Russia-Stati Uniti, il mondo si divide ancora una voltaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Russia-Stati Uniti, il mondo si divide ancora una volta

Dopo il G20 il mondo si divide, con gli Stati Uniti isolati e soli a volere la guerra, Putin a capo degli oppositori alla scelta bellica si gioca la leadership sui paesi emergenti.

Cosa accadrà? Difficile dirlo, intanto il G-20 ha sancito l’isolamento degli Stati Uniti sulla vicenda siriana. Da tempo parlavamo di una crescente conflittualità tra Mosca e Washington, una sorta di nuova guerra fredda a tutto campo che va dai diritti umani (vedi diritti gay e Femen), fino alla vicenda Snowden. C’è poi sul tavolo la vicenda Siria, con Putin schierato al fianco di Damasco e Obama che suona i tamburi della guerra. Ci sono le flotte usa e russe che si scrutano a largo delle coste siriane, con Obama pronto a bombardare e Putin pronto a prestare aiuto ad Assad, uno scenario potenzialmente apocalittico che fotografa però la sconfitta diplomatica su tutta la linea degli Stati Uniti. Il mondo sembra essere stanco dell’anelito poliziesco e della vocazione di deus ex machina della Casa Bianca, le stesse parole di Obama che ammette di essere stato eletto per porre fine alle guerre ma di dover fare questa guerra in Siria per salvare il mondo, fotografano la sua difficoltà nel riuscire a motivare un conflitto che appare ai più insensato e assolutamente inutile. Nel G20 però partecipano anche i paesi emergenti come Cina, India, Brasile e Sudafrica, i cosiddetti BRICS, ma questa vicenda siriana ha permesso al Cremlino, ancora una volta, di proporsi come guida dei paesi emergenti. Come sottolineato da Molinari de “La Stampa”, Putin proprio ieri ha elencato i Paesi che preferiscono Mosca e Washington in un voluto show di forza politica: Cina, India, Indonesia, Argentina, Brasile. Ed è ovvio e inevitabile questi paesi rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale quindi quando Obama parla del mondo indignato nei confronti della Siria, mente sapendo di mentire. “L’attacco alla Siria fa temere a tutti il rallentamento della crescita e ad ogni Paese piccolo di essere aggredito da una potenza“, ha detto Putin forse con un pò di nostalgia dei tempi dell’Unione Sovietica, una sorta di ritorno ai tempi del neocolonialismo, quando, è lecito ricordarlo, pur con tutti i suoi difetti l’Urss si schierava affianco dei popoli sotto il gioco colonialista e non viceversa. Così, mentre Obama punta a eliminare ogni rischio di instabilità per il predominio mondiale Usa, Putin utilizza un’altra strategia, ovvero quella della “trasformazione radicale degli equilibri internazionali tentando di costringere al tramonto la primazia strategia esercitata dagli Stati Uniti dall’indomani della fine della Guerra Fredda” (Molinari, La Stampa). E in tutto ciò a che gioco gioca Berlino? La Merkel non ha firmato il documento contro Assad, voltando così le spalle, almeno per quanto riguarda la Siria, alla Casa Bianca. E anche Pechino ha scelto di allinearsi a Mosca con Xi Jinping che si è schierato con Putin, cercando però di non entrare in aperto conflitto con Obama. 

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