Roma. Chiude un'altra libreria per far posto alla movidaTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Roma. Chiude un’altra libreria per far posto alla movida

San Lorenzo un’altra libreria chiude per far posto alla movida. Zafari non ha rappresentato solo una libreria ma uno spazio di socialità importante per il quartiere.

Fonte: Oltremedianews

Finisco di lavorare e faccio di tutto per arrivare ad un orario decente alla libreria Zafari, è l’ultimo giorno in cui sarà aperta,dopo 5 anni e mezzo quel buco all’angolo tra via dei Volsci e via dei Latini, nel quartiere San Lorenzo a Roma, sta per chiudere.

Chiunque è passato almeno una volta ha notato una panchina di legno disponibile per tutti e il banchetto blu, tirato su in maniera artigianale, con i libri all’ingresso del civico 62.
L’obiettivo è quello di arrivare in tempo prima della chiusura definitiva, respirare un’ultima volta la socialità dirompente che si è vissuta in quel fazzoletto di quartiere.

Oggi sono presenti anche Orazio e Poldo, due cani fedelissimi.
“Stè, ma ndo vai, ormai st’angolo è il tuo” urla un passante con il sorriso di chi crede realmente a quello che sta dicendo ma se ne fa una ragione della realtà dei fatti.
La signora Saveria è arrabbiatissima, non ci sarà più Stefano ad invitarla a sedere su quella panchina di legno, i giocatori dell’Atletico San Lorenzo dovranno trovare un altro posto per bivaccare prima di ogni trasferta, Manuelino non potrà più giocare e imparare dai libri per bambini, io non potrò più uscire senza meta sapendo, che in realtà, una meta c’è sempre stata: Stefano di Zafari, e poi c’è lui, Stefano; cosa farà Stefano una volta chiusa la libreria?
Stefano lo dice apertamente: “Forse non ci so fare come commerciante, ma per me questi 5 anni e mezzo sono stati fondamentali, mi hanno fatto crescere, ho appreso tanto da chiunque si è seduto su quella panchina; l’esperienza sociale è stata a dir poco stupenda ma purtroppo bisogna aprire gli occhi e fare i conti con il commercio, il vivere quotidiano. Le spese per questa attività erano diventata insostenibili: 850 euro per 19 metri quadrati di spazio.” – Stefano ci tiene a sottolineare – “E la colpa non è di certo della proprietaria del locale che non fa altro che adattarsi al mercato, il problema è molto più profondo: ad esempio la proprietaria deve per forza adattarsi al mercato altrimenti non avrebbe la possibilità di curare la propria salute, e così tutto quello che ne consegue, è una catena.”

Possiamo dirlo, Zafari chiude per colpa delle logiche di mercato che si distanziano sempre di più da chi vuole semplicemente vivere nel proprio quartiere senza uccidere la socialità, la cultura e soprattutto senza voler speculare in basealle trasformazioni che San Lorenzo sta vivendo.

“Sembra che ci sia un piano per vendere questo quartiere al commercio e alla speculazione oppure si intende farlo diventare un quartiere di èlite, tutto ciò è fondato sull’esperienza delle Fonderie Bastianelli, abbattute per costruirci case di lusso e parcheggi sotterranei. Invece sarebbe riuscire a mantenere le radici di San Lorenzo, però è palese l’incapacità, da parte delle istituzioni, di gestire e amministrare il quartiere”.

Stefano scherza: “Mercoledì chiuderemo e voglio festeggiare in un modo particolare, voglio fare una sorta di funerale rom per la mia libreria”. Il funerale rom è caratterizzato dai banchetti di te e frutta offerti ai bambini e all’alcol offerto agli adulti, questo per far contenta l’anima del morto.
Si scherza, ma basta passare poche ora seduto su quella panchina in legno e accorgersi che la gente del quartiere è realmente triste per questa chiusura. Non solo una libreria ma un punto di incontro, nonostante sia piena come un uovo di libri.

Allora gli chiedo quali sono le sue prospettive future; “Zafari è diventata un’associazione culturale, con la libreria volevocreare un centro specializzato sulla letteratura romana e di lotta, non ci sono riuscito e quindi vorrei provare a sviluppare quelli che sono i tre punti cardini dell’associazione: turismo, territorio e cultura. Vorrei cercare di sviluppare un turismo popolare in un quartiere che è sempre stato un luogo di sperimentazione da parte dei governanti ma che allo stesso tempo ha saputo distinguersi: la resistenza al fascismo e un punto di incontro negli anni 60′ e 70′ grazie alla vicinanza con l’università la Sapienza. Un quartiere che è un paese, si conoscono tutti”.

Stefano si ferma e mi dice: “Me dispiace”. Non c’era bisogno di dirlo, nei suoi occhi si legge la delusione di chi, forse, ha pensato più a cercare di mediare e risolvere le problematiche che si vivono nel quartiere che non al proprio tornaconto. “Voglio fermarmi. Nonostante in questi anni ho avuto un’attività commerciale mi sono sempre sentito precario.”

Torna a ragionare sulla possibilità di non lasciare il quartiere in mano della movida sfrenata: “Sarebbe bello creare un mercato dei libri per strada, una piazza dei libri. Un paese in Galles, Hay-on-Wye, vive di libri, venne ribattezzato negli anni 70′ book town. Oggi conta mezzo milione di tristi all’anno. In Francia le piccole librerie hanno molti incentivi, in Italia invece accade il contrario e questa via ne è un esempi, al civico 41 c’è il RebelStore, una libreria di controcultura che è ingrande difficoltà, ma all’interno di questo quartiere, pochi mesi fa abbiamo assistito alla chiusura dell’ennesima libreria,Antigone. Insomma, una situazione tanto palese quanto grave. Tutto quello che si è venuto a creare in questo quartiere rappresenta lo sfruttamento del capitale”.

Come funziona la distribuzione? “I Libri costano troppo ma gli scrittori guadagnano poco, togliendo naturalmente i grandi best seller. Anche gli scrittori sono precari e vengono pubblicate tante cose di bassa qualità. Sarebbe intelligentesviluppare il mercato del libro usato, la distribuzione è canalizzata per non dire imposta. Un impoverimento culturale dovuto a 20 anni di berlusconismo, con le librerie che sono diventate dei supermercati. Bisognerebbe riformare un pubblico per l’usato ma servirebbero tanti mezzi per compiere tale operazione, che io non ho e quindi chiudo”.

Questa volta il quartiere ha fatto un regalo a Stefano, sul muro della libreria sono state affisse tutte le foto degli amici di Zafari con un libro in mano. Una campagna pubblicitaria lanciata a dicembre dalla libreria stessa dal nome “Faccia-libro”.

Oggi pomeriggio si celebrerà il funerale rom di Zafari, come ha sempre fatto in questi anni, Stefano aprirà per l’ultima volta la libreria a tutti e tutte.

Nicola Gesualdo

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Un commento

  1. ad aprile il mio gruppo ed altre band storiche di roma, più una di torino abbiamo organizzato un concerto benefit per rebelstore.
    Alla fine gli abbiamo pagato le bollette.
    Il problema però è inerente ad un cambio di mentalità.
    Finchè non si arriverà alla conclusione che ogni Libreria è un vero fortino di libero pensiero ed un luogo di scambio umano e culturale, non si riusciranno a riparare i danni fatti nell’ultimo ventennio.
    Un libro non è una merce qualunque, ma un’occasione di crescita personale.

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