Rosa Luxemburg ha difeso la pace contro la guerra imperialistaTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Rosa Luxemburg ha difeso la pace contro la guerra imperialista

Rosa Luxemburg si distinse nella lotta per la pace, contro la guerra imperialista e il colonialismo. Per questo, il suo pensiero e il suo esempio di vita rimangono attuali.

Nel sua opera del 1900, intitolata Riforma o Rivoluzione, Rosa sottolineava che la guerra è stata un fattore decisivo per lo sviluppo capitalistico. Nel suo pensiero, il militarismo era indispensabile per la borghesia per difendere gli interessi di quella classe contro i suoi concorrenti di altri paesi, costituendo un campo privilegiato per gli investimenti di capitale e contribuendo ad assicurare il dominio di classe sul popolo.

Questo continua a verificarsi anche oggi. La gigantesca macchina di guerra statunitense si mobilita per difendere gli interessi del grande capitale, come l’industria petrolifera che ha lucrato maggiormente con la guerra in Iraq e in Libia. Allo stesso modo, il complesso militare-industriale è oggi uno dei settori più importanti dell’economia di quel paese.
La visione di Rosa Luxemburg circa la situazione economica e politica mondiale le consentì di prevedere, con 14 anni di anticipo, l’inevitabilità di una imminente esplosione, che sarebbe stata la Prima guerra mondiale. Ella riconobbe che il militarismo, che era diventato il motore dello sviluppo capitalistico, era ormai diventato una malattia capitalista.

Come militante del Partito Socialdemocratico Tedesco, Rosa Luxemburg prendeva parte al dibattito interno al movimento socialista internazionale. Nel 1907, si alleò con i russi Lenin e Martov nella Seconda Internazionale approvando una risoluzione che impegnava la classe operaia e i suoi rappresentanti parlamentari a impedire lo scoppio della guerra e, nel caso in cui il conflitto fosse scoppiato, ad approfittare della situazione di crisi per accelerare l’eliminazione del capitalismo.

Nel 1913, Rosa pubblicò una delle sue opere più importanti: L’accumulazione del capitale. In questo libro, spiegava che l’imperialismo era sorto per risolvere il problema dell’eccesso di capitale dei paesi capitalistici sviluppati. Considerava determinante per il capitale fagocitare gli spazi naturali e sociali precapitalistici attraverso la colonizzazione. A suo avviso, i mercati esteri erano essenziali per la realizzazione del plusvalore nei paesi centrali. In questo modo il colonialismo era una sorta di saccheggio e di aggressione ai popoli sottomessi. Il militarismo era il risultato della concorrenza interimperialista, che stringeva il legame tra gli Stati e gli interessi capitalistici, portando di conseguenza alla guerra tra gli imperi.

Ancora una volta, il suo pensiero sembra chiaramente dialogare col presente. L’offensiva francese e statunitense in Africa attraverso l’occupazione militare di aree ricche di risorse strategiche, sotto l’abituale pretesto della lotta al terrorismo, mira di fatto a garantire il controllo di tali ricchezze. Oggi, nonostante alcuni scontri tra le potenze imperialiste, la NATO cerca di conciliare questi interessi e agisce come macchina da guerra al servizio dei suoi intenti.

Per Rosa, la Prima guerra mondiale fu dunque il risultato di una guerra interimperialista, che poteva portare a due esiti diversi: o la fine del capitalismo o la regressione della civiltà umana, cosicché divenne famosa per la sua frase: “socialismo o barbarie”.

Quando scoppiò la guerra, Rosa mantenne le sue posizioni a favore della pace, ciò portò al suo arresto nel 1914 con l’accusa di incitamento alla disobbedienza civile. Sosteneva la necessità che i soldati abbandonassero la guerra e ritornassero nei loro paesi per iniziare una rivoluzione socialista.

Rosa denunciò che dietro la retorica nazionalista della guerra, ciò che realmente motivava il conflitto erano gli interessi della borghesia nazionale. Sottolineava che le guerre, oltre a causare la distruzione di paesi e popoli, indebolivano l’organizzazione dei lavoratori e fomentavano l’odio tra loro. La guerra, dunque, distruggeva il fondamento della lotta di classe, portando i lavoratori di tutto il mondo ad autodistruggersi nell’interesse dei loro nemici di classe.

Come allora, anche oggi sono evocati i pretesti più assurdi per fare la guerra. Può essere la difesa dei diritti umani, l’imposizione della democrazia o la rimozione di un presunto dittatore, tutto per nascondere la realtà: gli interessi dei grandi gruppi capitalistici nel trarre profitto dai conflitti armati e delle potenze coinvolte nel ridisegnare la mappa politica dei paesi del mondo per soddisfare i loro obiettivi alla fine della Prima guerra mondiale, Rosa accusò le borghesie dei vari paesi di essere responsabili del genocidio. I mezzi di produzione erano stati distrutti, milioni di lavoratori erano stati uccisi, mutilati e restituiti ai loro paesi senza speranza. I loro paesi erano stati devastati e la crisi economica aveva generato disoccupazione e instabilità sociale. Il debito accumulato con la guerra portava le economie nazionali verso l’inflazione e la bancarotta finanziaria.

Nel 1918, Rosa Luxemburg fu rilasciata dal carcere e insieme a Karl Liebknecht guidò il movimento rivoluzionario che fu brutalmente represso. Entrambi furono assassinati l’anno successivo.

L’eredità di Rosa Luxemburg non potrà mai essere dimenticata e la sua militanza a favore dell’unità della classe operaia contro le guerre imperialiste servirà da ispirazione ai pacifisti e agli amanti della pace dei nostri giorni. Oggi il capitalismo attraversa una crisi di enormi proporzioni e per questo le potenze imperialistiche intensificano le loro politiche militaristiche e bellicose, così come sfruttano le risorse naturali dei popoli e delle nazioni. Riscattare il pensiero e la vita di Rosa Luxemburg significa dunque recuperare la memoria di una lotta che non è mai finita, ma ha lasciato un fiore rosso di speranza, una rosa viva nel giardino delle grandi trasformazioni sociali.

di Socorro Gomes e Thomaz de Toledo | da donneinrosso.wordpress.com
a cura di Milena Fiore

* Socorros Gomes è presidente del Consiglio Mondiale della Pace e di Cebrapaz; Thomaz de Toledo è direttore di Cebrapaz

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