Riflessioni sulle elezioni municipali francesi: la sconfitta dei socialisti, la resistenza del PcfTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Riflessioni sulle elezioni municipali francesi: la sconfitta dei socialisti, la resistenza del Pcf

Molte considerazioni frettolose sono circolate sulle reti sociali e sui blog riguardo alle elezioni municipali francesi. Spesso queste riflessioni erano indirizzate al dibattito italiano piuttosto che basate su una seria analisi di quanto era avvenuto in Francia. Ora che i dati definitivi sono usciti è possibile capire in maniera precisa cosa è successo e trarne degli insegnamenti.

Fonte: Marx21.it

L’astensione e l’attacco agli enti locali

Le elezioni municipali si svolgono contemporaneamente in tutta la Francia ogni 6 anni. I sistemi elettorali variano molto, a seconda che l’elezioni coinvolga un comune piccolo, uno medio, una grande città o uno dei municipi. In generale il sistema adottato è quello del proporzionale con un premio di maggioranza per la coalizione vincente.

Il primo dato da osservare è quello dell’astensione che è aumentata di quasi 5 punti, passando dal 33,46% al 38.72%. Il dato è maggiore rispetto a quello delle presidenziali (dove forte era la competizione tra Hollande e Sarkozy), ma inferiore a quello delle legislative.

Anche in Francia le politiche locali perdono sempre più margini di manovra a causa dei tagli ai comuni: con sempre meno risorse, diventa difficile per gli amministratori realizzare politiche che vadano oltre i compiti istituzionali che gli sono attribuitii. Tuttavia le ragioni più forti dell’aumento dell’astensione, come degli altri risultati di queste elezioni locali, vanno cercate nelle politiche socialiste degli ultimi due anni.

La disfatta dei socialisti: l’onda blu sommerge la Francia

Sembra davvero impossibile, ma solo due anni fa, in occasione delle legislative si parlò di una “onda rosa” che sommergeva la Francia. In così poco tempo i socialisti sono riusciti a sperperare un fatto epocale come quello di avere la maggioranza in tutte le istituzioni francesi.

I dati che riguardano le elezioni locali sono sempre difficili da raccogliere e da aggregare. Come per l’Italia, a livello locale si presentano le più diverse configurazioni elettorali. Un primo modo per misurare la disfatta socialista è quella di confrontare il numero degli elettiii. Su circa 208’000 consiglieri municipali eletti, 98’000 sono dell’Ump o della destra repubblicana, mentre 67’000 fanno riferimento alla sinistra socialista. Agli eletti della destra si devono aggiungere gli 8’000 centristi (che si sono allontanati dai socialisti) e una forte maggioranza di quelli che non denunciano alcuna vicinanza partitica (34’000): si tratta di consiglieri eletti nei piccoli comuni, che sono spesso culturamente e politicamente vicino ai gollisti. Questi numeri parlano chiaro: la destra, che nel 2008 aveva subito una sconfitta alle elezioni locali, questa volta supera di molto i socialisti. Questo risultato ipoteca il futuro Senato, che in Francia è eletto dagli eletti (a qualsiasi livello) nelle istituzioni. Per quanto riguarda i sindaci, l’Ump ruba ai socialisti 100 città, di cui 5 sopra i 100’000 abitanti. A queste si aggiungono Pau, conquistata dal centrista Bayrou, e Grenoble guadagnata dall’alleanza Parti de Gauche – Verdi (di cui parlerò meglio più avanti).

Il risultato sembra tuttavia essere stato generoso con i socialisti. La popolarità del governo è ben più bassa di quello che appare da questi risultati e solo un’Ump diviso e senza figure di riferimento ha impedito che la sconfitta fosse ancora più forte.

