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lunedì , 23 ottobre 2017
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Rivoluzioniamo l’abitare

Circa 4.215.000 famiglie, ovvero 17% del totale, vivono in affitto. Ma con difficoltà sempre maggiori. Sono circa65mila ogni anno le sentenze di sfratto in Italia, di cui quasi 56mila per morosità, ovvero legate all’impossibilita’ di pagare al padrone di casa quanto dovuto alla fine del mese. Sono questi, secondo i dati del ministero dell’Interno, i numeri dell’emergenza abitativa.

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La crisi economica, l’aumento degli affitti e la mancanza di lavoro mettono in ginocchio le famiglie. E le prospettive sono fosche. Nella spirale dello sfratto per morosità entreranno, presto, molte altre famiglie a causa del progressivo azzeramento del “buono casa”, mentre si allunga la lista delle graduatorie comunali per l’assegnazione delle case popolari: in Italia sono 650mila le famiglie in attesa. I comuni, in pratica, non sono più in grado di rispondere al fabbisogno essenziale di garantire un tetto sopra la testa.

Sono i giovani i primi a pagarne le conseguenze, come certificava, lo scorso anno, lo studio diffuso dalla Banca d’Italia. Il 59% di ragazzi tra i 18 e i 34 anni e il 29 di quelli tra i 30 e i 34 anni, vive a casa con mamma e papà, mentre i fortunati che hanno una casa di proprietà (il 30%) lo devono alla famiglia. Senza contare che sono proprio i giovani le prime vittime degli affitti in nero. A Roma vivono circa 90mila studenti universitari fuori sede, di questi solo circa 1.600 possono disporre di posti letto forniti dall’Adisu o di contributi all’affitto con fondi regionali. Quasi il 90% prende in affitto camere o letti in maniera irregolare, senza contratti registrati.

In molte città italiane, come Roma, Napoli e Milano, si vive da troppo tempo quella che viene definita erroneamente “emergenza abitativa”. Ma “emergenza” è una parola che richiama l’idea di qualcosa di improvviso, inaspettato, a cui si porrà presto rimedio. Ma non è così. Dovremmo piuttosto parlare di “precarietà abitativa strutturale”. Rispondere ad una questione strutturale con atti emergenziali, oltre a non risolvere il problema, crea storture, scarsa trasparenza, spreco di ingenti risorse pubbliche. Perché dietro i piani di social housing si nascondono cementificazioni, investimenti a vantaggio degli imprenditori e dei politici che li appoggiano. Si tiene alto l’allarme per giustificare la cementificazione, ma l’attuale crisi abitativa non è dovuta a mancanza di alloggi: in Italia ci sono molte più case disponibili che famiglie per abitarle.

Ecco perché anche per le politiche abitative, c’è bisogno di una inversione di tendenza. C’è bisogno di una Rivoluzione Civile. Servono, solo per fare qualche esempio, alloggi sociali a canone popolare per calmierare il mercato degli affitti. Serve un piano regolatore che dia priorità alla riqualificazione degli immobili esistenti, con particolare riferimento a quelli non utilizzati. Rivoluzionare l’abitare significa, in sintesi, che le politiche abitative devono nascere dall’analisi reale del fabbisogno effettivo e non dalle esigenze di proprietari terrieri e imprese di costruzione. Significa mettere al primo posto il bene della collettività e del Paese reale.

Fonte: www.Rivoluzionecivile.it

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