Riflessioni sul programma di Syriza e il futuro della GreciaTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Riflessioni sul programma di Syriza e il futuro della Grecia

Riflessioni sul programma di Syriza e il futuro della Grecia

Le elezioni greche hanno generato molte aspettative a sinistra, nella speranza che la vittoria di Tsipras e di Syriza possa cambiare gli equilibri europei e quindi aprire la strada alla fine dei programmi economici di austerità che hanno colpito i paesi europei negli ultimi anni. Al contempo, l’alleanza con il Partito dei Greci Indipendenti ha colto di sorpresa molti.

Partirò da un’analisi del programma di Syriza e di come è mutato rispetto al 2012. Cercherò poi di indicare le conseguenze delle scelte post elettorali. Le differenze con il programma del 2012 Il programma di Syriza è stato presentato a Settembre a Salonnico durante un discorso tenuto da Tsipras e poi ampiamente diffuso in rete. Il discorso può essere trovato qui in inglesei mentre la traduzione italiana è disponibile quii . Innanzitutto non si possono non notare importanti differenze con il programma che Syriza presentò solo due anni e mezzo fa, quando per la prima volta arrivò a pochi passi dal governo della Greciaiii. Il programma attuale tratta esclusivamente il tema economico, non lasciando alcuna indicazione su altri importanti temi. In particolare due punti risaltano per la loro assenza. Se nel 2012 Syriza chiedeva l’uscita dalla Nato e il ritiro dal territorio greco di tutte le truppe americane (oltre che il ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dall’Iraq), ora non vi è traccia di tutto questo. Così come non viene più chiesto il drastico taglio della spesa militare o la fine degli accordi di cooperazione militare con Israele. Inoltre è sparito anche il proposito di abolire i privilegi fiscali della Chiesa Ortodossa greca, forse il maggiore proprietario di immobili ed esentata dal pagamento di imposte. Non si dice niente inoltre sulle nuove crisi che si sono sviluppate negli ultimi due anni e che chiederebbero una presa di posizione chiara da parte di un futuro governo di sinistra: la posizione sull’Ucraina, le sanzioni alla Russia, la situazione in Siria. Ma anche temi più vicini ai greci come la situazione a Cipro e le relazioni con la Turchia non sono trattati. Su tutti questi importanti temi il comportamento di Tsipras ha colmato i vuoti del programma. Per quanto riguarda la Chiesa Ortodossa, Tsipras si è recato in visita sul monte Athos lo scorso agosto, lodando i comuni ideali di uguaglianza e solidarietà, in un paese in cui la Costituzione impone ancora la religione ortodossa come religione di Stato e dove non si è dimenticato il sostegno al regime dei colonnelli. Allo stesso modo, nell’incontro di Ottobre tra Tsipras e le gerarchie militari, non sono stati riportati impegni per la riduzione della spesa militare o riguardo agli impegni militari. Al contrario il ministro ombra degli esteri ha affermato che l’uscita della Nato non è al momento in agenda. In generale, come nota l’agenzia finanziaria Bloomberg, le posizioni di Syriza si sono progressivamente ammorbidite su tanti temi internazionaliiv. Con un pessimo segnale che era arrivato da Bruxellesv da alcune votazioni nel corso della discussione sulla risoluzione contro la Russiavi . Il programma economico Dal punto di vista economico, Syriza mantiene lo stesso punto di vista di fondo che l’aveva caratterizzata nel 2012 (e in realtà sin dalla sua fondazione): l’idea alla base del programma è quella di non uscire dall’Euro o dall’Unione Europea, quanto di trasformarla dall’interno in senso sociale. Anche su questo aspetto però le posizioni di Syriza sembrano essersi ammorbidite. In particolare nel 2012 si chiedeva la nazionalizzazione delle banche, oltre che degli ospedali privati e delle imprese ex pubbliche in settori strategici per la vita nazionale. Queste proposte sono state eliminate dal programma per il 2015: al contrario si parla solamente della creazione di una banca pubblica con obiettivo quellodi investire nell’economia greca. Più in generale non si parla di nazionalizzazioni, eliminando quindi il tema della programmazione economica ad opera dello Stato. Il cuore del programma di Syriza è quindi il debito pubblico, in relazione quindi alle politiche imposte dall’Unione Europea e dalla Troika, come chiave per cambiare direzione in Grecia e in Europa. Syriza si propone di ottenere la cancellazione della maggior parte del debito greco; di ottenere una moratoria sul pagamento del debito restante per accumulare fondi per la crescita; di pagare il restante debito con la crescita e non con avanzi di bilancio. A questo si aggiunge il proposito di modificare le politiche europee: esclusione degli investimenti dai vincoli di bilancio imposti dagli stati; un forte programma di investimenti europeo, sul modello di quello di Roosevelt negli anni ’30 (il New Deal); la possibilità per la Bce di acquistare i titoli di stato europei all’emissione. Inoltre Syriza chiede che sia rimborsato alla Grecia il prestito forzoso imposto dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. In particolare va notato come la cancellazione del debito della Grecia non sarebbe contrattata direttamente con i creditori, ma all’interno di una conferenza europea sul debito, sul modello di quella creata nel 1953 per il debito tedesco. In attesa che queste misure possano essere attuate, Syriza propone un programma sociale per alleggerire le condizioni di vita dei greci, cadute spesso a livello di sopravvivenza. Questo programma prevede programmi per l’occupazione, di contrasto della povertà ormai dilagante, di investimenti pubblici e di riforma dello stato greco. Il programma sarà attuato con un pareggio di bilancio, cioè senza generare disavanzi, anzi prevedendo entrate superiori alle uscite. I limiti del programma di Syriza Anche tralasciando le reticenze sulla politica estera, se il programma fosse attuato rappresenterebbe un grosso passo avanti rispetto alla situazione attuale della Grecia e dell’Europa. Restano però alcuni dubbi sulla sua realizzabilità da un punto di vista politico. Come sottolinea Krugman in un editoriale scritto dopo la vittoria di Syriza “If anything, the problem with Syriza’s plans may be that they’re not radical enough. Debt relief and an easing of austerity would reduce the economic pain, but it’s doubtful whether they are sufficient to produce a strong recovery. On the other hand, it’s not clear what more any Greek government can do unless it’s prepared to abandon the euro, and the Greek public isn’t ready for that.”vii [Piuttosto, il problema del piano di