Russia. Il ritorno di “Baffone” apre discussioni nella società civile tra luci e ombre | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Russia. Il ritorno di “Baffone” apre discussioni nella società civile tra luci e ombre

Secondo un sondaggio un terzo dei russi descriverebbe la figura di Josif  Stalin come positiva. Non è che la punta dell’iceberg della cosiddetta “nostalghia” per il periodo sovietico.  E dopo una breve analisi ci si accorge che gli ammiratori dell’ex leader del Cremlino sono ancora tanti.

Sono passati all’incirca cinquantotto anni dal 5 marzo 1953, giorno in cui perdeva la vita Josif  Stalin, personaggio controverso cui almeno si deve il merito di aver sconfitto la Germania di Adolf Hitler, e quello di aver legato, nel bene e nel male, il proprio nome alla storia della Russia. Aldilà della sua demonizzazione avvenuta a seguito del XX congresso del Pcus avvenuto nel 1956, la figura di Josif Stalin è comunque troppo sfaccettata per essere banalmente risolta con poche parole, ancor più che la sua memoria è ancora ben viva proprio in Russia, lo stesso paese che, con luci e ombre, è diventato una superpotenza anche grazie al successore di Vladimir Lenin.

A supportare questa tesi ha contribuito un interessante sondaggio russo, secondo il quale Stalin verrebbe percepito da almeno un terzo degli intervistati come una figura nettamente positiva. Si aggiunga a questo che in un libro scolastico si allude a Stalin come a un  «manager efficiente», e che a Mosca una stazione della metro è stata ristrutturata lasciando intatte le decorazioni con i versi di canzoni storiche che inneggiavano a lui, ed ecco che si ha una vaga idea di quanto Josif Stalin sia ancora al centro della memoria dei russi.  La televisione di stato infine, come denunciato da Alexandr Drozdov, direttore del Centro Boris Eltsin, ha trasformato il nome di Stalin in un ‘brand’ positivo grazie a una «propaganda eseguita con molto talento».

Al centro delle accuse niente di meno che Vladimir Putin, la cui nuova ondata di autoritarismo di cui viene accusato viene denunciata dagli attivisti dei diritti umani con sempre maggiore lena. Vladimir Lukin, attivista per i diritti umani, ha infatti affermato che: «grazie a sforzi eroici e a una totale mancanza di riguardo per l’umanità, il nostro paese è riuscito a evolvere da un paese agricolo a uno industriale, durante l’epoca di Stalin». Una figura dunque contraddittoria quella di Josif Stalin, che oggi i russi riscoprono essere ancora capace di attirare migliaia di persone.

Secondo un altro sondaggio effettuato dal centro demoscopico Levada , almeno il 45% dei russi riterrebbe che Josif Stalin avrebbe giocato un ruolo positivo nella storia dell’Urss, contro il 35% che ne ha dato invece un giudizio negativo. Il 20% degli intervistati ha ammesso di non avere alcuna idea a riguardo. E intanto, il Partito Comunista Russo di Ghennadi Ziuganov, qualche mese fa aveva esposto alcuni mega poster con il ritratto del loro leader, sullo sfondo di una bandiera rossa con Lenin e Stalin e di un corteo comunista. I poster recitavano la scritta: “Come vivete, moscoviti, sotto il capitalismo?“, e sono stati subito fatti rimuovere dalle autorità cittadine, scatenando la riprovazione dei comunisti.

Ci avevano provato anche nella metropolitana di San Pietroburgo, dove tempo addietro erano comparse altre foto di Stalin, ma anche in quel caso le autorità russe le avevano rimosse. Il fatto stesso che siano anni che capitano episodi di questo tipo, dovrebbe già di suo rendere testimonianza dell’attrazione che a distanza di quasi sessant’anni ancora esercita il nome di Stalin sulle masse popolari russe. Amatissimo o odiatissimo, il “ritorno di Baffone” è stato messo nell’occhio del ciclone anche da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Il direttore dell’organizzazione  ”Memorial”, Arseny Roginsky, ha infatti sollecitato il governo a prendere provvedimenti: «il meno che si possa fare ora è sanzionare giuridicamente i crimini commessi durante il regime sovietico».

Ma mentre in casa nostra la figura di Stalin è stata ormai interpretata unicamente come negativa, in Russia la partita per la santificazione o la demonizzazione dell’uomo d’Acciaio sembra ancora tutta da giocare. Josif  Stalin è infatti ritenuto da molti russi, proprio come Pietro il Grande, uno di quei personaggi che hanno contribuito a rendere grande la Russia; proprio per questo, in un periodo di crisi economica e di incertezza per il futuro, moltissimi, soprattutto tra i più giovani, rivedono nella sua figura romantica di “capo duro ma giusto” un punto di riferimento. Il timore dei suoi detrattori è quello che la sua leggenda possa servire a irrobustire una nuova dittatura guidata, ancora una volta, da un uomo forte, come potrebbe essere Putin. E non è casuale che proprio Vladimir Putin sia stato accusato di indulgenza nei confronti dei nostalgici del periodo stalinista, che voglia, difendendone la memoria, diventarne l’erede?

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