Russia. Per il 70esimo della Vittoria, esplode la "nostalghia"Tribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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Russia. Per il 70esimo della Vittoria, esplode la “nostalghia”

Russia. Per il 70esimo della Vittoria, esplode la “nostalghia”

Per il Settantesimo del “Giorno della Vittoria” contro il nazifascismo in Russia, l’Occidente si sorprende nel constatare come la figura di Stalin, l’uomo che seppe traghettare l’Urss alla vittoria contro i nazisti, goda di un credito crescente tra i cittadini. Secondo un sondaggio della società Levada infatti, ben il 39% dei russi proverebbe per Stalin “simpatia, rispetto e ammirazione”. Ma a dispetto dei paesi europei, la vittoria nella “Grande Guerra Patriottica” è sentitissima in Russia. 

L’Europa perbenista, quella che si autodefinisce in modo molto autoassolutorio come “democratica”, non sente più di tanto l’anniversario del 70esimo della Grande vittoria contro il nazifascismo. Già questo sarebbe un interessante punto di partenza per porsi delle domande, eppure l’opinione pubblica occidentale non sembra quasi curarsene, preferendo dare spazio a una sempre più pervasiva russofobia. Per questo in molti hanno inarcato il sopracciglio leggendo che in Russia, ancora nel 2015, la figura di Stalin è tornata prepotentemente d’attualità. In realtà non potrebbe essere altrimenti dal momento che l’ uomo “d’acciaio”, piaccia o no, fu il responsabile della resistenza sovietica all’invasione nazista, divenendo quindi uno dei responsabili indiscussi della sconfitta del Terzo Reich. Del resto Stalin veniva visto in modo quasi affettuoso dall’opinione pubblica occidentale fin tanto che Hilter rappresentava un pericolo, venendo poi demonizzato “ex post”, solo dopo la sua morte. E tutto ciò non è frutto della nostra immaginazione, è ampiamente dimostrabile che all’indomani della sconfitta del Terzo Reich, Stalin venisse considerato come un personaggio estremamente positivo. Solo per fare un esempio persino Alcide De Gasperi al Teatro Brancaccio di Roma recitò un elogio sull’uomo politico georgiano, e non fu il solo. Come ha lumeggiato in modo mirabile sul Corriere della Sera del 2003 Luciano Canfora, già allora in Russia era cominciata una riabilitazione di Josif Stalin: “ Stalin torna oggi nel sentire collettivo dei russi perché nell’ attuale declino della ex superpotenza è ovvio il riconoscimento, già solo da parte del senso comune, verso lo statista che l’ aveva resa tale risollevandola da una situazione di inferiorità materiale e di isolamento. Molotov ricorda che Stalin gli aveva detto una volta: alla mia morte getteranno spazzatura sulla mia tomba, ma parecchio dopo capiranno. L’ imputazione quasi giudiziaria che grava su Stalin è quella della smisurata falcidia di vite umane. Questo metro di valutazione, che già per tutto l’ Ottocento accompagnò e distorse gli andirivieni della storiografia sulla Rivoluzione francese, è stato da ultimo inquinato dalle enormità del cosiddetto «Libro nero» di Courtois e compagni: un libro che include tra le «vittime di Stalin» anche i milioni di morti della guerra mondiale o tra le «vittime del comunismo» le infinite vittime dell’ Unita in Angola. Dopo quel pamphlet è arduo riportare su un piano decente la riflessione: né basta il rapido smantellamento che s’ è poi prodotto di quelle cifre da capogiro. Ma mandò a morte schiere di comunisti, è l’ altro addebito «giudiziario»“.

Tutta questa premessa serve a spiegare come mai in Russia non venga considerato scandaloso riabilitare una figura come quella di Josif Stalin, ma evidentemente in Europa non si riesce a immaginare cosa possa significare subire una invasione con oltre venti milioni di morti. La società Levada alla vigilia dei festeggiamenti per il 70° anniversario della vittoria sovietica contro il nazismo ha realizzato un sondaggio proprio sulla figura di Stalin che ha dato esiti sorprendenti, ancora una volta, per l’Occidente. Dati alla mano il 39% del campione intervistato proverebbe per l’ex statista sovietico “simpatia, rispetto e ammirazione”, contro il 20% che avrebbe espresso “paura e ostilità“. La visione occidentale del mondo però non se ne capacita e non riesce quindi a comprendere come ami in Russia, soprattutto a partire dagli anni Novanta, sia cominciato un recupero della tradizione stalinista. Del resto è ormai abbastanza verificabile che, con la caduta dell’Urss, i cittadini russi hanno nella stragrande maggioranza perso quello che il comunismo aveva garantito loro: ovvero una pensione sicura, uno stipendio, un lavoro, e soprattutto una casa. Come ha sottolineato a “Il Fatto Quotidiano” anche il docente di storia orientale all’Università di Torino, Marco Buttino, la rivalutazione di Stalin non sorprende dato la Russia del post-’89 è diventata un “grande impero mortificato“, che, “accerchiato da Usa ed Europa come in Ucraina, recupera i momenti forti della storia passata, come Stalin. E’ una nostalgia che rende le persone più sicure. Si fa tanto parlare di libertà di espressione e di stampa, ma ciò che più preoccupa la gente comune è avere una pensione, uno stipendio, una casa, e spesso tra i russi nel post ’89 queste cose sono venute a mancare”.

E ora che l’Occidente cerca di costruire la demonizzazione di Vladimir Putin, premier russo che non vuole piegare gli interessi di Mosca ai diktat della Nato e degli Usa, ecco che viene realizzato una sorta di parallelismo tra lui e Stalin, come a volerli collegare con un filo rosso utilizzando questa analogia per screditarlo. Proprio Putin nelle settimane scorse infatti aveva parlato i tv dicendo che “Il regime di Stalin non mirava a sterminare interi gruppi etnici”, a differenza invece da quanto realizzato da Hitler. Sempre Levada del resto aveva chiesto agli interevistati: “I sacrifici dei sovietici durante lo stalinismo sono giustificabili dai risultati ottenuti?”, e a questa domanda i cittadini russi hanno dato una risposta ancora una volta incomprensibile per le lenti deformanti dell’Occidente dato che il 45% di loro ha dato risposta affermativa. Non solo, Levada ha anche chiesto ai russi se ritenessero giusto valutare Stalin un “criminale di Stato”, ma ancora una volta le risposte hanno sconvolto i “benpensanti” dato che il 40% di loro si è detto “alquanto in disaccordo” e il 17% in “totale disaccordo”. Insomma con la loro russofobia sempre più smaccata i paesi occidentali stanno involontariamente convincendo i russi a recuperare il passato sovietico nel quale sotto la guida di ferro di Stalin la Russia era stata capace di resistere all’assalto del nazismo e a diventare una grande potenza.

Photo Credit http://i.imgur.com/yZyf5ls.jpg

Gracchus Babeuf

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