Syriza può essere quello che non è abbastanza radicale. La cancellazione parziale del debito e l'allentamento dell'austerità ridurrebbero la sofferenza economica, ma difficilmente saranno sufficienti a produrre una forte ripresa. D'altra parte, non è chiaro cos'altro possa fare qualsiasi governo greco, a meno che non sia pronto ad abbandonare l'euro, e il popolo greco non è pronto per questo] Krugman sembra condividere il punto di vista espresso da Emiliano Brancaccio sul tema: “ È esattamente lo scenario di “mezzogiornificazione” europea e di violenta centralizzazione dei capitali al quale ambiscono i portatori degli interessi prevalenti, in Germania e non solo. Questi soggetti stanno ottenendo quel che volevano: perché dovrebbero mutare la loro posizione a seguito di una vittoria di Tsipras? Al limite offriranno un’austerità appena un po’ mitigata, un piatto avvelenato che condannerebbe Syriza alla stessa agonia che ha ridotto ai minimi termini il Pasok di Papandreou”viii In sostanza le modifiche che Syriza si propone sono di difficile attuazione, poiché sarebbero osteggiate dall’Europa del Nord, che trae grande vantaggio dalla situazione attuale e che non avrebbe alcun interesse ad alcuna modifica sostanziale dei trattati. Nella migliore delle ipotesi la deindustrializzazione della Grecia continuerebbe (in favore dei paesi del Nord) e trasformerebbe il Sud Europa in un’area di manodopera disperata ea basso costo (magari mantenuta da un reddito minimo) disposta a migrare in cerca di occupazione. Come lo stesso Brancaccio sottolineava tre anni faix x “Il problema della posizione di Tsipras è che era palesemente contraddittoria. Essa ha messo in evidenza l’incapacità dei vertici di Syriza di affrontare in modo esplicito le possibili conseguenze derivanti da un eventuale fallimento della richiesta di rinegoziazione del debito. Cosa avrebbe fatto Tsipras se la Germania e le autorità europee si fossero limitate a proporre delle revisioni marginali degli accordi e avessero rifiutato di avviare una profonda rinegoziazione del debito? Il leader di Syriza in questi giorni ha eluso il problema. Egli cioè ha evitato di ammettere che, a quel punto, sarebbe stato costretto ad affrontare la crisi abbandonando la moneta unica europea e mettendo in discussione, se necessario, anche il mercato unico dei capitali e delle merci.”xi Svolta post elettorale? Come sottolinea lo stesso Brancaccio “Soprattutto in tema di moneta, ciò che una forza politica dichiara in campagna elettorale vale solo fino a un certo punto.”. E, visti i primi passi di Tsipras, sembra averci preso. Da un lato si osserva chiaramente che sul tema dell’Euro e dell’Unione Europea l’opinione di Syriza non è mutata negli anni ed è coerente con quella del Partito della Sinistra Europea di cui è membro fondatore e di cui Tsipras è vice presidente. D’altra parte l’alleanza con la destra dei Greci Indipendenti, che come Syriza chiedono la fine dell’austerità e il rimborso del debito forzoso della seconda guerra mondiale, indica un possibile cambio di rotta verso un’opzione patriottica e ostile all’Unione Europea. Anche sul tema della Russia (e dell’Ucraina) Tsipras ha effettuato un brusco cambio di direzione subito dopo le elezioni. Se prima era stato ambiguo fino alla reticenza, e il voto al Parlamento Europeo aveva dato un’indicazione preoccupante, dopo le elezioni i segnali sono andati verso un chiaro avvicinamento alla Russia di Putin. Va notato che le due posizioni sono mutualmente indispensabili: l’unica via possibile per modificare veramente i trattati europei, e intaccare così quegli squilibri interni all’area Euro che hanno causato l’impoverimento e la deindustrializzazione, è quella di porre sul tavolo della trattativa l’uscita della Grecia dalla moneta unica xii. Per essere credibile tale minaccia necessita di un’alternativa concreta, che permetta all’economia greca di avere relazioni commerciali nel periodo immediatamente successivo all’uscita dall’Euro. Una concreta possibilità sarebbe quella di stringere le relazioni con i Brics, in particolare con la Russia.xiii Sembra quindi che l’avvertimento di Brancaccio fosse molto sensato. Il comportamento successivo alle elezioni in tema di Russia (si veda la minaccia di porre il veto su ulteriori sanzioni xiv) è radicalmente diverso da quello precedente. Così come la volontà di andare a uno scontro diretto con l’Unione Europea sul tema del rimborso del debito e dei vincoli di bilancio. Concentrarsi sul tema economico, tralasciando il resto, così come la posizione molto moderata su tutti i temi può essere stata una tattica per evitare di alienarsi consensi indispensabili per la vittoria, consensi che sono venuti da settori socialisti e della destra di Nuova Democrazia, colpiti dai provvedimenti europei, ma titubanti su un’uscita immediata dall’Euro e dalla Nato. Un ruolo importante è stato giocato anche dalla grande eterogeneità di posizioni presenti dentro Syriza. Una diversità di posizioni (anche su temi importanti come gli schieramenti internazionali o l’Unione Europea) che ha caratterizzato Syriza fin dalla sua formazione, ma che è ulteriormente aumentata con l’entrata in massa di quadri del Pasok negli ultimi anni. Non conosco gli equilibri interni di Syriza, ma posso ipotizzare che nel partito sia prevalente una posizione più moderata e ostile a rotture verticali. Probabilmente Tsipras ha utilizzato l’alleanza con i Greci Indipendenti per rovesciare questo equilibrio. Sapremo molto presto se Tsipras sarà coerente con questa nuova positiva svolta e se l’equilibrio su cui si regge il suo partito e la sua coalizione reggeranno allo scontro con l’Unione Europea, con la Troika e con la Nato. Il nuovo governo ha già rifiutato il prestito di 7 Miliardi che doveva arrivare a fine Febbraio, poiché la contropartita erano ulteriori contro riforme. Nel contempo, il governo di Samaras ha lasciato solo 2 Miliardi di euro nelle casse greche. A tutto questo va aggiunto il costo dei 12 Miliardi necessari ad attuare il programma elettorale. Il rimborso del debito che Tsipras rifiuta prevede un pagamento di 23 Miliardi nel 2015, di cui 4 Miliardi entroMarzo e 8 in Luglio e Agostoxv. La prova del fuoco arriverà quindi molto presto. Oltre l’euforia e la speranza Il voto greco ha suscitato, fin dall’indizione delle elezioni, una speranza nei partiti di sinistra specie nell’Europa del Sud, a cui si è aggiunta l’euforia dopo il risultato che ha portato Syriza ad essere il primo partito in Grecia. Al dibattito anche franco si sono sostituite sempre più spesso forme di discussione più simili al tifo da stadio, ostili a qualsiasi tentativo di analisi o di critica.

