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martedì , 23 maggio 2017
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Riabilitiamoci alla dignità

Un altro suicidio nelle carceri, il primo del 2014 nel Lazio, questa notte nel carcere romano di Rebibbia. Una fotografia di quanto siamo lontani dal rispetto della dignità.

Fonte: Oltremedianews

“Questo è solo l’inizio” si dice, e mai è stato più letterale di ora: a soli sei giorni dall’inizio del 2014, già si contano le vittima della cattiva – per non dire pessima – organizzazione delle carceri italiane. Sotto accusa da tanto, troppo, tempo, in pochi giorni hanno già dato i loro “frutti”: è infatti di pochi giorni fa l’annuncio della prima morte ( il 3 gennaio, ad Ivrea) in carcere.La lugubre “medaglia d’argento” è toccata a Rebibbia, carcere di Roma, in cui ieri sera, verso le 23, Francesco D.F. si è impiccato legando la camicia alla cerniera della porta del bagno. L’uomo, di 52 anni, era dallo scorso luglio in attesa di giudizio, dopo esser stato accusato dell’omicidio della madre. Subito dopo l’arresto, l’uomo era stato recluso a Regina Coeli e da qui, successivamente, trasferito all’osservazione psichiatrica di Rebibbia Nuovo Complesso. Nei prossimi giorni avrebbe dovuto essere trasferito nel reparto per minorati psichici di Rebibbia Penale.

Secondo il Garante Angiolo Marroni questo nuovo decesso “riporta drammaticamente in primo piano il problema dei reclusi con gravi problemi psicologici. Il carcere è un luogo duro, in grado di piegare anche i caratteri più forti, figurarsi l’impatto che può avere con quanti hanno già delle sofferenze psichiche. Il problema è che, spesso, il sovraffollamento non consente di capire se queste persone abbiano una sofferenza tanto grave da indurle a privarsi della vita.”

“A Rebibbia – scrive il segretario regionale della Cisl Fns Massimo Costantino che ha dato questa mattina la notizia - il sovraffollamento assume un livello emergenziale. Soprattutto negli istituti penitenziari dove il numero regolamentare dovrebbe essere 1.218, quello tollerabile  di 1.696, ma i presenti risultano essere circa 1.700, il personale tutto, purtroppo, deve far i conti anche con il numero elevatissimo dei detenuti e i carichi di lavoro sono raddoppiati e alcuni operatori espletano servizio in due e più posti di lavoro. Per la Fns Cisl Lazio – conclude – occorre: una nuova riforma del sistema carceri, ammodernamento, manutenzione e messa in sicurezza delle strutture penitenziarie che valorizzi il lavoro in un contesto al limite della sopportabilità e l’adeguamento degli organici della Polizia Penitenziaria”.

I suicidi nelle carceri italiane hanno una frequenza circa 19 volte maggiore rispetto a quelli delle persone libere - aggiunge il vicesindaco di Roma Luigi Nieri - I detenuti che si tolgono la vita, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono particolarmente difficili a causa del sovraffollamento, ma anche delle poche attività trattamentali e della scarsa presenza del volontariato. Anche per questo le attività trattamentali vanno finanziate, il volontariato sostenuto e il sovraffollamento sistemico sconfitto, attraverso la revisione di norme liberticide che riempiono le carceri e non risolvono i problemi”.

Il problema inizia ben presto a ruotare attorno ad una questione fondamentale: quella della dignità della persona, in generale, e in particolare quella della dignità umana nella pena e nella rieducazione del condannato, che, sola, consente una riabilitazione effettiva. Per dirla con le parole di Nieri: ”Con il sovraffollamento, paradossalmente, aumenta la solitudine dei detenuti,  visto che diminuisce, in termini di tempo disponibile, l’attenzione che gli operatori possono dedicare ai singoli reclusi. Bisogna tutelare la dignità delle persone incarcerate costruendo per loro un percorso di riabilitazione effettiva, per non togliere a una persona già privata della libertà personale, anche il rispetto di se stesso e la voglia di vivere. La pena, è scritto nella nostra Costituzione, deve avere funzioni rieducative.

 Giorgia Pratesi

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