Rivelazioni shock da parte dei Siriani “I ribelli? Non sono quelli che pensate”Tribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Rivelazioni shock da parte dei Siriani “I ribelli? Non sono quelli che pensate”

Basta ascoltare le parole di alcuni immigrati siriani, perché trovino conferma i dubbi sui ribelli che circolano da tempo.

Fonte:Oltremedianews

Era iniziata come una storia di sport e di scelte di vita: Helmi Hammami, ha deciso l’anno scorso di lasciare il calcio e la nazionale tunisina per unirsi alla jihad in Siria. A quel punto, però, una domanda è sorta spontanea: cosa ci fa uno straniero in una guerra tra due fazioni siriane?Provano a rispondere a questa e ad altre domande MiriamSara e Manal, non un gruppo del Comitato Italia Siria (naturalmente filogovernativo) che il 16 giugno manifesterà a Roma in favore di Assad, ma tre comuni cittadine siriane emigrate in Italia. <<Chi sono i ribelli? Sono poveri e ignoranti, manipolati in ogni Paese islamico dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea – e i ribelli, a loro volta – manipolano le menti di migliaia di giovani, convincendoli che stanno combattendo per una giusta causa, per la religione islamica>> dice Manal.

<<I capi dei ribelli vengono quasi tutti da fuori. Pensaci bene: non è un po’ strana l’amicizia tra democrazie come Stati Uniti e Unione Europea da una parte e monarchie dispotiche come Arabia Saudita, Qatar e Bahrain? Le nazioni occidentali hanno bisogno del petrolio di questi Paesi per risollevare le proprie disastrate economie e, per ottenerlo, sono disposte a favorire l’estremismo islamico>>. Miriam, addirittura, rincara la dose <<Non concordo con Manal, nel senso che molte di queste persone non sono poveri ignoranti, ma persone acculturate e accademici ben consapevoli dei piani degli americani. A loro sta bene che l’estremismo proliferi, perché mirano all’eliminazione di laici e cristiani dalla Siria>>.

Per aiutarmi a tradurre dall’arabo questo video, contatto un altro immigrato siriano, Mohammed, arrivato a Roma a 15 anni come studente, ma presto spinto da difficoltà economiche a trasferirsi a Verona per cercare lavoro. L’uomo intervistato da Nasser News si chiama Ali Alqrposa, musicista, un ventinovenne tunisino accorso in Siria per unirsi alla causa dei ribelli, ma tornato a casa dopo solo un mese <<Per la sporcizia dei ribelli mujaheddin: scappavano a bordo di auto da 25.000 $ mentre noi morivamo di fame. In più ci ordinavano di sparare ai nostri feriti, per poi incolpare l’esercito siriano>>. Questa testimonianza, come le foto della gallery (anch’esse gentilmente tradotte in italiano da Mohammed) rappresenterebbero un’ulteriore prova della forte componente straniera, già ipotizzata due settimane fa da Oltremedia(leggi l’articolo), che costituisce lo schieramento ribelle, <<Ma mi rifiuto di definirli così, sono semplici terroristi – dice il mio traduttore – Appena il 5% di loro sono miei connazionali. Sono estremisti islamici che vogliono colpire i cristiani, i musulmani moderati e tutte le minoranze, quindi il 75% dei siriani. E naturalmente Assad, perché è un liberale>>.Ma come? Il tiranno Assad un liberale? Eppure anche Manal usa parole simili <<Bashar al-Assad è un intellettuale. Era amico di Chavez e ha osato opporsi allo sfruttamento del Terzo Mondo da parte dello Zio Sam, per donarci il diritto di diventare una nazione finanziariamente e industrialmente liberale, e per questo gli occidentali vogliono punirlo>>.

Difficile immaginare Assad come un filantropo. Come spiegare, allora, le denunce di eccidi e barbare torture che continuano a levarsi da centinaia di cittadini siriani? Ma soprattutto, un capo di governo autenticamente liberale non avrebbe avuto alcuna ragione per impedire l’ingresso dei giornalisti stranieri nel proprio Paese fin dallo scoppio della guerra. Altrettanto difficile è, però, credere alla tesi di un Assad che mantenga i suoi cittadini nella povertà e l’ignoranza, facendo loro il lavaggio del cervello, come vuole il cliché del tiranno. I protagonisti di questa vicenda sono arrivati in Italia non da indigenti, ma come studenti universitari o d’istituti superiori. Miriam, anzi, ha completato gli studi di dottorato all’Università di Aleppo, prima di fuggire perché minacciata di morte da un collega per il suo abbigliamento “inadatto” a una donna islamica. Le loro stesse parole danno prova d’intelligenza, istruzione, desiderio d’informarsi. E stiamo parlando di donne provenienti da nazioni islamiche

Ho anche provato a contattare un immigrato siriano pro ribelli, Anis, per poter ascoltare anche l’altra voce di questo conflitto, ma non ho mai avuto risposta. Il punto è che, come in ogni guerra, eccidi e soprusi sono compiuti su un campo e sull’altro, ma già questo smonta la monolitica costruzione dei media italiani che fin dall’anno scorso ha opposto i “buoni” ribelli contro i “cattivi” dell’esercito regolare. E’ anche sbagliato parlare di guerra civile, perché è ormai assodata la presenza di folti gruppi stranieri tra le fila dei ribelli (o terroristi che dir si voglia). Infine, sono forti le ingerenze nell’intero conflitto da parte dei Paesi occidentali, a loro volta controllati dalle nuove potenze economiche arabe <<Basta che ti fai una ricerca su Google – dice Miriam – per scoprire che tutte le banche francesi sono controllate dal Qatar. E così aziende, stabilimenti, squadre di calcio, persino hotel di lusso. Questa guerra non è una coincidenza, ma è il nuovo piano economico per salvare il dollaro  l’euro>>.Francesco Moscarella

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