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venerdì , 24 marzo 2017
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Russia. Ventun anni dopo quell’assedio del 1993..

In Russia scatta il ventesimo anniversario della crisi costituzionale del 4 ottobre 1993, quando Yeltsin assaltò il Parlamento dopo essere stato teoricamente rimosso dalla presidenza e venne sfiorata la guerra civile.

Photo Credit  (RIA Novosti/Vladimir Vyatkin)

In molti dimenticano quanto successe nell’autunno del 1993 in quel di Mosca, in Russia. Sembra quasi che su quel periodo della storia contemporanea sia caduto una sorta di oblio, come se fosse meglio dimenticare per molti motivi. E invece noi crediamo che sia opportuno farlo, anche perchè in Russia i media stanno dando ampio risalto al ventesimo “anniversario” dell’assalto al Parlamento da parte delle forze di Boris Yeltsin. Se quell’episodio drammatico fosse finito diversamente, forse anche la storia avrebbe preso un’altra direzione, ma la storia non si può fare con i se e con i ma, e quindi crediamo che sia opportuno e anche utile ripercorrere quei giorni drammatici per la Russia, e per il mondo. Nell’autunno del 1993 il confronto tra il braccio esecutivo e legislativo del governo russo raggiunse il suo picco e terminò con un vero e proprio assalto dei carri armati alla “Casa Bianca”, ovvero l’edificio del Parlamento a Mosca. La crisi era cominciata in settembre, quando il presidente Boris Yeltsin aveva dissolto la legislatura del Paese perchè contraria alle sue dissennate riforme. Per questo i deputati votarono per rimuovere Yeltsin dalla presidenza attraverso una procedura di impeachment e si barricarono all’interno del Parlamento. Le dimostrazioni di piazza cominciarono il 2 ottobre e il presidente Yeltsin ordinò di risolvere l’empasse con l’uso della forza e i carri armati assediarono il Parlamento costringendo alla resa i legislatori che si erano barricati al suo interno. Alla fine la crisi terminò con un severo bilancio di 187 morti, diventando la peggior crisi interna a Mosca dai tempi della Rivoluzione Bolscevica. Di quei giorni ha fatto il giro del mondo la foto del Parlamento russo dato alle fiamme, così come quella del presidente Yeltsin in piedi di fronte a un carro armato. Quei giorni convulsi di combattimenti rappresentarono uno dei momenti chiave della storia della Russia moderna, e il loro effetto sulla vita contemporanea sono ancora visibili a tutt’oggi. Ma perchè si cerca di rimuovere quanto successe? Forse perchè gli anni successivi al collasso dell‘Urss furono anni difficili per la Russia, con riforme che aumentarono la diseguaglianza e peggiorarono le condizioni di vita di migliaia di persone. Forse perchè la terapia Shock scelta da Yeltsin e dai suoi consiglieri provocò un’ondata di iperinflazione, di nuove tasse e scontenti di massa in tutto il Paese. Fu per questo che il Parlamento, composto dal Consiglio Supremo e dai Deputati del Congresso del Popolo, velocemente decise di volgersi contro le riforme dissennate di Yeltsin. Già nel marzo 1993 il Congresso del Popolo aveva cercato senza successo di rimuovere Yeltsin dalla presidenza, ma l’intransigenza del Consiglio Supremo permise infine a Yeltisn di dissolverlo il 21 settembre e di abolire la Costituzione che stava ormai apertamente violando. In questo modo le nuove elezioni parlamentari vennero fissate il 21 dicembre. A quel punto i legislatori decisero di barricarsi dentro la Casa Bianca, e il portavoce del Congresso del Popolo, Ruslan Khasbulatov,  accusò Yeltisn di aver tentato un colpo di Stato.  Il Vice Presidente Alexander Rutskoi arrivò la notte del 21 settembre e dichiarò se stesso presidente; a quel punto la Corte Costituzionale Russa ordinò che il giorno dopo Yeltisn avrebbe dovuto essere indagato per violazione della Costituzione. Tuttavia il governo di Rutskoi non venne mai riconosciuto a livello internazionale, e per due settimane ci fu un confronto serrato tra Rutskoi e Yeltsin, il quale continuava a mantenere il controllo sullo Stato russo. Pian piano che la crisi continuava il parlamento guadagnava consenso popolare, ma l’esercito russo e la comunità internazionale appoggiarono senza problemi Yeltsin . A quel punto le tensioni crebbero fino al punto di rottura a Mosca il 28 settembre, e cominciarono confronti armati con le forze della polizia speciale russa. Il 30 settembre vennero innalzate le prime barricate nelle principale strade di Mosca, e il giorno successivo circa 600 uomini armati si unirono ai parlamentari presso la Casa Bianca. Il 3 ottobre la situazione degenerò e Yeltsin dichiarò lo stato di emergenza. Fu una vera e propria guerra civile anche se durò pochissimo, ma Rutskoi chiese ai suoi supporters di assaltare la centrale tv a Ostankino, nella parte settentrionale della città. Seguì un furioso combattimento che terminò con 62 morti, inclusi 4 giornalisti, mentre un altro morì per un attacco di cuore durante la battaglia. Quella notte l’esercito russo circondò la Casa Bianca e i carri armati cominciarono a bombardarla alle prime luci dell’alba, uccidendo altri due giornalisti. Fu il caos totale, con le forze del governo che entrarono nel Parlamento affrontando duri combattimenti ma permettendo a quelli che volevano andarsene in pace di farlo. La polizia però li avrebbe arrestati, al punto che sembra oltre 6000 persone sia state portate in gattabuia tra il 3 e il 6 ottobre, fatto questo da sempre sottostimato dai media ufficiali. La crisi terminò così, manu militari, con l’arresto di Rutskoi e Khasbulatov e degli altri pezzi grossi ancora ostili a Yeltsin, uscito vincitore solo grazie al supporto della polizia e dell’esercito contro il parlamento democraticamente eletto dal volere popolare. Da lì a poco avrebbe fatto varare una nuova Costituzione che dava al Presidente tremendi nuovi poteri. Il Consiglio Supremo e il Congresso del Popolo vennero rimpiazzati dalla Duma e dal Consiglio federale, era la fine ufficiale di quello che rimaneva dell’Urss, e avvenne in modo torbido. Forse anche per questo si preferisce dimenticare.

DC

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