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venerdì , 26 maggio 2017
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Rivoluzione Civile. Una lista per rivoluzionare la politica

Oggi Antonio Ingroia ha presentato la sua lista: “Rivoluzione Civile” per rinnovare l’Italia. Sarà candidato premier della coalizione che prevede al suo interno anche i Comunisti Italiani, l’Italia dei Valori e la società civile.  E dal momento che il Pd non ha voluto aprire un tavolo, Ingroia correrà da solo. Ecco perchè secondo noi è necessario appoggiarlo.

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L’estremismo non è mai positivo in quanto spesso e volentieri finisce per chiudere aprioristicamente la via del dialogo tra forze eterogenee, ma che forse hanno in comune ben di più di quanto si potrebbe immaginare. Sicuramente all’interno del Pd qualche energia positiva esiste, questo Ingroia lo sa benissimo, ed è per questo che il magistrato siciliano ha lasciato a lungo la porta aperta con il centrosinistra, cercando di convincere Pier Luigi Bersani ad abbracciare le proposte di Ingroia, investendo sulla lotta alla mafia e su quella “rivoluzione civile” di cui in questo Paese c’è un disperato bisogno. Bersani però, come ha sottolineato lo stesso Ingroia nella conferenza stampa di questa mattina, quella porta l’ha trovata chiusa, e quindi non ha potuto fare altro che constatare, con amarezza, che il Pd non intende evidentemente cercare alleanze. Anzi la risposta Bersani l’ha data ieri, presenziando alla candidatura di quel Grasso, ormai ex procuratore nazionale antimafia, lo stesso Grasso che come ha ricordato Ingroia aveva ricevuto complimenti dal governo Berlusconi per via della sua lotta alla mafia. Ingroia ha ricordato che nel suo movimento ci saranno personaggi come il figlio di Pio La Torre e come Salvatore Borsellino, personaggi che per motivi diversi hanno un bel pò a che spartire con la storia dell’antimafia; hanno scelto Ingroia e non Grasso, e questo dovrebbe far riflettere. Dovrebbe far riflettere perchè ha ragione Ingroia a parlare di un nodo irrisolto nei problemi di questa Italia, il nodo del malaffare, della corruzione, della criminalità organizzata che si intreccia con le istituzioni, e con la politica. Un nodo che si risolve combattendo, non venendo a patti. Ed è per questo che Ingroia ha deciso di entrare in politica, perchè come ha ricordato lui stesso, con il suo ruolo di magistrato non è riuscito a progredire oltre un certo punto; per farlo è appunto necessaria la buona politica, per questo ha maturato una decisione difficile, ma che potrebbe davvero rappresentare l’unica grande novità nel palcoscenico politico italiano.

Il peso di una tradizione importante- Quando nel confronto all’americana tra i vari candidati del centrosinistra del Pd è stato chiesto a ciascuno quale fosse il suo modello storico di riferimento, Pier Luigi Bersani ha nominato, senza colpo ferire, Papa Giovanni. Non Gramsci, non Togliatti, non Pasolini, non Pio La Torre, non Berlinguer, ma Papa Giovanni. Si potrebbe cominciare da qui, dal fatto che evidentemente il Pd si è avvitato verso un percorso che si dimentica del passato, e non ha il coraggio di incidere nel presente. Antonio Ingroia ha invece ricordato proprio loro, la moralità di La Torre e Berlinguer, senza vergogna di pronunciare il loro nome, e senza vergogna di pronunciare la parola “Rivoluzione”, anche se solo associata alla parola “civile”. Non ha avuto vergogna Ingroia di dipingere di rosso le sagome del Quarto Stato nel suo simbolo, e non ha avuto vergogna di dichiarare apertamente di voler combattere la mafia senza compromessi.  Quanti si ritrovano quindi nel moralismo di Berlinguer, nel sacrificio di Pio La Torre, non possono quindi che guardare a questo movimento con interesse. Antonio Ingroia poi è stato sincero, non sarà da solo, dietro di lui ci sarà anche la cosiddetta “buona politica” rappresentata cioè da quei partiti che hanno deciso di mettersi in gioco per una politica nuova, una politica in grado di scardinare il senso comune che ormai è diventato norma all’interno del nostro Paese. Comunisti, magistrati, intellettuali, antimafia, esistono dei punti di contatto che permettono a personaggi tra loro molto diversi di trovare un contenitore in grado di contenerli tutti come protagonisti.

Pd, un errore tattico. Ingroia lo ha detto a chiare lettere, è stato il Pd a non volere il dialogo con il suo movimento. Questo secondo noi potrebbe rappresentare un grave errore tattico da parte del Pd, in quanto apre il fianco alle critiche da sinistra in modo netto. Inoltre Ingroia e il suo movimento potevano essere utilizzati in chiave anti-Grillo, utilizzando cioè le energie innovative messe in campo da “Rivoluzione Civile” per portare via voti al Movimento Cinque Stelle. In questo modo invece l’antipolitica e la rabbia nei confronti della situazione potrebbe trovare nuova linfa proprio all’interno della politica, trovando uno sbocco politico che, a questo punto, andrà inevitabilmente a detrimento del Pd. E in sostanza il Pd ora potrà finalmente avere sotto gli occhi un problema, quello della sua identità. Ma è davvero possibile che il Pd figlio della tradizione comunista, laica e progressista del Paese, si trovi a disagio con movimenti che si dichiarano fedeli alla Costituzione e ostili alla mafia? E’ davvero così tanta la distanza? Se la risposta è sì, agli italiani l’ardua sentenza.

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