Rosarno, storie di ordinario infernoTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Rosarno, storie di ordinario inferno

L’ennesima tragedia avvenuta a San Ferdinando sveglia i media che tornano a occuparsi dell’inferno delle tendopoli. Il giorno dopo però tutto rimarrà come prima, esattamente come rimase tutto come prima nel 2010 dopo la famosa rivolta dei braccianti di Rosarno. L’uccisione di un migrante da parte di un carabiniere dopo che lo aveva aggredito con un coltello è solo la punta dell’iceberg di un inferno che lascia la civiltà occidentale indifferente.

Intendiamoci, non vogliamo in alcun modo soffermarci sull’evento tragico che compare su tutte le prime pagine dei giornali, ovvero la tragica morte di un migrante maliano di 27 anni nella tendopoli di San Ferdinando in Calabria a causa di un colpo di pistola del carabiniere che aveva aggredito con un coltello. Storie di drammi ordinari che raccontano di un’area, quella delle tendopoli di migranti, che sfugge a ogni controllo da parte dello Stato e dove vivono migliaia di persone in condizioni igieniche disumane. Spetterà alle autorità competenti stabilire le responsabilità dell’accaduto, ma non è questo il punto. Il punto è che i media si occupano di Rosarno solo di fronte al caso di cronaca, non si occupano invece della quotidianeità che si vive in quei campi, dove migliaia di persone lavorano dodici ore al giorno per venti euro, quando va bene, senza servizi igienici, senza fogne, spesso senza nemmeno lo spazio vitale che dovrebbe avere un essere umano. DI fronte a questo lo Stato italiano tace, finge di non sapere, fa finta di nulla, eppure quelle persone sono lì, in carne, ossa e nervi, a ricordare di fronte alla storia come nel XXI secolo nel cuore del “mondo libero” si possa tollerare tutto questo. In questo senso nessuno vuole colpevolizzare il carabiniere che probabilmente avrà avuto i suoi motivi se, come pare, è stato davvero aggredito con un coltello. Il punto è un altro, il punto è avere il coraggio di ammettere che permettiamo che queste persone vivano in condizioni disumane, e le persone che vivono in condizioni disumane spesso finiscono per non avere più nulla da perdere. E’ davvero così radicale immaginare un sistema economico che permetta a tutti di avere dignità? Oppure è da “moderati” fare i buonisti e fingere invece che tutto questo non accada sotto i nostri occhi?

Tribuno del Popolo

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top