Lo stato di difficoltà della sinistra italiana è stato chiaramente evidenziato nei giorni successivi alla vittoria elettorale. Molti tifosi si sono trasformati il giorno dopo in feroci critici, per via della scelta di Tsipras di non avere ministri donne o per via dell’alleanza con un partito di destra nazionalista. Questo mostra un ritardo ideologico, che si esprime nella difficoltà nel riconoscere che la lotta di classe non si esprime solamente nello scontro contro lo sfruttamento in fabbrica, ma anche nella lotta per l’indipendenza nazionale. Come ci ricorda Losurdo “Siamo dunque in presenza di tre grandi lotte di classe: gli sfruttati e gli oppressi sono chiamati a modificare radicalmente la divisione del lavoro e i rapporti di sfruttamento e di oppressione che sussistono a livello internazionale, in un singolo paese e nell’ambito della famiglia. […] Abbiamo dunque tre forme di lotta di classe emancipatrice, tra le quali non c’è armonia prestabilita: come combinarle nelle diverse situazioni nazionali e a livello internazionale in modo che possano confluire in unico processo di emancipazione, è questa la sfida con cui deve misurarsi una sinistra autentica.”xvi Una sinistra che ha difficoltà ad individuare quale è la contraddizione principale è una sinistra che non riesce a uscire dalla propria crisi. E la contraddizione principale oggi è certamente quella che oppone la Grecia (e l’Europa del Sud) alla Germania (e all’Europa del Nord) e che ha ridotto in pochissimi anni il popolo greco a livelli di sussistenzaxvii . La situazione di incertezza unita all’aperta ostilità che ha colpito il governo Tsipras in questi giorni mi spinge ad esprimere un invito a tutta la sinistra italiana, in particolare a quella comunista. L’importanza della situazione attuale in Grecia e in Europa richiede freddezza e capacità d’analisi. E soprattutto lucidità nell’azione. La giusta euforia per il risultato elettorale della sinistra greca (dove anche il Partito Comunista Greco (KKE) ha aumentato i seggi) non deve offuscare la nostra ragione. I rapporti di forza nazionali e internazionali, il più generale equilibrio tra le classi in Europa e nel mondo, saranno purtroppo molto più determinanti del nostro entusiasmo e delle nostre speranze.

