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sabato , 21 gennaio 2017
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Residenza universitaria Verdi. Una testimonianza fuori dal coro

Alcune puntualizzazione circa le cronache dei giornali di questa mattina. All’interno della Residenza universitaria Verdi 15, dall’occupazione in poi, che sottolineo, non ho mai condiviso, hanno trovato ospitalità decine e decine di studenti, regolarmente iscritti ai corsi di studio, soprattutto studenti stranieri, molti dei quali provenienti dal Pakistan e misura minore dal Nord Africa.

La maggior parte di questi studenti studia al politecnico, molti frequentano corsi di laurea specialistica, tra ingegneria del petrolio ed elettronica. Seguono quotidianamente le lezioni, danno esami. Dall’anno scorso, anno che ha visto la riduzione delle risorse regionali per il diritto allo studio, oltre a non ricevere l’alloggio, non hanno ricevuto neanche la borsa, nonostante ne avessero diritto, rimanendo senza alcun soldo per continuare a studiare e senza alcun aiuto da parte delle istituzioni. La comunità pakistana in particolare ha grosse difficoltà sul territorio torinese non essendo ben radicata come altre comunità del Nord Africa o della Turchia o sudamerica. E’ quasi impossibile avere un lavoro, qualsiasi lavoro. E’ quasi impossibile poter frequentare il politecnico, da stranieri, e dover ogni giorno cercare di arrangiarsi per poter trovare un pezzo di pane e un tetto dove dormire. Nonostante tutto vanno avanti, è il loro sogno, è la loro ultima speranza il raggiungimento della laurea. Le famiglie non riescono ad aiutare i propri figli. Per loro, ripeto, andare a trovare rifugio dalle intemperie e un posto letto (non al caldo) era una questione di sopravvivenza. Stiamo parlando di studenti, nel 2012, iscritti al poli. Il collegio Verdi 15 occupato, ha rappresentato per loro un rifugio sicuro, sebbene precario e contrario alle leggi dello stato, che gli ha permesso di continuare a studiare, dare esami, potersi cucinare un piatto di riso, seguire dei corsi di lingua italiano organizzato da studenti italiani.

Poi c’è stata la socializzazione, il conflitto e tutto il resto. Ma per me sono aspetti secondari. Penso prima al bisogno materiale di avere un tetto, poi a tutto il resto. L’emergenza ora è trovare una sistemazione che possa permettere di continuare i loro studi a questi ragazzi. Ho chiesto ad alcuni di loro di fare un piccolo censimento di chi ha veramente bisogno, di chi non ha altre alternative che dormire a porta nuova o seguire altre soluzioni non proprio nel rispetto della legalità. Gli atenei, l’edisu e le istituzioni locali devono trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. L’inverno è alle porte e questa città non può permettersi di perdere il bene più prezioso, il capitale umano e sociale rappresentato da tutti gli studenti stranieri che scelgono Torino per studiare.

Giusto due parole invece sulla Residenza. La Residenza non è stata ristrutturata, non perchè occupata, ma perchè è venuto a mancare nel corso dell’anno il finanziamento regionale di circa 2 milioni previsti per il progetto di ristrutturazione. L’errore originale, commesso dall’Edisu in questo caso, non avendo fatto i conti con l’incertezza del finanziamento regionale e con le lungaggine amministrative dei bandi e degli appalti, è stato quello di chiudere la residenza a settembre 2011 senza avere la certezza dal giorno dopo la chiusura di iniziare i lavori. Si tratta di 210 posti letto non utilizzati in attesa dei lavori. L’occupazione ha solo permesso di prolungare i termini per la scadenza del finanziamento statale previsto dalla legge in materia di residenze e alloggi universitari, conosciuta come 338. Sentir parlare di danni ingenti sugli organi di stampa significa cercare di spostare l’attenzione sull’assenza dei fondi per la ristrutturazione. Se fosse ancora in campo il progetto iniziale, è come voler scopare delle briciole per far passare l’escavatore.

Ora siamo al punto di partenza. E’ necessario che si intervenga immediatamente per far partire i lavori e rendere la residenza agibile per ospitare i borsisti idonei di posto letto. Anche senza il mega progetto, intervenendo sulla caldaia e su piccoli lavori di manutenzione, buona parte della struttura è abitabile. Certo, aver tolto tutti gli infissi per rendere il collegio meno appetibile per nuove forme di occupazione non dà di certo l’idea di volerla rimettere in sesto nel più breve tempo possibile.
Nessuno può gioire per lo sgombero di ieri. Hanno perso le istituzioni, hanno perso gli studenti.

Simone Baglivo CDA EDISU

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