Se si volesse riassumere il risultato dei socialisti, si potrebbe dire che questo ricalca la mappa dei fallimenti del Presidente Hollande. Due casi appaiono significativi. Il primo è il passaggio di Aulnay-sous-bois dai socialisti all’Ump. Questo è il paese dove risiedeva la fabbrica della Peugeot che era stata visitata da Hollande durante la campagna elettorale e che è stata oggetto di grandi mobilitazioni per impedirne la chiusura. Così non è stato: la fabbrica ha chiuso e gli operai sono stati licenziati e sono diventati il simbolo della deindustrializzazione della Francia e del fallimento del governo nel combattere la disoccupazione. Stessa situazione ad Hayange, dove il Front National elegge uno dei suoi sindaci in un comune che ospita uno degli altiforni dell’acciaieria Arcelor Mittal: questa impresa, acquistata dall’indiano Mittal, ha chiuso il forno di Florange, dove il candidato Hollande era andato in visita promettendo il mantenimento dell’attività produttivaiii. Un ministro aveva anche proposto la nazionalizzazione, ma la proposta era stata cassata dal governo. E di esempi come questo se ne potrebbero fare molti altri.

Riguardo alle grandi città, i socialisti conservano Parigi (dove eleggono una donna, per la prima volta nella storia della città) e Lione. Ma non riescono a conquistare Marsiglia, in cui avevano riposto molte speranze, e dove vengono superati sia dall’Ump che dal Front National, che guadagna 36’000 voti, arrivando quasi a triplicarli rispetto a 6 anni fa.

Il radicamento del Front National

Non è la prima volta che il Front Nationl guadagna dei sindaci: già nel ’95 aveva governato alcune città come Tolone, con risultati pessimi, e non era stato riconfermato. Questa volta si assiste a un’affermazione in molte parti della Francia. Questo risultato è diverso da quello che ci è stato presentato dai media italiani: sebbene l’avanzata del Fn sia innegabile, va anche posta nella giusta dimensioneiv, evidenziano anche i limiti che si sono presentati.

Il Front National ha presentato 323 liste indipendenti, evitando qualsiasi alleanza con altri partiti al primo turno, contro le 75 nel 2008. Nel complesso i potenziali elettori erano circa 7 milioni. Come si vede, da una parte è innegabile che oggi il Fn sia riuscito a presentare un numero di liste molto maggiore di quello che era riuscito a fare 6 anni fa. Ma è anche vero che continua nella politica di presentare liste solo nei comuni dove sa di poter ottenere un buon risultato. In questo modo è vero che, dove si è presentato, ha ottenuto in media il 15%, ma si tratta solo di quella parte di Francia dove questo è più forte. Inoltre va ricordato che ci sono stati molti problemi nella presentazione delle liste: i giornali hanno riportato di candidati che si sono trovati sulle liste del Fn senza saperlo (tra cui una coppia di ottuagenari inconsapevoli), di altri la cui firma per la presentazione della lista era stata falsificata o ancora di candidati giovanissimi, lanciati come candidati sindaci.

In sostanza il Front National ha sì migliorato molto il suo radicamento, ma continua a soffrire i limiti di essere stato, fino ad oggi, un partito di opinione. L’impressione è che, anche dove questo ha molti voti, fatica a trovare candidati e si trovi, all’ultimo momento, a lanciare nella mischia elettorale persone appena arrivate o, appunto, a riempire le liste pescandole dall’elenco telefonico.

Da un punto di vista elettorale, l’avanzata è innegabile. Il Fn è riuscito ad eleggere al primo turno due sindaci: uno a Henin Baumont, dove i Le Pen si candidano ormai da anni e dove si recano abitualmente a fare propaganda; l’altro comune è Orange, nel sud, dove è stato eletto un sindaco della Ligue du Sud, formazione fondata da un ex del Fn che si è riavvicinata al partito.

Nel complesso, contando anche i comuni più piccoli, il Fn è riuscito ad essere presente al secondo turno in 229 comuni. Alla fine risultato eletti 8 sindaci del Fn e 3 della Ligue du Sudv. A questi si aggiunge la presidenza di uno dei municipi di Marsiglia (che conta più di 150’000 abitanti), dove ha avuto successo la campagna securitaria in un quartiere dove una o due volte a settimana ci sono vittime delle faide tra la malavita della città. Delle 9 città conquistate, ben 6 risultato rubate alla sinistra.

