Roma. Un milione in piazza con la Cgil contro Renzi e il Jobs ActTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Roma. Un milione in piazza con la Cgil contro Renzi e il Jobs Act

Erano probabilmente più di un milione i manifestanti che da tutta Italia ieri si sono ritrovati a Roma per protestare contro il Jobs Act voluto dal governo Renzi. Una “muraglia rossa” di lavoratori, studenti, precari, famiglie e semplici curiosi che hanno dato vita a una bella giornata di lotta e mobilitazione. E ora si prepara lo sciopero generale..

La nostra giornata di mobilitazione in vista della manifestazione di Roma  è cominciata il giorno prima quando siamo saliti sull’autobus della Fiom diretto a Roma. Siamo partiti da Torino, dai cancelli di Mirafiori, un luogo simbolico per certi versi, un luogo pregnante di significati. Intorno a noi volti scavati dalla fatica, ma anche volti allegri, felici che dopo tanto subire sia finalmente il caso di trovarsi tutti insieme per reagire. Si respirava un clima diverso mentre l’autobus macinava chilometri verso Roma, e assieme agli operai stanchi per aver lavorato c’erano anche tanti simpatizzanti e tanti precari, segno che la gente sta cominciando a capire che quella contro il Jobs Act di Renzi non è una semplice protesta di un gruppo di persone ristretto che vuole conservare i propri privilegi, come vorrebbero far credere alla leopolda, ma una opportunità per mostrare all’Italia come quella per l’articolo 18 e contro il Jobs Act sia una lotta culturale, una lotta più ampia che il premier Renzi non riuscirà a minimizzare come suo solito. A Roma centinaia di autobus, migliaia di persone con bandiere rosse in vista hanno cominciato a marciare per raggiungere il concentramento in Piazza Della Repubblica. Tante, tantissime le bandiere rosse della Cgil, ma tante anche quelle della Fiom, una autentica muraglia rossa che si dipanava via dopo via, una fiumana umana compatta che i giornalisti non potranno far finta di non vedere. “Siamo un milione” mormoravano da un gruppo all’altro, una manifestazione di forza da parte dei lavoratori e dei sindacati, bersagliati letteralmente nelle settimane scorse da una campagna di Renzi sempre più aggressiva e irrispettosa. Erano tantissimi anche gli extracomunitari, a segnalare che italiani e stranieri sono maledettamente uguali di fronte allo sfruttamento, quello sì rilanciato dal governo. Anche la Fiom era in piazza accanto alla Cgil in una giornata per una volta di reale unità. “Continueremo la nostra iniziativa con tutte le forme necessarie“, ha detto Maurizio Landini dal palco di Piazza San Giovanni di fronte a un oceano di bandiere rosse che era un sollievo per l’animo; “È una manifestazione, bella, enorme che dimostra che sulle questioni economiche e del lavoro il governo non ha il consenso del Paese e delle persone che per vivere devono lavorare“. Ma non, c’era solo Landini in piazza, c’era anche un pezzo del Pd, di quello stesso Pd che invece si radunava a Firenze alla Leopolda in modo quasi provocatorio, cercando così di togliere importanza alla grande manifestazione di piazza dei lavoratori. C’erano Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e anche l’immancabile Pippo Civati che ha ribadito il “no” al Jobs Act. Peccato che fin quando il Pd tiene il piede in due scarpe sarà molto difficile se non impossibile riuscire a creare una vera opposizione a queste politiche illiberali e padronali da parte del Pd, e infatti quello che i lavoratori chiedevano a gran voce erano i “fatti”, non solo le “parole” che sono gratuite e non impegnano. Quello che si vorrebbe è coraggio, ovvero costruire un fronte politico di opposizione da sinistra a questo governo, ma sembra che nessuno al momento voglia cimentarsi in questa straordinaria scommessa. E sentendo le parole della Camusso quello di ieri dunque è solo un primo passo verso una mobilitazione ancora più grande, uno sciopero generale annunciato dal palco della manifestazione ricordando a Renzi che non è aumentando i licenziamenti che si favorirà la ripresa. Parole al vento nel senso che Renzi non intende ascoltarle, ma la piazza sì, le ha ascoltate e vedendo un milione di bandiere rosse scendere a Roma ci si accorge che forse non tutto è perduto, molto ma non tutto. Non ancora.

Gracchus Babeuf

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