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sabato , 21 ottobre 2017
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Russia. A 60 anni dalla morte di Stalin la nostalgia è ancora forte

Oggi ricorre il 60esimo anniversario della morte di Josif Stalin, ex presidente dell’Unione Sovietica dal 1924 fino alla morte, nel 1953. Secondo un sondaggio d’opinione circa il 49% dei russi giudicherebbe come “non negativo” l’operato di colui che seppe vincere contro le truppe nazifasciste di Adolf  Hitler.

Oggi non è un giorno come gli altri, è la ricorrenza della scomparsa di Josif Stalin, colui che guidò l’Unione Sovietica dalla morte di Lenin nel 1924, fino alla sua morte, nel 1953. Stalin è un personaggio controverso, un personaggio che è stato esaltato e condannato, ammirato e disprezzato, un personaggio di luci e ombre cui forse tutti dobbiamo qualcosa dal momento che fu la sua tenacia a fermare la follia di Adolf Hilter nella Seconda Guerra Mondiale. Viceversa i detrattori del comunismo lo accusano di aver ucciso sistematicamente i suoi oppositori, e la sua figura è stata per certi versi “scomunicata” dall’Occidente. In Russia però Carnegie Endowment ha pubblicato un sondaggio d’opinione molto interessante, incentrato proprio sulla figura del georgiano. Secondo Carnegie infatti, circa il 49% dei russi continuerebbero a dare un giudizio positivo o comunque non del tutto negativo di Stalin. Come se non bastasse oggi quasi tutte le testate russe si sono occupate di celebrare la ricorrenza, a cominciare dalla prima pagina del giornale liberale “Moskovskie Novosti” che recita “Stalin Addio” con sotto il titolo una foto di Stalin scarabocchiata da disegni di bambini. Il quotidiano comunista Sovetskaya Rossiya ha pubblicato invece in prima pagina un articolo su Stalin intitolato ‘Il suo tempo verrà’. La Chiesa ortodossa invece ha deciso di ricordarne i crimini, ma ha comunque voluto dire “no” a un revisionismo storico che ”dipinga di nero tutta la storia dell’Urss”. Insomma, in Russia la figura di Stalin non è stata demonizzata in toto, questo nonostante decenni di storia a senso unico che ha presentato la figura del georgiano in modo univoco come quella di uno spietato dittatore. Indicativo che fin quando restò in vita, anche in Occidente godette di ampio credito e di rispetto da parte di tutti, mentre la sua demonizzazione avvenne solo ex post, ovvero dopo la sua morte nel 1953.

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