Romania. Si stava "meglio" con il comunismo, ora è ufficialeTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Romania. Si stava “meglio” con il comunismo, ora è ufficiale

La Romania è il Paese coi salari più bassi d’Europa, ecco uno dei motivi per cui per il 60% dei lavoratori rumeni si stava meglio con il comunismo.

Si stava meglio con il comunismo? Un pò in tutta l’Europa dell’Est iniziano a chiederselo con insistenza, e del resto ne è una prova concreta il fatto che partiti apertamente comunisti stanno avanzando un pò ovunque nell’ex galassia sovietica, basti pensare alla Repubblica Ceka o alla stessa Russia, dove da tempo i comunisti sono in doppia cifra. In Romania dopo la caduta di Ceausescu in molti hanno urlato con gioia all’avvento del benessere e della democrazia ma, vent’anni e più dopo, la situazione economica sembra essere per certi versi persino peggiorata. In Romania ci sono i salari più bassi d’Europa e il 60% della popolazione ha ammesso che da un punto di vista economico, si viveva meglio sotto il comunismo“; il sondaggio è stato condotto dall’Istituto per la ricerca dei crimini del comunismo (IICCMER).Insomma una risposta chiara da parte della popolazione rumena, che peraltro sotto il comunismo ha avuto un accesso di massa all’istruzione superiore. Attualmente più del 60% della forza lavoro a Bucarest è occupata in professioni che non richiedono alcuna qualifica specifica, e l’unico Paese paragonabile come situazione alla Romania attualmente è la Bulgaria. I lavoratori qualificati in Romania  attualmente sono infatti solo il 23.1% della forza lavoro, contro una media europea del 39.1%.Guidano la classifica la Germania e la Francia, rispettivamente con il 44% e il 43% di lavoratori qualificati. Inutile dire che in Romania è molto importante il mercato nero del lavoro con una economia sommersa onnipresente e pari a circa metà del Pil. Il primo ministro Victor Ponta ha proposto di presentare all’Fmi di alzare il salario minimo a 181 euro (800 lei), ma le finanze sono ormai al collasso. Nel 2009 Bucarest aveva firmato un accordo da 20 miliardi di euro dopodichè il governo aveva ridotto drasticamente i salari minimi del 25% e aumentato l’Iva dal 19 al 24%.

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