e torturare molti commercianti innocenti.

In Centrafrica, alla violenza degli elementi della Séléka (essenzialmente musulmani), gli anti balaka rispondono con la violenza. Tale gruppo è formato essenzialmente da elementi cristiani che si presentano come sostenitori di Bozizé. Questo era a capo di una chiesa cristiana. La stampa occidentale si avvale di questo fatto per agitare falsamente lo spettro di un “conflitto interreligioso” se non di un “genocidio” in Centrafrica. Di fronte a questa situazione caotica, l’agitazione non è sempre in funzione di interessi da proteggere o da conquistare? Il fatto è che in Centrafrica la Francia ha tentato di prevenire il caos fino a quando la situazione sul terreno è divenuta incontrollabile. Mentre la missione militare africana Misca, guidata dal generale camerunese Aumenta aveva già dispiegato 2500 soldati, la Francia ha giudicato necessario convincere il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad adottare una risoluzione che le consentisse di inviarvi le sue truppe tricolori. In verità, le truppe francesi hanno preceduto la Risoluzione 2127. Questa è stata adottata il 5 dicembre. Tuttavia, le truppe avevano già lasciato la Francia e si erano dislocate a Douala in Camerun, vicino della RCA. Ma erano necessari tanti militari super equipaggiati per vincere qualche teppista armato di machete e di armi residuali? Le Forze armate centrafricane o ciò che ne resta e la Misca sono incapaci di vincere questi affamati? Inoltre, ci troviamo lì di fronte ad una guerra asimmetrica, con un nemico che non ha un’uniforme identificabile a priori. Non conoscendo il terreno, né la composizione sociologica del paese (molti giungono in Africa per la prima volta dopo il giuramento alla RFI), contro chi si batteranno i soldati tricolori?

Il quindicesimo punto del Rapporto Védrine richiamato prima può consentire di rispondere a questi interrogativi. La questione è di “Rafforzare l’influenza della Francia in Africa”,come consigliato dal vecchio ministro degli Esteri di François Mitterrand. “L’Africa è un’opportunità per la Francia”, riconosce il ministro delle Finanze francese. Come la maggior parte dei paesi occidentali, la Francia è ancora sconvolta dai contraccolpi della crisi che ha scosso l’economia mondiale a partire dal 2007. Giunto al potere in questo periodo agitato, sorpreso dai rapidi progressi dei nuovi attori come la Cina, l’India e il Brasile, Nicolas Sarkozy ha nuovamente indossato il mantello coloniale. E invece della “rottura” annunciata dal candidato Nicolas, l’Africa ha avuto il diritto ad una “continuità” accelerata dal presidente Sarkozy, amico zelante di uomini d’affari della tempra di Charles Pasqua, Vincent Bolloré….Il liberale Sarkozy ha bombardato la Costa d’Avorio e la Libia. Ma è stato vano. La Francia, al termine dei suoi cinque anni di mandato, non ha saputo riprendere il suo posto di primo partner economico nell’Africa francofona, nonostante il sangue versato!

Il “socialista” François Hollande che non aveva fatto dell’Africa una priorità del suo mandato, sembra aver dimenticato tutti gli altri luoghi del mondo – Francia compresa – per rivolgersi verso l’Africa. Come il comandante di un vascello raggiunto dalle acque, moltiplica le sue visite in Africa. Dopo le esequie di Nelson Mandela, alle quali prendeva parte martedì 10 dicembre, François Hollande si è recato sul teatro di guerra in Centrafrica per galvanizzare i suoi soldati che hanno già perso due commilitoni dopo una sola settimana d’azione!

di Olivier Ndenkop | da www.michelcollon.info
Traduzione dal francese per Marx21.it di Massimo Marcori

VAI SULLA PGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top