Roma. Il Teatro Valle si difendeTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Roma. Il Teatro Valle si difende

Il Teatro Valle Occupato, a 3 anni dall’occupazione e soprattutto dalla rigenerazione, rappresenta un’esperienza vincente. Cultura e riappropriazione degli spazi abbandonati da decenni. Nonostante ciò, il teatro è sotto attacco; a rischio sgombero.

Fonte: Oltremedianews

Qualche giorno addietro, dalle pagine de Il Tempo, si è appreso come il Governo sta organizzando un piano per sgomberare, soprattutto a Roma, tutte quelle occupazioni che “infastidiscono” e “disturbano” il quieto vivere del Palazzo.

Già nei mesi scorsi si è assistito a vari sgomberi: a Roma in via delle Acacie, l’AngeloMai, a difesa del quale si sono schierati moltissimi artisti di fama internazionale, l’ex Scuola Hertz ad Anagnina e alla Montagnola. Ma non solo Roma, a Cosenza, a metà maggio è stato sgomberata una palazzina con intere famiglie, la stessa cosa a Torino.

Viste le esperienze passate la preoccupazione degli occupanti del Valle cresce; il 16 agosto scorso c’è stato lo sgombero di Communia, occupazione romana del quartiere di San Lorenzo che ha cercato di riqualificare uno stabile storico, le Fonderie Bastianelli, queste ultime abbattute il 15 maggio scorso.

Tale preoccupazione è intrinseca nel comunicato degli occupanti e delle occupanti del Teatro Valle, occupato il 14 giugno2011 in pieno centro a Roma :
Innanzitutto siamo felici di apprendere che il sindaco Marino non immagini “uno sgombero con i manganelli”.

È vero che il Teatro Valle è una ferita aperta, ma non ne è l’occupazione la causa, bensì la scellerata gestione da parte dello Stato di tutto ciò che riguarda la cultura e lo spettacolo dal vivo in questo Paese. Un buon amministratore dovrebbe riconoscere ciò che di innovativo e di buono viene dalla comunità che egli si prefigge di amministrare. Prendersi cura di un teatro del Settecento non è esattamente un atto criminale: un buon amministratore dovrebbe capire che a volte l’illegalità è una scelta ben precisa, una necessità, l’unico campo di azione in cui è consentito elaborare un’alternativa agli attuali modelli di politica culturale.

Ci piacerebbe che si ragionasse piuttosto su ciò che è legittimo o illegittimo. È legittimo che il teatro italiano sia stritolato da un sistema di tasse e dal monopolio della Siae che rendono impossibile la crescita o persino la rinascita del sistema teatrale di questo Paese? È legittimo che molte realtà istituzionali ed “eroicamente” legali non paghino attori e tecnici? È legittimo che nei teatri stabili non riesca a entrare la drammaturgia contemporanea?

Ci chiediamo quindi: è possibile immaginare un progetto innovativo che coinvolga la cittadinanza e i lavoratori dello spettacolo e della cultura? Dov’è la partecipazione in un bando pubblico? Il bando pubblico si pone il problema della collaborazione tra questi soggetti e le istituzioni o serve solo a nascondere la ferita?

Compito della politica dovrebbe essere quello di immaginare nuove forme, non solo quello di fare i guardiani della legalità.

Il nostro sindaco dovrebbe valorizzare il contributo che il Teatro Valle Occupato ha dato a questa città a fronte delle numerose realtà europee che hanno deciso di guardare a questo luogo come fonte di ispirazione.

Apprendiamo che avrà ufficialmente luogo un incontro tra il sindaco Marino e il ministro Franceschini e che il sindaco si è fatto carico di studiare il percorso di questi tre anni. A tal proposito, un mese fa si è concluso un lavoro di consultazione, voluto dall’Assessorato alla Cultura, per una soluzione condivisa sul futuro del Teatro Valle. Ci chiediamo: che fine ha fatto? Perché le diverse parti dell’amministrazione non dialogano tra loro? Crediamo sia importante che sia reso pubblico, convinti che possa essere l’occasione per rilanciare un confronto tra istituzioni e lavoratrici/lavoratori della cultura.

Vogliamo essere chiari: proponiamo un nuovo modello di gestione di un bene pubblico, un modello cooperativo e non competitivo, un modello che preservi uno spazio pubblico dalle ingerenze dei personalismi partitici e che invece coinvolga i numerosi artisti, intellettuali, giuristi e cittadini, che da tre anni lo tengono in vita.

Con buona pace di Dario Fo che è stato ben felice – meno di una settimana fa – di praticare l’illegalità nel momento in cui ha consapevolmente scelto per le prove del suo spettacolo il Teatro Valle Occupato.

                                                                                                                                        Nicola Gesualdo

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