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sabato , 21 gennaio 2017
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Riemerge l’Italofobia

Riemerge l’Italofobia

In Svizzera incrementa la protesta contro gli italiani che lavorano nel paese elvetico. Un breve excursus sull’ emigrazione italiana.

ITALIAFOBIA

Fonte: Oltremedianews

La disperazione economica di alcuni, crea il razzismo di altri. È la storia che ce lo insegna.

In questi giorni in Svizzera incrementa la protesta nei confronti dei lavoratori italiani. Nel Canton Ticino sono apparsi cartelloni pubblicitari che contestano i troppi lavoratori italiani e romeni che rubano il lavoro agli svizzeri. Se fino a poco tempo fa il termine usato dagli svizzeri per denigrare gli italiani era Maiser (uomo del mais, Polentone), oggi addirittura gli italiani vengono raffigurati come ratti che rubano il formaggio (lavoro) agli svizzeri.

La protesta è contro gli operai a basso costo che hanno fatto crollare i prezzi del 40%. Nonostante la Svizzera rappresenti uno degli stati europei con la maggior presenza di immigrati, il 22%, sembra che ciò non rappresenti un elemento di diversificazione rispetto a quanto la storia ci ha trasmesso.

È proprio il caso di dire che la ruota gira. Basta fare un brevissimo excursus relativo all’emigrazione italiana per capire come è facile che i ruoli si invertano.
Gli emigranti italiani che negli anni 30 sono espatriati in America del nord hanno dovuto affrontare l’ira degli americani che vedevano l’italiano come l’invasore pronto a rubare il lavoro altrui. Emblematico l’episodio di New Orleans risalente al 1891, quando furono linciati 9 italiani, tutti siciliani, accusati ingiustamente di aver ucciso il capo della polizia urbana. Linciati solo per un pregiudizio: l’essere italiani in terra americana.

Con gli anni la situazione economico-occupazionale italiana è incrementata, dapprima l’emigrazione della gente del sud verso il nord industrializzato, dove gli emigranti del mezzogiorno venivano denigrati da chi pensava che il “Terrone” rubasse il lavoro al Padano.
Successivamente si sono invertiti i ruoli. Dopo il boom economico degli anni 90, popolazioni provenienti da Paesi poveri o, “semplicemente”, dilaniati a causa della guerra, si sono spostate in Italia per cercare di costruirsi un futuro migliore.

Purtroppo, nonostante le tante esperienze di migrazione, in Italia, molte persone vedono ancora il nord africano, che fugge dalla propria terra a causa di una guerra civile infinita, o il rumeno, che cerca di racimolare qualcosa per poter costruire un futuro per se e per la propria famiglia, come degli invasori.

Sicuramente tale emigrazione causa uno dei più gravi malesseri di oggi, quello del lavoro nero. Da una parte la mancanza di controlli e dall’altra la mancanza di garanzie, permette al datore di lavoro di poter offrire un lavoro a nero, imponendo orari massacranti in cambio di un corrispettivo economico bassissimo. Ma oltre a tutelare l’operaio, chi tutela il datore di lavoro dai soprusi dello Stato?

 Nicola Gesualdo

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