Putin a Interfax: "Mi piacciono ancora gli ideali comunisti"Tribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Russia. Quale equilibrio tra presente e passato?

Per la serie “Capire la Russia” il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente dichiarato all’agenzia Interfax di nutrire ancora simpatia per gli ideali comunisti. Tutto questo solo poche ore dopo che aveva destato scalpore la sua critica alla rivoluzione mondiale di Lenin. Eppure Foreign Policy ha recentemente accusato il Cremlino di attuare una sistematica “re-stalinizzazione” in Russia. Cerchiamo di capirne di più..

La rivoluzione mondiale  non ci serviva“, queste le dure parole pronunciate da Vladimir Putin durante un incontro nell’accademia delle Scienze della Russia, e questo ha fatto subito esultare i sostenitori di “destra” del premier russo, presupponendo che dunque Putin si ponga in antitesi con il passato comunista della Russia. Le parole di Putin però si prestano a varie interpretazioni, non a caso solo pochi giorni dopo lo stesso Putin ha detto all’agenzia di stampa Interfax di nutrire ancora una forte ammirazione nei confronti degli ideali comunisti e socialisti. In sostanza dunque quella di Putin a Lenin è una sorta di critica sul modus operandi che però non mette in discussione i valori e gli ideali di cui la rivoluzione bolscevica voleva farsi portatrice. Ovviamente si tratta di una questione complessa e bisognerebbe essere dei grandi esperti di società russa contemporanea per emettere dei giudizi sensati, tuttavia Putin ha dichiarato a Interfax anche di conservare ancora la propria tessera del Partito Comunista sovietico e soprattutto di non essere divenuto un membro del partito “per necessità”.

Da giovane dunque Putin credeva nel ruolo storico dell’Unione Sovietica e ha anche dichiarato: “Mi piacciono ancora gli ideali comunisti e socialisti, sono un po’ come la Bibbia: sono ideali positivi – uguaglianza, fratellanza, felicità, ma l’applicazione pratica di questi ideali nel nostro Paese è stata ben lontana da quanto pensavano i socialisti utopici“. Alla luce di queste affermazioni non è dunque possibile definire Putin un revisionista della storia comunista, ancor più che Putin ha ereditato la Russia del governo di Eiltsin, quello sì dichiaratamente anticomunista e revisionista.

Semmai si potrebbe definire Putin un critico, del resto lui stesso si era definito da giovane un comunista “non ideologico”, ma non certo uno smantellatore come qualcuno vorrebbe. Realista Putin si è trovato alla presidenza della Russia in un momento in cui l’Urss non esisteva più, e in qualità di premier deve, per realpolitik, pensare a fare i propri interessi nazionali. Di conseguenza la sua visione di premier non può lasciare spazio a visioni ideologiche, ma questo non vuol dire che Putin sia un revisionista. Anzi dalle sue parole emerge il rammarico del fatto che l’Urss sia implosa, di conseguenza più che critiche di stampo ideologico a Lenin le sue sembrano più critiche pragmatiche. Ad esempio Putin aveva accusato Lenin di aver “piazzato una bomba a orologeria sotto la Russia”, ovvero di aver posto i confini dell’Urss in modo arbitrario e senza tenere conto dei gruppi etnici. Questo lo può dire chiaramente oggi, nel 2016, avendo visto e vissuto di persona il fallimento dell’Unione Sovietica nel 1989-1991, vedendo che l’Urss si è divisa lungo le linee di faglia etnica una volta tramontata la carica ideologica della Guerra Fredda.  Ma questo non vuol dire che Putin fosse a favore degli Zar, altrimenti non avrebbe mai detto di nutrire simpatia per gli ideali del comunismo che sono, letteralmente, l’antitesi di quelli su cui fondava l’ancien regime zarista.

Si unisca a tutto questo il fatto che da qualche tempo la stampa americana e anglosassone accusa Putin esattamente del contrario, ovvero di cercare di riabilitare il passato comunista e in particolare la figura di Josif Stalin, ovvero il leader dell’Urss che sconfisse il nazifascismo e che fu uno dei principali fautori del comunismo in un solo paese. Secondo Foreign Policy ad esempio, negli ultimi mesi in Russia ci sarebbe un vero e proprio boom di nostalghia nei confronti del passato sovietico, con apps, magliette e merchandising dedicate proprio a Stalin. Foreign Policy si spinge addirittura oltre sostenendo che quanto sta avvenendo nella società russa odierna sarebbe una vera e propria contraddizione della de-stalinizzazione cominciata da Nikita Krushev.

Con un pò di preoccupazione la rivista ha anche ricordato come solo nei mesi scorsi i comunisti russi abbiano edificato un nuovo busto dedicato a Stalin a Lipetsk, e anche un museo sui successi militari sovietici in quel di Khoroshevo. Non solo, nel dicembre 2015 nella città russa di Penza sarebbe stato aperto uno “Stalin Center” per “rendere popolari le pratiche in uso ai tempi di Stalin e che sono rilevanti ancora oggi”.  Inoltre sempre FP ha scritto come Putin si sia speso negli ultimi anni per la riabilitazione di “uno dei più grandi mostri del Ventesimo secolo“, intendendo per “mostro” (visto dalla parte americana) proprio Stalin, evocato secondo gli analisti dal Cremlino per preparare i russi ai sacrifici economici del presente. Non a caso circa il 34% dei russi sarebbero d’accordo nel rivalutare la figura del leader sovietico vincitore della Seconda Guerra Mondiale. (Guarda sondaggio LEVADA).

Insomma Foreign Policy parla apertamente di “ re-Stalinization”, ricordando come nel novembre del 2014 il presidente Putin abbia pubblicamente rivalutato il Patto Molotov-Ribbentropp, peccato anche anche in questo caso Putin non abbia detto che fosse giusto allearsi di Hitler quanto che non venne lasciata alternativa a Stalin dal momento che nessuno nei paesi “democratici” voleva creare una alleanza antifascista per fermare il nazismo. Di questo parlò abbondantemente il Telegraph , anche se lo stesso quotidiano aveva già affrontato il tema qualche mese prima, confermando che Stalin avrebbe voluto in realtà allearsi con Gran Bretagna e Francia in chiave antinazista.  Ma Putin è accusato anche di aver deciso di rivalutare la figura di Stalin nel suo complesso, al punto che secondo un altro sondaggio circa il 45% dei russi crede che i sacrifici fatti dal popolo sovietico durante gli anni Stalin fossero in qualche modo giustificati. Un altro sondaggio del dicembre 2014 sosteneva che il 52% dei russi  (Levada) sarebbe convinto che Stalin abbia esercito un ruolo positivo nella vita della Russia, un netto incremento rispetto a otto anni prima.

E quindi? Quindi come al solito la questione è più complessa e non sarà semplicemente analizzando singole e decontestualizzate dichiarazioni di Putin o di altri personaggi del governo russo che si riuscirà ad approfondire di che cosa sia oggi la Russia nel XXI secolo.

Photo Credit: ”Communist Party of the Russian Federation meeting at Manezhnaya Square, Moscow, 2011-12-18″ di Bogomolov.PL – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Communist_Party_of_the_Russian_Federation_meeting_at_Manezhnaya_Square,_Moscow,_2011-12-18.jpg#/media/File:Communist_Party_of_the_Russian_Federation_meeting_at_Manezhnaya_Square,_Moscow,_2011-12-18.jpg

Dc

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