Ma il dato forse più impressionante è quello sui consiglieri eletti: Marine Le Pen si era fissata come obiettivo di eleggerne 1’000 e alla fine del secondo turno il Fn si trova con 1379 consiglieri, più qualche centinaio eletti con la Ligue du Sud. Un dato che potrebbe permettere al Fn di riuscire ad entrare in Senato. Il dato del Fn, nonostante il forte aumento, resta ben dietro a quello del Pcf.

Un dato ulteriore su cui riflettere è lo spostamento a destra dell’Ump. Da una parte questo partito cerca di ripetere la strategia di Sarkozy, di rubare temi, toni e voti al Fn. Dall’altra in queste elezioni locali si è sperimentato per la prima volta alleanze al secondo turno con il Fnvi, sebbene non ci sia stata una strategia coordinata nazionalmente.

Due ultime note. La prima è che il Fn ha evidenziato chiaramente quale sia il suo obiettivo principale: i comunisti. Quando si è trattato di spodestare il sindaco del più grande comune francese tramite la candidatura di uno del Ps, il Fn ha dichiarato che per loro il “chirurgo” poteva anche essere socialistavii.

Va infine ricordato che uno dei nuovi sindaci del Fn è Robert Ménard, fondatore di Reporter Sans Frontières.

La resistenza dei comunisti

L’avanzata delle destra non ha risparmiato gli eletti comunisti che hanno però saputo conservare un’importante presenza locale, difendere importanti comuni e guadagnarne due nella banlieue parigina.

Il Pcf ha presentato più di 7’500 candidati nei comuni con più di 1’000 abitanti, segno di un radicamento territoriale comunista che rimane importante.

I comunisti si sono presentati con alleanze variabili, decise dalle sezioni e dalle federazioni secondo le condizioni locali. Le alleanze sono state di due tipi: o con il Ps, o come Front de Gauche con una lista indipendente dai socialisti. I due esempi più significativi sono quelli di Parigi e Lione. Nella capitale il Pcf si è presentato in una lista di unione con i socialisti, mentre a Lione ha preferito presentarsi in maniera autonoma come Front de Gauche.

Il primo obiettivo del Pcf era quello di difendere i comuni che erano stati riconquistati nel 2008 e cercare di riconquistare quelli persi nel 2001: Aubervillier, Montreuilviii, Calais. I primi due, che fanno parte della periferia parigina e contano più di 80’000 abitanti sono stati riconquistati dai comunisti, mentre nel terzo ha vinto l’Ump. Oltre a questi due nuovi comuni, il Pcf è riuscito a difendere Dieppe e Verzon, riconquistati nel 2008, oltre al comune di St.Denis.

Più in generale il Pcf ha eletto 147 sindaci in comuni con più di 3’500 abitanti, di cui 94 al primo turno. Con questo risultato, e con i 1’500 consiglieri (a cui vanno aggiunti buona parte dei 1’000 eletti come Fdg e altri nelle liste di Unione di Sinistra con il Ps), il Pcf si conferma il terzo partito di Franciaix come presenza amministrativa, ben davanti al Fn.

L’anti comunismo con cui il Pcf ha dovuto combattere, purtroppo non viene solo dalle file dell’Ump o del Fn, ma è presente anche a sinistra. Diverse sono state le alleanze del Ps e dei Verdi per rubare sindaci al Pcf, così come si sono presentate molte occasioni di triangolari Pcf-Ps-Ump in cui, pur davanti alle maggiori possibilità di vittoria dei comunisti, i socialisti hanno deciso di non ritirare il proprio candidato. Ma forse il caso peggiore è quello di Villejuif, dove il Ps e i Verdi si sono alleati con i centristi e con l’Ump per sconfiggere il candidato comunista.

La crisi del Front de Gauche

Queste elezioni hanno purtroppo rappresentato anche un’ulteriore tappa nella crisi del Front de Gauche.

