Rizzo: "Non è fallito il Socialismo, ma la sua revisione"Tribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Rizzo: “Non è fallito il Socialismo, ma la sua revisione”

Rizzo: “Non è fallito il Socialismo, ma la sua revisione”

Le elezioni Comunali di Torino si avvicinano e abbiamo deciso di fare qualche domanda al candidato Sindaco a Torino per il Partito Comunista Marco Rizzo sui temi di attualità e sulle prospettive politiche in Italia per chi vuole continuare a richiamarsi a certi ideali e a una certa storia. 

- A differenza di una sinistra italiana confusa e che continua a interrogarsi sulla propria identità e sul proprio ruolo, voi sembrate avere le idee chiare. Può farci un bilancio del suo progetto politico fino a oggi?

Quella che oggi viene definita “sinistra” è un miscuglio eclettico di ‘non teorie’ priva di qualunque benché minimo riferimento ideologico e totalmente priva di progetto. Sempre alla ricerca di un leader che non c’è, anche simbolicamente, questa sinistra ha abbandonato l’ipotesi comunista post-Bolognina ed ha abbracciato prima l’arcobaleno, poi Ingroia, poi Tsipras, oggi Sinistra Italiana, domani chissà …Noi invece caparbiamente (aggiungo contro tutti) gia’ dal 2004 (data della mia entrata in Parlamento Europeo) con senso critico ed autocritico, abbiamo preso “in carico” la storia del movimento comunista internazionale e abbiamo rivendicato la “spinta propulsiva” della Rivoluzione d’Ottobre, la costruzione del Socialismo in URSS e la figura di Stalin, continuatore dell’opera di Lenin, indicando nei processi di revisionismo di quella esperienza una delle cause del fallimento che, appunto, si ascrive esclusivamente alla sua degenerazione e non certo alla sua essenza. Il fallimento dell’Urss è il fallimento del revisionismo, da Khrusciov a Gorbaciov. Non è fallito il Socialismo, ma la sua revisione”  Questo è lo slogan che trovate, ogni anno, puntualmente stampato sulla nostra tessera. Abbiamo un riferimento teorico e ideologico saldi, un progetto ormai riconosciuto, abbiamo una concreta rete internazionale con l’Iniziativa dei Partiti Comunisti ed Operai Europei fondata a Bruxelles nel 2013. Insomma il PARTITO COMUNISTA in Italia comincia ad esserci e quindi il bilancio comincia ad esser moderatamente ottimista anche se c’e’ ancora tanto lavoro da fare.

Di fronte alla crisi dell’Europa economica e di valori sembra quasi che cosiddetta sinistra stia lasciando all’estrema destra la critica dell’Euro e di questa Ue. Come fare a non lasciare questo tema al populismo di destra? 

Per spiegare cosa e’ la UE basta solo elencare i massacri sociali a cui sono sottoposti i popoli del continente da quello greco al nostro, poi elencare le politiche imperialiste e golpiste di concerto con la Nato, dalla Libia alla Siria, passando per l’Ucraina, per non parlare della campagna anticomunista da ‘caccia alle streghe’ che viene condotta in tutti i paesi dell’Est. Chi oggi, nella pseudo-sinistra, sta con l’Euro e con la UE o formula una critica ‘tiepida’ o e’ complice (come i gruppi dirigenti da Renzi a Fassina passando per Tsipras) o fa parte di quella massa male informata e superficiale che noi, con grande fatica e senza alcun mezzo, cerchiamo di ‘smuovere’.

Il 9 maggio si è tenuta a Mosca la celebrazione del Giorno della Vittoria contro il nazismo. Come mai il resto dell’Europa sembra molto tiepido quando si parla di questo tema?

Perche’ la storia la scrivono i vincitori ed il capitalismo ha vinto la “guerra fredda”. Senza l’Armata Rossa ed i 24 milioni di sovietici uccisi il mostro nazista non sarebbe stato battuto. Purtroppo e’ ormai senso comune che l’Europa e’ stata liberata dagli americani che hanno avuto meno di 300mila morti in totale nella seconda guerra mondiale, sommando il fronte coi giapponesi. Un rapporto di 1 a 100 rispetto ai sovietici: Chi ha liberato l’Europa? 

Proviamo a immaginare che per assurdo lei diventasse domani il presidente del consiglio italiano. Quali sarebbero, concretamente, le sue prime mosse?
A questa domanda rispondo ironicamente (ma non troppo). Se divenissi Presidente del Consigkio dei Ministri potrei fare ben poco visti oggi i rapporti di forza tra le classi in Italia ed in Europa. Sarei come tutti i leader europei,più o meno, assoggettato ai voleri della Troika europea e della Nato e se mi discostassi significativamente da questo ruolo di ‘dipendente’ sarei fatto fuori (fisicamente o per via giudiziaria). Cosa diversa invece se divenissi Presidente della Repubblica Comunista Italiana ovvero di rapporti di classe e di forza mutati a livello italiano ed europeo. A tal punto potremmo lavorare per costruire una base di una vera rivoluzione politica per avviare la transizione verso l’edificazione del nuovo ordinamento sociale comunista. 
Tra Roma, Torino e Milano dove pensa che il suo partito possa ottenere i migliori risultati? E perché?
Noi vogliamo usare le elezioni per far conoscere al popolo di Torino e di tutto il Paese il nostro progetto politico. Riflettiamo: quando diciamo che vogliamo “usare le elezioni per costruire il Partito” diciamo l’esatto contrario di quello che e’ stato fatto negli ultimi vent’anni da Prc e Pdci e cioe’ “costruire il Partito per andare alle elezioni”. Poi il risultato conterà ma solo come verifica del lavoro svolto: a Torino col segretario generale, a Roma col leader della Gioventù Comunista ed una straordinaria partecipazione delle nuove generazioni, a Napoli con una operaia candidata a sindaco ed una lista di lavoratori.
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