Rita Coitinho: riguardo il leninismo contemporaneoTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Rita Coitinho: riguardo il leninismo contemporaneo

In un discorso diretto contro Trotsky, Lenin disse che l’insistenza di alcuni intellettuali a inventare categorie serviva solo a confondere il popolo e a tergiversare sui principi, esasperandosi in discussioni inutili, in enormi perdite di tempo, producendo anche divisioni all’interno del partito.

Certo, sono momenti storici molto differenti, ma nelle tesi del 13 ° Congresso del PCdoB è inevitabile che la questione si ponga su una nuova categoria che compare al punto 105: il “leninismo contemporaneo”.  Sembrerebbe che tale formulazione sia legata a una concezione di partito con “caratteristiche moderne”. Ma di fatto, è davvero necessario l’utilizzo di queste “nuove categorie”?

Il nostro primo esercizio è quello di riflettere sul leninismo o, per usare il termine esatto, sul marxismo-leninismo, per poi capire perché si tratta di un concetto mirante  a sostituire l’altro.

In un articolo pubblicato qualche mese fa ho citato dei passaggi di Alvaro Cunhal in cui egli definì in maniera chiara e profonda l’essenza del pensiero marxista-leninista: “Un sistema di teorie che spiegano il mondo e mostrano come trasformarlo.” (1)

I suoi principi e metodi sono strumenti essenziali per l’analisi scientifica della realtà e la definizione di soluzioni concrete a problemi concreti che la situazione oggettiva e la lotta pongono alle forze rivoluzionarie. Questi principi sono un grande patrimonio teorico e si arricchiscono con l’assimilazione critica di esperienze storiche.

Il partito ha imparato dalle proprie battute d’arresto che il dogmatismo (la sostituzione cioè dell’analisi dialettica delle situazioni e dei fenomeni con la trascrizione sistematica dei testi classici come risposte a situazioni che solo l’analisi corrente può permettere) deve essere combattuto, altrimenti ci si indirizza in un percorso di azioni scollegate dalla realtà e di isolamento.

La comprensione della teoria marxista-leninista come strumento analitico è la negazione del dogmatismo: è il confronto permanente della realtà con la teoria e lo sviluppo del pensiero creativo in interazione con la pratica.

Nella lotta contro il dogmatismo il partito ha cercato di studiare seriamente la realtà brasiliana, portando nuovi intellettuali, incoraggiando la ricerca scientifica in molte diverse aree. Dall’altro lato, la grande influenza accademica nelle formulazioni prodotte dal partito sta portando alcune innovazioni che ci conducono a un problema; se da un lato ci si oppone al dogmatismo, dall’altro si rischia di portare all’abbandono dei principi marxisti-leninisti e delle esperienze di validità universale del movimento rivoluzionario, con una particolare attenzione nel dar valore al “nuovismo” senza verificarne in maniera criteriosa l’effettiva validità.

In generale la sconfitta del marxismo si è manifestata proprio in ragione della separazione del marxismo dal leninismo, quasi che negare lo sviluppo della teoria nella sua unità rappresenti un’innovazione. E’ anche una sconfitta nel campo dell’insegnamento della storia, della filosofia e della sociologia: si parla di metodo ma si respingono i contenuti del metodo che portano alla trasformazione. Dunque si rifiuta forse Lenin?

Uno di questi aspetti “innovatori” è la sostituzione del ruolo rivoluzionario e di avanguardia della classe operaia, con il ruolo di guida degli intellettuali e della piccola borghesia urbana. Si rifiuta il concetto di alleanza della classe operaia con i contadini sostituendolo con un’alleanza di forze sociali indefinito eterogeneo. Si rifiuta la teoria dello Stato, concepito come strumento di dominio di classe, concezione da cui si sviluppa la teoria  della dittatura del proletariato. Si rifiuta la teoria che vede il Partito come avanguardia della classe operaia, sostituendola con una amalgama generica senza carattere di classe.