 

Note

i http://syriza.net.gr/index.php/en/theseis/45-what-the-syriza-government-will-do

ii http://listatsipras.eu/blog/item/2842-grecia-il-programma-di-governo-di-syriza.html

iii  http://web.rifondazione.it/home/index.php/12-home-page/7794-programma-di-syriza 

iv http://www.bloomberg.com/news/2015-01-14/syriza-massages-foreign-policy-goals-as-it-smells-power.html 

v http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25023-riflessioni-sul-voto-del-parlamento-europeo-sullaquestione-ucraina.html

vi Su questo tema, così come sulle relazioni con gli Usa, preoccupano le opinioni espresse da uno dei 4 economisti che si occupano del programma di Syriza. Sebbene non sia una posizione ufficiale, questi afferma che “ L’idea di libero mercato con gli Stati Uniti è splendida. Il problema è che il TTIP non riguarda il libero commercio […].Nello stesso modo, riguardo il tema della sicurezza. L’Ucraina dovrebbe essere stabilizzata e la Russia democratizzata.” http://yanisvaroufakis.eu/2015/01/01/greek-and-europeanprospects-for-2015-interview-in-lantidiplomatico/

vii http://www.other-news.info/2015/01/ending-greeces-nightmare/

viii http://temi.repubblica.it/micromega-online/brancaccio-%E2%80%9Cl%E2%80%99eurozona-insostenibile-tsipras-valuti-anche-l%E2%80%99uscita-dall %E2%80%99euro%E2%80%9D/

ix Proprio su questo tema, i due partiti comunisti italiani mostrarono le proprie vere differenze strategiche. I Comunisti Italiani sottolinearono che “È stato già scritto (l’economista Brancaccio, tra gli altri), che anche la posizione di Syriza contiene in sé un elemento problematico e contraddittorio: a fronte di una manifesta indisponibilità della Germania e dell’Ue nel suo insieme – come stiamo verificando proprio in questi giorni – a concedere alla Grecia correzioni sostanziali al Memorandum, se non piccole ed insignificanti modifiche, quali margini esistono per la Grecia di sottrarsi ad una politica di massacro sociale, restando al tempo stesso legata alle compatibilità dell’Ue e dell’eurozona? [...] Ci sono i margini politici ed economici per questa “terza via”? O viceversa l’alternativa secca che si pone ai comunisti e alle forze di sinistra è: o si capitola ai diktat dell’UE e dei suoi poteri forti o se, invece, si tiene duro sul no a questa linea si innesta una dinamica destinata in ultima analisi a portare un paese (oggi la Grecia, domani, forse, altri paesi in cui la crisi dovesse approfondirsi) fuori dall’euro e da una Ue che si configura sempre più intrecciata al sistema imperialista euro-atlantico?” http://www.marx21.it/internazionale/europa/2003-dopo-il-votogreco-e-francese-alcuni-spunti-di-riflessione.html

x Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, dissentì fortemente dalla posizione di Brancaccio. Infatti affermò che “Ho letto l’articolo di Brancaccio in cui dice che Syriza ha perso a causa della sua ambiguità. In tutta franchezza la tesi mi pare completamente sbagliata e ancor più sbagliato è far discendere la posizione di Syriza dal liberoscambismo di sinistra. In primo luogo dire che un partito che passa dal 6 al 27 per cento in tre mesi ha perso mi pare un modo strampalato di affrontare la faccenda. Syriza in queste elezioni, non è diventata il primo partito e quindi non guiderà questo governo. Da qui a dire che ha perso secondo me ce ne passa. La situazione greca è tutt’altro che stabilizzata e la partita è ancora tutta aperta. In secondo luogo vi è un errore di tipo illuministico: come se la gente votasse puramente e semplicemente sulla valutazione delle posizioni politiche – quelle espresse sul financial times in lingua inglese magari – e non con mille altre motivazioni: ad esempio è un caso che Syriza vince in tutte le grandi città e perde nelle campagne? che vince tra i giovani e perde tra gli anziani? Forse le elezioni sono un po’ più complicate… In terzo luogo, ho l’impressione che se Syriza avesse scelto la strada indicata da Brancaccio di indicare le misure da prendere in caso di fallimento della trattativa, probabilmente non sarebbe arrivata al 10%. In quarto luogo se il problema è di dire che bisogna uscire dall’euro, il KKE, invece di dimezzare i voti a favore di Syriza avrebbe dovuto vincere le elezioni. Finisco qui. Ho molto apprezzato il libro di Brancaccio ma questo articolo su Syriza mi è parso completamente sbagliato.”

 xi http://www.emilianobrancaccio.it/2012/06/18/syriza-paga-lambiguita/

xii E’ da sottolineare che, sebbene l’uscita dall’Euro della Grecia arrecherebbe danno anche ai paesi del Nord e potrebbe innescare un effetto a catena su altri paesi “Piigs”, non è garantito che possa avere successo. I paesi del Nord potrebbero ritenere che il processo di deindustrializzazione del Sud renda quest’ultimo impossibilitato a competere per molti anni, anche in caso di uscita dalla moneta unica. In questo caso il Nord potrebbe semplicemente accettare l’uscita del Sud, considerando inferiori i costi della sua uscita rispetto a quelli di una sua permanenza. Detto questo, l’unica possibile arma per modificare la situazione attuale, resta quella della minaccia di un’uscita dalla moneta unica.

xiii Le crescenti relazioni tra Russia e Turchia, soprattutto sul tema del gas e dei gasdotti, faciliterebbe anche le relazioni tra Grecia e Turchia sui tanti punti di scontro, non ultimo Cipro. Come sottolinea Demostenes Floros in un recente articolo “Il presidente russo ha illustrato al contempo il progetto di una nuova pipeline sotto il Mar Nero, con approdo in Turchia, ai confini con la Grecia.” Un allungamento della pipeline non costerebbe molto in termini di realizzazione e porterebbe alla Grecia preziose materie prime e flussi finanziari indispensabili in caso di uscita dall’Euro. http://temi.repubblica.it/limes/le-contromosse-della-russia-nella-guerra-freddafinanziaria/67590

xiv http://www.marx21.it/internazionale/europa/25061-la-grecia-di-tsipras-rompe-il-fronte-europeo-sulla-russia-nasceun-asse-con-putin.html

xv http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/01/31/la-grece-se-dit-prete-a-se-passer-de-7-milliards-d-euros-de-lue_4567222_3214.html

xvi http://www.criticaliberale.it/news/105155

xvii Non ritengo peraltro che la promozione delle donne negli organismi decisionali in politica o in economia sia un segno di liberazione della donna.

Lorenzo Battisti

Fonte: Marx21.it

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