Alcuni episodi che avevano rappresentato delle rotture nel funzionamento del Fdg si erano già presentati durante l’ultimo anno. Ma erano fratture che, pur essendo dei brutti segnali, erano state ricomposte. In sostanza, da dopo le elezioni presidenziali, Mélenchon ha cominciato a prendere decisioni a nome del Fdg senza consultarsi con gli altri componenti (in primis Pierre Laurent e il Pcf), rompendo così il metodo consultivo fin lì utilizzato e cercando di mantenere la propria centralità nonostante lo scarso seguito militante ed elettorale del suo Parti de Gauche. Un episodio è stato lo scorso maggio, quando Mélenchon chiamò a manifestare contro Hollande e il Pcf fu obbligato ad aderire a cose già decise. Durante l’ultimo anno i rapporti sono diventati così tesi che il Pcf e il Pg si sono parlati spesso solamente tramite la stampa.

Queste elezioni locali hanno rappresentato un altro momento di rottura all’interno del Front de Gauche. Mélenchon voleva imporre a tutto il Front de Gauche una linea nazionale di non alleanza con il Ps in nessuna città e in nessun comune, mentre il Pcf voleva decidere caso per caso. In sostanza Mélenchon sosteneva una tesi non diversa da quella della destrax, per cui tra socialisti e la destra non ci sono più differenze, per questo anche le elezioni locali dovevano essere trasformate in una sfida nazionale al governo. Il Pcf invece, forte delle centinaia di sindacixi, voleva continuare ad utilizzare la presenza locale come strumento di lotta contro l’austerità socialista, alleandosi con quei socialisti che condividono questa lotta.

La linea di Mélenchon non è stata condivisa dagli altri componenti della coalizione, perciò il Pg ha deciso di presentare ovunque proprie liste in contrapposizione a quelle dei socialisti. Queste liste però utilizzavano il nome e il logo del Front de Gauche, anche quando non vi erano presenti gli altri componenti, o addirittura quando vi era solo il partito dei Mélenchon.

Più in generale la strategia perseguita da Mélenchon negli ultimi mesi sembra essere di sostituire il Pcf con i Verdi: questi sono stati, fino a pochi giorni fa, parte del governo di Hollande, mentre ora ne sono usciti, pur continuando ad appoggiarlo dall’esterno. Ormai da molti mesi, parallelamente all’allontanamento dai comunisti, il Pg ha lanciato la strategia dell’eco-socialismo, cercando di creare occasioni di contatto con i Verdi. Il caso emblematico è Grenoble, dove il Pg e i Verdi sono riusciti a vincere, subentrando al sindaco socialista. Non vi è dubbio che questo caso sarà utilizzato dal presidente del Pg per fare pressione sugli altri componenti del Fdg e al limite continuare senza di loro.

Quello che è certo è che il Fdg sta attraversando un periodo di estrema difficoltà interna e che la coalizione che ottenne ottimi risultati dal 2008 al 2012 è attraversata da tensioni interne.

Non va dimenticato inoltre che il Front de Gauche si basa moltissimo sul radicamento comunista. Come hanno mostrato queste elezioni, il maggior numero di vittorie si sono verificate quando era presente un candidato “PCF”, rispetto alle liste Fdg; l’80% dei candidati sindaci del Pcf sono passati al secondo turno, contro solo il 50% di quelli targati Fdg; infine il Fdg ottiene buoni risultati dove il Pcf ha storicamente un forte raddicamento localexii.

Cambio di governo, non di politica. Verso la manifestazione di sabato

La dura sconfitta sembra aver gettato i socialisti nel panico. La ricerca delle cause e dei colpevoli si sta sviluppando in maniera caotica e confusionale.

La prima vittima della sconfitta è stato il governo Ayrault, che è stato costretto alle dimissioni e sostituito con Valls: quest’ultimo fa parte della destra socialista e, sotto molti aspetti, assomiglia a Renzi. I Verdi sono rimasti fuori dal governo. Al cambio di governo non è corrisposto un cambio di politica: tutti gli impegni presi con il Medef (la confindustria francese) riguardo al taglio del costo del lavoro e alle riduzione fiscali saranno rispettati, così come gli impegni europei.