Nella misura in cui si respinge la critica leninista della democrazia borghese e del parlamentarismo borghese e delle forme politiche di oppressione economica e sociale, si scoprono “valori nuovi” (che non sono altro che i valori della borghesia) che si sovrappongono con gli obiettivi di emancipazione sociale. Tutto ciò mette in discussione la validità del partito rivoluzionario e la lotta di classe. Accreditando tali innovazioni, i nuovi marxisti non fanno altro che riproporre concetti e idee ultrapassate, discreditate e sconfitte nell’epoca in cui proprio Lenin combatteva la vecchia socialdemocrazia.

Marx diceva che la tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra ch’essi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia”. (2)

Sembra che gli spiriti della vecchia socialdemocrazia del passato tornino ad assillarci.

La “nuova conformazione storica”, data dalla fine dell’Urss cioè, sembrerebbe suggerire che tutte le forme e le strutture teoriche siano state sconfitte, e che i concetti teorici debbano essere assolutamente confutati. Si sentenzia quindi che restano validi e universali i principi democratici e si annuncia che in questa nuova tappa non ci saranno rivoluzioni (come del resto già decretarono Bernstein e Kautsky). Si sostituisce la centralità della classe operaia con quella della “maggioranza”. Il perfezionamento delle istituzioni democratiche sarebbe l’orizzonte, il progetto di questa “maggioranza al potere”.

Il partito moderno, la sua definizione di leninismo contemporaneo, non è più il partito della classe operaia. E ‘un partito che sostiene di rappresentare in parlamento gli interessi di una presunta “maggioranza“, in cui tutti i concetti teorici sono i benvenuti. Del leninismo, spogliato del suo carattere rivoluzionario e di classe, si conserverebbe a malapena solo la concezione del centralismo democratico, che si rivelerebbe essere solo burocratico a causa della mancanza di democrazia interna, al dispotismo ed all’avversione di una corretta pratica di critica e autocritica. E dovremmo anche chiederci, quale tipo di maggioranza si pretende di rappresentare?

Lenin e Gramsci hanno sempre sostenuto chiaramente che la classe rivoluzionaria non è sempre quella che ha la maggioranza numerica: non lo fu la Rivoluzione francese, dove la classe rivoluzionaria si alleò con altre classi, e neppure lo era il proletariato nella Russia rivoluzionaria del 1917. Difficilmente accadrà diversamente qualche altra volta nella storia.

Non è il numero di individui che compongono la classe operaia a determinare il suo ruolo storico. Ma la sua forza d’opposizione sociale al vecchio regime.

È questa situazione che definisce la classe operaia come la classe capace di condurre il rovesciamento del capitalismo e la costruzione di una società socialista.

Il partito comunista è il partito della classe operaia. Ancora meglio: è il partito della frazione è più consapevole di questa classe, della sua avanguardia. Questo è ciò che lo definisce. La sua teoria di orientamento è il marxismo-leninismo, chiaramente intesa come teoria viva e creativa, in continua e perenne costruzione. Il partito comunista è il “partito di tipo nuovo”, come conferma Gramsci, perché è un’organizzazione differente dai partiti borghesi. Partecipa ed entra nelle istituzioni quando può, lotta per l’egemonia nella società e, attraverso una forte disciplina interna, è preparato per ogni forma di lotta e per ogni evenienza. Questo dovrebbe essere, e deve essere, il Partito comunista del Brasile(PCdoB).

Di Rita Coitinho

Rita Matos Coitinho è insegnante di sociologia, scienze sociali ed è  militante del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) a Santa Caterina

(1)   Attualità e universalità del pensiero di Alvaro Cunhal www.marx21.it/storia-teoria-e-scienza/marxismo/21877-attualita-e-universalita-del-pensiero-di-alvaro-cunhal.html#sthash.6j3yprlB.dpuf

(2)   “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”, di Karl Marx, Editori Riuniti pagina 19, edizione Maggio 2006. Ed ancora volume 11, pagina 107 dell’opera Marx Engels Opere Complete, Editori Riuniti 1982

Fonti Originali: http://www.zereinaldo.blog.br/index.php/257-rita-coitinho-sobre-o-leninismo-contemporaneo 

http://www.pcdob.org.br/noticia.php?id_noticia=221161&id_secao=357

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