Rioccupato il Teatro ValleTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Rioccupato il Teatro Valle

Questa mattina è stato rioccupato il Teatro Valle. Gli artisti e occupanti sono entrati nel foyer e alle 11 terranno una conferenza stampa. Una quarantina di persone che contestano il modus operandi dell’assessorato alle politiche culturali di Roma

Fonte: Oltremedianews

Il Teatro Valle, dopo quasi 3 anni di attività, è stato sgomberato ad agosto scorso. La struttura si trova al centro di Roma e per 3 anni gli occupanti hanno dato vita ad una programmazione culturale molto ampia riuscendo a coinvolgere tantissimi artisti.

“L’assessorato alle politiche culturale non ha mantenuto le promesse” dicono gli ex occupanti.

Gli ex occupanti tracciano quanto successo negli ultimi 4 mesi, da quando sono stati sgomberati: “E a 4 mesi dall’uscita, il Teatro Valle è ancora chiuso. Sbarrato.
La stagione di spettacoli, laboratori, residenze, produzioni, creazioni, formazione che lo avrebbe animato è stata cancellata per tutta la città. In cambio di niente.
A guardare a distanza ci viene naturale una domanda: quello che veniva definito problema, non era forse una possibile soluzione?”

Come è triste la città che chiude i suoi teatri, questo il messaggio che vogliono mandare alla città di Roma.

“Un altro Teatro chiuso. Allo stesso modo, ad agosto, è stata chiusa l’esperienza del Teatro Valle Occupato con il pretesto di lavori urgenti e improcrastinabili, interrompendo una progettualità artistica che avrebbe coinvolto decine di artisti e migliaia di cittadine e cittadini. Al momento, l’unico risultato è che le porte del teatro sono sbarrate a tutta la città.

Esprimiamo la nostra solidarietà ad Emma Dante, alla compagnia e ai lavoratori dell’Eliseo, che pagano sulla propria pelle e con il proprio lavoro la conclusione della complessa vicenda del Teatro Eliseo, sulla quale le promesse di tutela delle istituzioni si sono rivelate vane.

E non sono le uniche promesse non mantenute. Gli improcrastinabili lavori del Teatro Valle sarebbero dovuti partire già ad agosto: ad oggi non sono ancora iniziati nè si ha notizia di un progetto di restauro o di finanziamenti ad esso dedicati.

Ecco perché l’annuncio dell’assessore Giovanna Marinelli sulla riapertura del Teatro Valle nel 2015 con lo spettacolo di Emma Dante “Operetta Burlesque” suona stonato: non sarà un modo per lavarsi le mani dalla questione Eliseo e nascondere le proprie responsabilità? Un’altra promessa che non verrà mantenuta?

Ad agosto le istituzioni si sono inoltre impegnate a sperimentare un nuovo modello di gestione aperto, partecipato e accessibile, dando continuità all’esperienza di tre anni di occupazione e mettendo in pratica i principi innovativi della Fondazione Teatro Valle Bene Comune.

Una istituzione partecipata non si realizza attraverso la lottizzazione di uno spazio  a diversi soggetti, ma creando strumenti concreti per una gestione aperta e per un confronto reale e trasparente con gli operatori del settore teatrale e culturale e con tutte le cittadine e i cittadini che in questi anni hanno difeso e curato con passione il Teatro Valle.

Senza un impegno serio in questa direzione, l’annuncio dell’assessore Marinelli apparecome il preludio all’ennesima spartizione.”

Una città in cui la cultura deve far spazio, spesso e volentieri alla speculazione, sia edilizia che culturale. Qualcuno diceva: “Ci vogliono ignoranti”.

La scena culturale a Roma è al collasso. Il Teatro Eliseo è stato chiuso dalla forza pubblica dopo una gestione fallimentare dei privati ma dopo che per anni è stato il teatro privato più finanziato con risorse pubbliche. Modelli in crisi? Il Teatro Palladium non è più sede del RomaEuropaFestival, unica programmazione internazionale di rilievo a Roma, ed è tenuto aperto a stento con un progetto di cui si capisce poco la natura. Raccontano gli artisti. Al Quirino – un tempo teatro di patrimonio pubblico ETI come lo fu il Valle e regalato ai privati – confusione e poca trasparenza sulla gestione. Teatro India, la scena off della città, luogo naturale della ricerca e delle compagnie emergenti, è stato chiuso per lavori discutibili decisi dall’allora direttore Lavia e rimane – una sala esclusa – un cantiere. Al Teatro dell’Opera altro pasticcio: mancanza di una direzione, di un progetto e di finanziamenti. I lavoratori protestano, per salvare quelli che forse sono anche dei privilegi, ma rientrano firmando un contratto capestro in cui si impegnano a non scioperare. Un precedente pericolosissimo per tutti. Cinema America, sgomberato e punto. Chiudono a decine le sale cinematografiche, chiudono le librerie. I Teatri di cintura a forza di definanziarli, lottizzarli, e ormai monopolizzati da Zetema, stentano a divenire qualcosa: eppure dovrebbero essere i centri propulsivi di azione culturale nei territori, nelle periferie.

 

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