Russia, aumenta la "nostalghia": Sarà più facile per i russofoni dell'ex Urss ottenere la cittadinanza russaTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Russia, aumenta la “nostalghia”: Sarà più facile per i russofoni dell’ex Urss ottenere la cittadinanza russa

Il presidente russo Vladimir Putin ha approvato la modifica della legge che permette ai russofoni delle regioni dell’ex Urss di chiedere la cittadinanza russa. Secondo molti si tratta di un nuovo passo della Russia verso un ritorno al passato sovietico. 

Secondo molti analisti la Russia starebbe cercando di tornare al passato sovietico, ovvero a un’era nella quale Mosca poteva trattare alla pari con Washington in tutto lo scacchiere mondiale. Vuoi per il passato nel Kjb di Vladimir Putin, vuoi per una russofobia mai sopita in Occidente, negli Stati Uniti sono in molti a paventare esplicitamente il rischio di una Unione Sovietica 2.0, ancor più che il Partito Comunista Russo (Kpcfr) è attualmente il secondo partito del Paese con consensi oltre il 20% e alcuni sindaci chiave, vedi quello di Novosibirsk, recentemente vincente ai danni di Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev. Questo processo avrebbe subito una accelerata con la crisi in Crimea, e poi con l’approvazione, avvenuta in queste ore al Cremlino, della nuova legge che accorcia i tempi per ottenere i documenti agli abitanti delle zone ex-Urss. E’ stato lo stesso Vladimir Putin ad approvare la modifica della legge che permette ai russofoni che vivono nelle regioni dell’ex Urss di chiedere e ottenere la cittadinanza russa. L’iter per averla, ha spiegato Putin, con la nuova legge è stato semplificato per accorciare i tempi, passando da alcuni anni a poco più di tre mesi. Questo nei fatti implica che in Russia sta tornando d’attualità un dibattito sul recente passato, con coloro che ritengono il crollo dell’Urss una tragedia che stanno trovando sempre più consensi. La sensazione è che tale processo sarà tanto più irreversibile quanto più si accentuerà la conflittualità con la politica estere, sempre più aggressiva, dell’Occidente. Con questa misura in molti accusano il Cremlino di voler operare pressioni sui paesi limitrofi, da quelli baltici fino alla Moldavia, ma la sensazione è che a oltre vent’anni dalla caduta dell’Urss i nodi siano venuti finalmente al pettine, e in troppi comincino a rendersi conto che forse le cose potrebbero essere persino peggiorate rispetto a prima, traendone quindi le debite conseguenze.

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