Il dibattito sembra dettato più da un’improvvisa e inaspettata paura che da un’analisi attenta della situazione. Cento deputati, guidati dalla sinistra socialista, hanno redatto e firmato un contratto di legislatura con il nuovo governo che richiama gli impegni presi nel 2012xiii: purtroppo tutto ciò giunge troppo tardi, sia perché questo avrebbe dovuto essere fatto mesi fa, sia perché ormai il governo è stato fatto. Altri, come il candidato socialista a Marsiglia e una senatrice Ps, sostengono che si sia fatto troppo per i diritti civilixiv, cercando così di rincorrere il Fn: i socialisti sembrano non capire che finché si rinuncerà alla lotta per difendere e affermare i diritti sociali e si cercherà di coprire questa mancanza facendo avanzare solamente i diritti civili, si continueranno ad aprire grandi spazi per l’estrema destra. Per questo i diritti civili devono avanzare assieme a quelli sociali, del lavoro etc.

Non si trova però, tra le dichiarazioni dei socialisti, due dei fenomeni che maggiormente hanno colpito i francesi e su cui il governo ha perso la loro fiducia. Hollande si era preso l’impegno di far diminuire la disoccupazione entro la fine del 2013, ma non è quello che è successo: dopo un paio di mesi di pausa, questa ha ricominciato ad aumentarexv. E quelli che ancora lavorano vedono il proprio salario abbassarsixvi, poiché continua a perseguire una politica di bassi salari per fare concorrenza alla Germania.

Contro questa situazione politica, che fa avanzare la destra e l’estrema destra, il Pcf ha lanciato un appello e una mobilitazione per sabato, per combattere l’austerità, le ineguaglianze e per una più giusta ripartizione della ricchezza. L’appello lanciato da Pierre Laurent è stato subito firmato da oltre 200 personalità della cultura e della scienza e del lavoro e ha trovato l’adesione, oltre che di tutto il Front de Gauche, anche di altri partiti come l’Npa. La risposta all’austerità socialista e al Fn sarà forte e partecipata.

NOTE

iiiVa ricordato che, a fronte di questo risultato del Fn, nella stessa ragione ci sono molti sindaci comunisti che continuano ad essere eletti con percentuali molto importanti. L’acier rouge résiste au FN dans le bassin sidérurgique lorrain http://www.humanite.fr/politique/l-acier-rouge-resiste-au-fn-dans-le-bassin-siderur-562249http://www.humanite.fr/politique/l-acier-rouge-resiste-au-fn-dans-le-bassin-siderur-562249

ivPer una disamina più completa della crescita dell’estrema destra, rimando al mio articolo sempre su questo sito: La crescita della destra estrema in Francia. Le responsabilità dei socialisti http://www.marx21.it/internazionale/europa/23853-la-crescita-della-destra-estrema-in-francia-le-responsabilita-dei-socialisti.htmlhttp://www.marx21.it/internazionale/europa/23853-la-crescita-della-destra-estrema-in-francia-le-responsabilita-dei-socialisti.html

viiFn/Hanotin/ Saint-Denis : “Ne laissons pas l’extrême droite choisir sa gauche” http://www.pcf.fr/52179http://www.pcf.fr/52179

viiiMontreuil era governato in precedenza dai Verdi, che durante l’amministrazione si erano caratterizzati per un tenace anticomunistmo nel cancellare i segni del “comunismo municipale” (a partire dai nomi delle strade e delle piazze).

xMarine Le Pen usa spesso l’espressione UMPS per indicare l’uguaglianza tra questi due partiti.

xiIl Pg, nato nel 2008, non aveva una presenza amministrativa significativa.

xivPatrick Mennucci : ” Le mariage pour tous nous a coûté des voix sur le terrain ” Le Monde du 02 avril 2014

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