Roma. Perché No al centro commerciale a San LorenzoTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Roma. Perché No al centro commerciale a San Lorenzo

Davanti all’Ex Dogana, presso lo Scalo San Lorenzo, si è tenuta la conferenza stampa organizzata dalla Libera Repubblica di San Lorenzo per impedire la costruzione di un centro commerciale lì dove ora sorge l’edificio dell’Ex Dogana.

Fonte: Oltremedianews

Tanti gli interventi sulle possibili destinazioni d’uso dell’edificio durante la conferenza. Un uso sociale e culturale diverso rispetto a quello prospettato dalla costruzione del centrocommerciale, il quale contribuirebbe alla chiusura dei piccoli negozi.

La speculazione edilizia è una manovra mercantile che vuole lucrare sull’andamento del mercato immobiliare, con l’acquisto e la vendita di terreni ed edifici in fasi successive. Essa riguarda l’acquisizione e la successiva vendita di beni immobili con il fine specifico di guadagnare surplus tra il costo di acquisto ed il prezzo di vendita. Questa una delle tantedefinizioni di speculazione edilizia. Il quartiere San Lorenzo è sotto attacco speculazione, affermano gli abitanti.

Il Centro commerciale ormai, anche per gli italiani, è diventato uno stile di vita; comprare non è una semplice necessità ma uno status symbol da rispettare, anche se non si ha un reddito per poter acquistare si fa di tutto per stare al passo con i tempi: l’ultimo modello di cellulare, il paio di scarpe all’ultimo grido e così via. Basta recarsi in qualsiasi centro commerciale, in qualsiasi giorno e in qualsiasi ora per vedere con i propri occhi quanto descritto.

Il sociologo americano George Ritzer ha trovato una espressione originale per definire tutti questi ambienti: centri commerciali, ipermercati, catene di negozi, franchising, casinò, navi da crociera,  li ha chiamati “cattedrali del consumo”. Sono dispositivi che consentono, incoraggiano e ci “costringono” a consumare beni e servizi. Il consumo diventa una sorta di rito religioso con i suoi pellegrinaggi e i suoi rituali.

Sì, dei veri e propri pellegrinaggi: in fila per acquistare l’ultimo modello, o semplicemente per salire la rampa mobile che ti apre le porte di quel mondo, il centro commerciale, sfarzoso e luccicante.

Perché le amministrazioni, in generale, non impediscono la costruzione di questi mostri di cemento che creano morti che camminano? Perché il centro commerciale contribuisce a svuotare le piazze, e così facendo risolverebbe il problema della quiete pubblica facendo diventare anche San Lorenzo un dormitorio, svilendo il senso di aggregazione.  Il naturale istinto dell’uomo alla socialità è incanalato verso posti in cui non si scambiano vere esperienze e non si intrecciano relazioni libere, ma dove invece si è costretti a imboccare percorsi predefiniti che portano inevitabilmente al consumo di un prodotto o di un servizio.

Ci sono persone che ormai vivono nei centri commerciali e non riescono ad uscire fuori; basta recarsi al centro commerciale Panorama, in via Tiburtina a Roma, per vedere un esempio. Ci sono due sorelle che passano le proprie giornate all’interno del centro commerciale ormai da quando ha aperto.

Spesso si celano dietro la falsa promessa dei posti di lavoro. Non è così. Poche decine di posti di lavoro precari, con contratti a tempo determinato e spesso part time o con orari da robot, non possono rappresentare un’opportunità, soprattutto se si contano i posti di lavoro persi a causa della chiusura di centinaia di piccole e medie attività ogni anno, incapaci di reggere la concorrenza.

Qualcuno ha scritto: “Spesso i poli della grande distribuzione vengono presentati come ancore di salvataggio per città economicamente in crisi.
Questa situazione-tipo è esattamente ciò che cercano le grandi catene di distribuzione: agiscono come delle specie di avvoltoi che mirano a spolpare i territori che per tamponare l’emorragia economica accettano di svendersi sia dal punto di vista delle concessioni e delle scelte urbanistiche che dal punto di vista dei diritti dei lavoratori.

Bisogna infine ricordare che le grandi catene di distribuzione hanno inoltre il potere di spingere i consumatori all’indebitamento a breve e medio termine, per favorire l’acquisto. Continuamente vengono proposte soluzioni di pagamento dilazionato attraverso oscure finanziarie di proprietà degli stessi ipermercati che spingono le famiglie ad un indebitamento continuo.”

La Libera Repubblica non dice solo “No” ma propone spazi culturali, sociali, aggregativi, asili e il recupero dell’edificio, il quale si trova in buone condizioni strutturali.

Nicola Gesualdo

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