Ricostruire il "sogno comunista"Tribuno del Popolo
venerdì , 31 marzo 2017
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Ricostruire il “sogno comunista”

Gli ultimi vent’anni hanno visto il trionfo del “sogno americano” declinato in tutte le sue varianti. L’ “american dream” però non ha migliorato il mondo, anzi. Da qui la necessità del rilancio di un modello alternativo da contrapporre a quello, declinante, offerto dall’Occidente capitalistico.

Da quando l’Unione Sovietica è crollata il modello capitalistico all’americana non ha avuto più alcun contraltare a livello mondiale, non ha più avuto competitors ufficiali potendo così dispiegarsi a livello mondiale con una pervasività finora solo immaginata. Del resto per tutto il XX secolo abbiamo assistito a uno scontro duro e quasi fisico tra capitalismo e comunismo, uno scontro dall’esito niente affatto scontato che ha finito per modificare entrambe le proposte economiche e politiche. In che modo? Innanzitutto il capitalismo per sopravvivere ha dovuto modificarsi mutuando dal socialismo tutti quegli elementi che rischiavano di allontanare le masse popolari dalla vulgata capitalistica. Da qui la copiatura del welfare state, intuendo che lo Stato doveva intervenire per evitare che gli squilibri sociali ed economici portassero, prima o dopo, milioni di persone a venire sedotte dal socialismo. Da qui la grande intuizione del capitalismo, quella appunto di prendere dal sistema contrapposto una serie di elementi, uno stratagemma che ha consentito al capitalismo occidentale di sopravvivere al confronto col comunismo. Con il crollo del modello alternativo, quello socialista appunto, il capitalismo non ha più avuto il timore di venire scalzato dalla storia, anzi, rassicurato dal fatto di essere l’unico modello possibile, ha cominciato persino a potare, letteralmente, tutti quei rami che aveva fatto crescere a imitazione del socialismo. Da qui l’emergere del capitalismo più radicale, quello necon dell’ultraliberismo, quello della fiducia totale nel mercato e della diffidenza totale nei confronti dello Stato. Il capitalismo si è quindi dispiegato in tutta la sua ferocia, con l’individualismo che ha sostituito valori come solidarietà e cooperazione, con il profitto che ha travolto tutto il resto, diventando l’unica cosa che conta e l’unico parametro con il quale valutare l’agire umano. Un apparato mediatico capillare e occhiuto poi, continua a martellare con l’idea che il capitalismo sia l’unico orizzonte possibile per il mondo, raccontando come se fosse una verità indubitabile che il “comunismo ha fallito“, ed è quindi da abbandonare come un corpo inerte e inutile, accettando così come unica aspirazione quella, ben più modesta, non tanto di cambiare il mondo, ma di riformare blandamente il capitalismo. Questa operazione per certi versi totalitaria di presentare la “democrazia” capitalistica all’americana come il migliore dei mondi possibili si sposa poi con l’esclusione sociale e l’emarginazione sociale che colpisce proprio quelle persone che non vogliono sottomettersi ai valori imposti dal mainstream. Costoro si trovano sempre più atomizzati e alienati, privi di uno sbocco politico in grado di coinvolgerli e organizzarli, privi anche della speranza in un sogno in quanto il sogno del “Sol dell’Avvenire” è stato brutalmente spento. Una reazione così scomposta nei confronti del grande sogno comunista comunque si spiega perfettamente, ben si capisce che l’ “American dream” non può tollerare sogni concorrenti, e può tollerarli ancor meno in un momento in cui l’economia occidentale si trova ad affrontare una crisi sistemica gravissima. Da qui la necessità non tanto di rilanciare vecchi modelli economici che sarebbero facilmente attaccabili, quanto di rilanciare il “sogno comunista”, ovvero quella grande e nobile aspirazione alla costruzione di un mondo che superi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di una classe sociale su un altra. Rilanciare la costruzione di un mondo che, anelando alla distruzione dei privilegi e dello sfruttamento, consenta all’uomo di sognare in un futuro migliore di giustizia, permettendogli così di avere nuovamente un progetto, un ideale, un sogno, una ideologia. E se vi sono personaggi che sostengono che le ideologie ormai sono morte, non è forse una ideologia quella del libero mercato, del profitto a tutti i costi, della democrazia che si esporta a suon di bombe?

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/khosu/4172675362/”>Edgar Rubio</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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