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martedì , 25 luglio 2017
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Rimborso Imu? Le lettere del Pdl costeranno oltre due milioni di euro

Avete presente la lettera inviata dal Pdl a tutti gli italiani? Non l’ha pagata con i suoi soldi, bensì con quelli dei cittadini dal momento che, secondo la legge, il francobollo per i messaggi elettorali, per gli aspiranti parlamentari, costa meno.

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Le promesse di Silvio Berlusconi sull’Imu non gli sono costate un bel nulla. Sono costate invece a tutti i contribuenti dal momento che secondo la  legge 515 del 10 dicembre 1993, si può ottenere una cospicua riduzione dei costi per inviare materiale elettorale. Nel caso delle lettere inviate dal Pdl a tutti gli italiani che promettevano la restituzione dell’Imu, si parla di milioni di lettere e francobolli che sono costate a Berlusconi solamente 4 centesimi cadauna. Chiaramente tale condizione è stata garantita a tutti i partiti, e non solamente al leader del Pdl. Tirando però le somme, le missive inviate dal Pdl sono costate alle Poste ben 28 centesimi cadauna. In sostanza quindi è lo Stato che ha pagato i 24 centesimi di differenza per ciascuna lettera inviata. Insomma, conti alla mano,  per promettere i 4 miliardi dell’Imu sulla prima casa a 9 milioni di persone (tante sono le lettere spedite) gli italiani hanno contribuito con 2.160.000 euro. A dettare le regole della legge, nello specifico, è l’articolo 17, che prevede agevolazioni per “ciascun candidato in un collegio uninominale e ciascuna lista di candidati in una circoscrizione per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica” che ha “diritto ad usufruire di una tariffa postale agevolata di lire 70, per plico di peso non superiore a grammi 70, per l’invio di materiale elettorale per un numero massimo di copie pari al totale degli elettori iscritti nel collegio per i singoli candidati, e pari al totale degli elettori iscritti nella circoscrizione per le liste di candidati “. Insomma, la lettera in questione non solo è costata dei soldi ai contribuenti, ma ha anche scatenato diverse polemiche politiche, finendo nel mirino della magistratura. Secondo quanto riporta “Il resto del Carlino”, infatti, dopo l’esposto di una cittadina ne è seguito un secondo, e un terzo, che hanno spinto la Procura di Reggio Emilia ad aprire un fascicolo iscrivendo come indagato Silvio Berlusconi. Nel registro generale delle notizie di reato si ipotizza la violazione dell’articolo 96 del testo unico delle leggi elettorali. In altre parole, il voto di scambio.


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